Mercati finanziari, settembre al test di tassi, bolla IA e trimestrali
— di Francesco Megna —

Settembre si apre come uno dei mesi più delicati del 2026 per i mercati finanziari. Dopo un’estate nella quale i listini hanno mostrato una notevole capacità di resistenza, gli investitori entrano nell’ultima parte dell’anno con tre grandi interrogativi: la direzione dei tassi d’interesse, la sostenibilità delle valutazioni raggiunte dai titoli legati all’intelligenza artificiale e la capacità delle imprese di continuare a produrre utili sufficienti a sostenere le quotazioni.
Il primo banco di prova arriverà dalle banche centrali. Negli Stati Uniti il quadro è diventato decisamente più restrittivo rispetto alle aspettative di qualche settimana fa. Il mercato assegna ormai circa il 64% di probabilità a un rialzo di 25 punti base della Federal Reserve nella riunione del 16 settembre, che porterebbe il corridoio dei Fed Funds dal 3,50-3,75% al 3,75-4%. Una prospettiva impensabile fino a pochi mesi fa, quando gli investitori guardavano soprattutto alla possibilità di una progressiva riduzione del costo del denaro.
A cambiare lo scenario è soprattutto l’inflazione. Negli Stati Uniti l’indice PCE, particolarmente osservato dalla Fed, ha registrato a luglio un incremento annuo del 3,7%, mentre la componente core si è attestata al 3,3%. Numeri ancora troppo distanti dall’obiettivo del 2% per consentire alla banca centrale di dichiarare conclusa la battaglia contro l’aumento dei prezzi.
La conseguenza è evidente: rendimenti obbligazionari elevati rappresentano nuovamente una seria alternativa all’azionario e aumentano il tasso utilizzato dagli investitori per valutare i profitti futuri delle imprese. L’effetto diventa particolarmente importante proprio sui titoli tecnologici, le cui valutazioni incorporano aspettative di crescita molto elevate.
Anche in Europa settembre potrebbe segnare una svolta. La Bce aveva già aumentato il costo del denaro a giugno e il mercato guarda ora alla riunione del 10 settembre. L’ipotesi di un nuovo aumento di 25 punti base, con il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%, è diventata concreta. L’inflazione dell’Eurozona è attesa intorno al 3% in agosto, mentre quella core dovrebbe attestarsi al 2,6%. Anche Francoforte, quindi, deve fare i conti con prezzi che rimangono superiori all’obiettivo.
Il secondo grande tema riguarda l’intelligenza artificiale. L’IA continua a rappresentare una delle trasformazioni economiche più importanti degli ultimi decenni e gli investimenti in semiconduttori, data center e capacità di calcolo rimangono enormi. Ma il mercato comincia a interrogarsi non sulla validità della tecnologia, quanto sul prezzo che gli investitori sono disposti a pagare per partecipare alla sua crescita.
Le valutazioni del mercato americano hanno infatti raggiunto livelli storicamente molto elevati. Il CAPE, uno degli indicatori utilizzati per misurare il rapporto tra prezzi azionari e utili di lungo periodo, si trova vicino ai massimi storici. È inevitabile quindi che torni il confronto con la bolla tecnologica di fine anni Novanta.
Le differenze rispetto al 2000 sono tuttavia importanti. Allora molte società raggiungevano capitalizzazioni enormi senza produrre profitti significativi. Oggi i protagonisti della rivoluzione IA sono spesso aziende con bilanci solidissimi, enormi disponibilità finanziarie e utili in forte crescita. Il rischio, dunque, non deriva necessariamente dalla mancanza di profitti, ma dalla distanza che potrebbe crearsi tra risultati reali e aspettative incorporate nelle quotazioni.
Ed è proprio qui che entrano in gioco le trimestrali. La stagione dei conti del secondo trimestre americano ha prodotto risultati eccezionali. L’86% delle società dello S&P 500 ha comunicato utili per azione superiori alle attese, contro una media del 78% degli ultimi cinque anni. Ancora più significativo è il dato dei ricavi: la crescita del fatturato dello S&P 500 nel secondo trimestre si è attestata intorno al 15%, il ritmo più elevato dalla fine del 2021.
I numeri diventano ancora più impressionanti osservando le grandi società tecnologiche. Sei delle sette cosiddette Magnificent Seven hanno battuto le aspettative sugli utili e, complessivamente, il gruppo ha registrato una crescita degli utili superiore al 100%. Una parte importante di questo incremento deriva tuttavia anche da plusvalenze finanziarie legate agli investimenti nell’universo dell’intelligenza artificiale. Depurando i dati da alcune componenti straordinarie, la crescita dei profitti dell’intero S&P 500 rimane comunque superiore al 30%.
È questo probabilmente il dato più importante con cui affrontare settembre. Il mercato americano è caro, ma alle sue spalle esiste ancora una crescita molto robusta degli utili. Il problema nascerà qualora questo ritmo dovesse rallentare proprio mentre i tassi d’interesse rimangono elevati.
Settembre potrebbe quindi diventare il mese della selettività. Non necessariamente l’inizio di una correzione generalizzata, ma una fase nella quale gli investitori potrebbero iniziare a distinguere maggiormente tra società capaci di trasformare l’innovazione in flussi di cassa e aziende sostenute prevalentemente dalle aspettative.
Anche l’obbligazionario torna inevitabilmente protagonista. Con rendimenti tornati su livelli interessanti, il reddito fisso non rappresenta più soltanto una componente difensiva del portafoglio, ma una vera alternativa all’azionario. Questo potrebbe favorire una maggiore diversificazione dopo anni nei quali Wall Street e soprattutto la tecnologia americana hanno attirato una quota crescente dei capitali internazionali.
Il messaggio per settembre è dunque quello della prudenza, senza trasformarla in pessimismo. Gli utili continuano a sostenere i mercati, ma tassi elevati e valutazioni impegnative riducono sensibilmente il margine di errore. La vera sfida dei prossimi mesi sarà capire se la crescita dei profitti riuscirà a correre abbastanza velocemente da giustificare prezzi azionari così elevati.
Più che indovinare il prossimo movimento degli indici, sarà quindi fondamentale distinguere tra crescita reale e aspettative. Settembre potrebbe non decretare la fine del ciclo rialzista, ma diventare il mese nel quale il mercato inizierà a chiedere prove sempre più concrete per continuare a credere nelle valutazioni raggiunte.
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