Poste Italiane sale all’85% di Tim e valuta il delisting

La notizia in sintesi
- Poste Italiane sale all’85% di Tim dopo l’Opas.
- Il 90% consentirebbe lo squeeze-out e il delisting dell’operatore.
- Restano possibili fusione o nuova offerta per ritirare Tim dalla Borsa.
- L’integrazione punta a circa 700 milioni annui di sinergie.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Poste Italiane rafforza il controllo su Tim
Poste Italiane ha chiuso la scalata su Tim, portando la propria partecipazione all’85% del capitale al termine dell’offerta pubblica di acquisto e scambio riaperta dopo la prima fase. L’operazione, guidata dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, riguarda il controllo dell’operatore tlc italiano e prepara il possibile ritiro dalla Borsa, ma per il delisting serve un ulteriore passaggio societario oppure il raggiungimento della soglia del 90%.
Gli azionisti hanno potuto conferire i titoli ricevendo denaro e nuove azioni Poste; il progetto punta a integrare attività e clienti delle due società, accelerando sinergie stimate in circa 700 milioni di euro annui e rafforzando il rilancio di Tim.
La soglia del 90% e le alternative societarie
L’offerta prevedeva per ciascuna azione Tim 1,97 euro in contanti e 0,218 nuove azioni Poste Italiane. Il consiglio di amministrazione di Tim aveva ritenuto congruo il corrispettivo, mentre la riapertura aveva incluso un aumento di 30 centesimi della componente in denaro, esteso anche a chi aveva già aderito nella prima fase.
Il 90% del capitale consentirebbe a Poste di attivare lo squeeze-out, obbligando gli azionisti residui a cedere i titoli e completando il delisting. Con l’85%, il gruppo mantiene comunque una posizione tale da poter valutare una fusione di Tim in Poste Italiane oppure con un veicolo non quotato controllato dal gruppo.
L’obiettivo industriale si fonda sull’integrazione tra telecomunicazioni, servizi finanziari, assicurativi ed energia. PosteMobile ha già avviato il trasferimento dei propri clienti dalla rete Vodafone a quella Tim, mentre nei negozi dell’operatore sono disponibili offerte luce e gas di Poste. Le sinergie attese comprendono risparmi su acquisti, sistemi informatici, attività amministrative e costo del debito, oltre a maggiori ricavi dalla vendita incrociata dei servizi attraverso la rete di circa 13mila uffici postali.
Il delisting può accelerare il piano industriale
L’uscita di Tim dalla Borsa renderebbe più lineare l’integrazione e consentirebbe di concentrare l’esecuzione del piano sulle sinergie stimate. Il dossier arriva dopo il miglioramento dei conti dell’operatore: nel 2024 la vendita della rete fissa a una società controllata da KKR per 18,8 miliardi di euro ha ridotto il debito di circa 14 miliardi.
Nel 2025 il gruppo è tornato in utile dopo quattro anni, pur con una perdita di 155 milioni per Tim SpA, la società delle attività italiane.
FAQ
Quale quota di Tim controlla Poste Italiane?
Poste Italiane ha raggiunto l’85% del capitale di Tim dopo la conclusione dell’offerta pubblica di acquisto e scambio.
Quanto valeva l’offerta di Poste per azione?
Il corrispettivo prevedeva 1,97 euro in denaro e 0,218 nuove azioni Poste Italiane per ciascuna azione Tim conferita.
Cosa accade se Poste raggiunge il 90%?
Lo squeeze-out permetterebbe di acquistare obbligatoriamente le azioni residue e ritirare Tim dalla Borsa attraverso il delisting.
Quali sinergie stima il progetto Poste-Tim?
Il piano indica circa 700 milioni di euro annui, tra risparmi operativi, minori costi finanziari e maggiori ricavi commerciali.
Quali fonti sono state analizzate?
La Redazione ha rielaborato con verifica e supervisione umana informazioni confrontate tra fonti ufficiali e stampa qualificata.
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