Azionario emergente, il trend positivo continuerà

Maarten-Jan Bakkum -

Analizzando i fondamentali, vediamo la forza della crescita del commercio globale e il recupero della domanda interna dei mercati emergenti.

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Questo è il risultato di condizioni finanziarie sempre più favorevoli nell’universo degli emergenti, che hanno spinto la crescita del credito di queste economie (in costante miglioramento da marzo). Ciò ci rassicura sul fatto che sia la crescita dei consumi che quella degli investimenti fissi continuerà a crescere dai minimi raggiunti fra il 2011 e il 2016.

Questa è la ragione principale per cui pensiamo che il trend positivo dell’azionario emergente resterà intatto e che la correzione delle ultime settimane si rivelerà solo momentanea. A riprova di ciò, abbiamo già visto un rimbalzo la scorsa settimana. Ricordiamo bene fin dalle prime fasi dell’ultimo grande boom azionario dei mercati emergenti (2002-2010) che, una volta che la crescita endogena di queste economie si è sviluppata su temi chiave nei mercati, la sovraperformance diventa difficile da interrompere.

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Come detto, oltre a migliorare la crescita della domanda interna, anche il commercio mondiale rimane favorevole. Ne sono prove recenti l’aumento dei nuovi ordinativi nel PMI cinese e la forte crescita delle esportazioni coreane del 35% anno su anno a settembre. La crescita delle esportazioni degli emergenti è a due cifre da otto mesi e dovrebbe rimanere tale fino alla metà del 2018. Il nostro giudizio positivo è ulteriormente rafforzato dalle stime di consensus sugli utili per il 2018, che indicano una crescita attesa del 12,1% per i mercati emergenti. Ciò è superiore alla stima di crescita del 9,6% per i mercati sviluppati.

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La nostra preoccupazione di lunga data circa il fatto che i fortissimi afflussi di portafoglio nel debito degli emergenti negli ultimi anni (circa il 25% di AuM dall’inizio del 2016) siano stati trainati principalmente dai tassi di interesse estremamente bassi dei mercati sviluppati e che possano quindi invertire bruscamente la tendenza qualora la Fed dovesse accelerare materialmente la normalizzazione della propria politica, rimane un rischio chiave per tutti gli asset dei mercati emergenti. Tuttavia, in questa fase, considerando la crescita e le dinamiche inflazionistiche degli Stati Uniti, non riteniamo di essere prossimi ad un punto di svolta. Inoltre, nelle ultime settimane i mercati hanno prezzato un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Fed. Ciò ha contribuito ad una certa pressione al ribasso in particolare sull’azionario emergente e sulle obbligazioni locali di queste economie, nonché ad un deprezzamento delle valute, ma non ad una correzione sostanziale.

In questo contesto è importante notare che il differenziale dei tassi d’interesse reale tra mercati emergenti e sviluppati è superiore a 3 punti percentuali, circa il doppio di quello registrato durante il “taper tantrum” del maggio 2013. Questo crea un po’ di cuscinetto contro il nervosismo nei mercati in relazione ad una possibile accelerazione della normalizzazione delle politiche Fed.

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Un rallentamento significativo della crescita cinese è probabilmente ancora la principale fattore di rischio del mercato. I dati cinesi si sono in effetti indeboliti di recente, ma il rallentamento è moderato e controllato. Nei dati commerciali relativi agli emergenti non vediamo alcuna prova di un forte calo della crescita della domanda cinese. Infatti, se da un lato le infrastrutture e il settore immobiliare registrano cifre di crescita più basse, ciò è in gran parte compensato dal solido aumento dei consumi privati.


Maarten-Jan Bakkum – Senior Emerging Markets Strategist – NN Investment Partners

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