Donne nelle aziende: dai consigli di amministrazione alla leadership effettiva. Se ne parla a Milano il 29 settembre
Il convegno analizza gli effetti della legge Golfo-Mosca e della direttiva europea “Women on Boards”. La presenza femminile nei CdA è aumentata, ma presidenti e amministratrici delegate restano poche
Palazzo Moriggia – via Borgonuovo , 23 – Milano ore 10-13 Fondazione CDL Milano
La presenza delle donne nei luoghi decisionali delle imprese sarà al centro del convegno “Oltre il soffitto di cristallo: quote di genere, merito e leadership”, in programma martedì 29 settembre 2026, dalle 10 alle 13, nella Sala Conferenze di Palazzo Moriggia, a Milano. L’incontro, promosso dalla Commissione Pari opportunità e diritti civili del Comune di Milano con l’Associazione Primavera APS–SprinGaps, sarà disponibile anche online.

Una prima sessione sarà dedicata a “Le donne nelle aziende” e metterà a confronto Alessia Mosca, tra le promotrici della legge sulle quote di genere, la costituzionalista Marilisa D’Amico e l’economista Paola Profeta. Il percorso normativo esaminato parte dalla legge 120 del 2011, conosciuta come Golfo-Mosca, e arriva alla direttiva europea 2022/2381, denominata “Women on Boards”.
La legge italiana ha introdotto un principio temporaneo di riequilibrio nella composizione degli organi delle società quotate e controllate pubbliche. Inizialmente la quota riservata al genere meno rappresentato era pari a un terzo; la legge di Bilancio 2020 l’ha elevata a due quinti, ossia al 40%, estendendone l’applicazione per sei mandati consecutivi.
I risultati sono evidenti. Secondo gli ultimi dati CONSOB, alla fine del 2025 le donne occupavano quasi il 44% degli incarichi di amministrazione nelle società quotate. Nel 2011, prima dell’entrata in vigore della Golfo-Mosca, la loro presenza era ancora largamente minoritaria. Le quote hanno quindi ampliato in modo sostanziale il bacino delle competenze presenti nei consigli.
Il dato numerico, tuttavia, non coincide ancora con una piena condivisione del potere. Nelle 185 società italiane quotate rilevate da Consob nel 2025, soltanto 21 avevano una presidente donna e 17 un’amministratrice delegata, entrambe in diminuzione rispetto all’anno precedente. Molte consigliere ricoprono inoltre incarichi indipendenti e non esecutivi: partecipano alla vigilanza e all’indirizzo strategico, ma raramente guidano la gestione operativa.
“Women on Boards”
La direttiva europea “Women on Boards” estende ora il principio a livello comunitario. Le grandi società quotate devono puntare ad almeno il 40% del genere sottorappresentato tra gli amministratori non esecutivi, oppure al 33% considerando tutti gli amministratori. Sono escluse le piccole e medie imprese. La normativa richiede inoltre procedure di selezione trasparenti, basate su criteri neutrali e verificabili, con obblighi informativi e sanzioni stabilite dagli Stati membri.
Il punto più delicato riguarda il rapporto tra quote e merito. Presentarli come principi contrapposti è fuorviante: le quote non sostituiscono i requisiti professionali, ma intervengono quando meccanismi di selezione consolidati tendono a riprodurre reti prevalentemente maschili. Il loro limite emerge però quando l’adempimento rimane formale e non modifica deleghe, percorsi di carriera, politiche retributive e accesso ai ruoli esecutivi.
La seconda parte del convegno allargherà pertanto lo sguardo alle libere professioni, coinvolgendo rappresentanti degli Ordini e delle rispettive commissioni per le pari opportunità. La sfida non è più soltanto portare un numero adeguato di donne nei consigli, ma costruire una continuità tra formazione, carriera, remunerazione e leadership. Il vero superamento del soffitto di cristallo si misurerà quando la presenza femminile non sarà più concentrata nelle posizioni di controllo, ma diventerà ordinaria anche nei ruoli nei quali si assumono le principali decisioni economiche.

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