Banche centrali pesano sull’oro. Il metallo giallo continuerà ad oscillare intorno ai 1300 dollari

Névine Pollini -

L’oro ha subito una flessione alla fine della scorsa settimana, poiché le tensioni commerciali e geopolitiche sembravano essersi attenuate a seguito dell’annuncio del Presidente Trump riguardante il fatto che gli alleati, come Canada e Messico, sarebbero stati esentati dalle misure controverse proposte per imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio verso gli Stati Uniti.

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Simultaneamente, il dollaro si è rafforzato in seguito alla notizia che il presidente nordcoreano Kim Jong Un e Donald Trump potrebbero incontrarsi entro maggio e che il primo ha promesso di sospendere i test nucleari e missilistici.

Ha pesato sull’oro anche l’ultimo incontro della BCE. Nonostante la banca centrale abbia lasciato invariati i tassi e il suo programma di QE, la BCE ha rimosso la sua forward guidance sul QE, che dichiarava che l’istituto “… è pronto ad aumentare il programma di acquisto di asset in termini di dimensioni e/o durata, se necessario”, ma ha mantenuto una posizione prudente, dichiarando che avrebbe seguito l’evoluzione dell’euro e potrebbe adattare la sua politica, se necessario, ad esempio nel caso di un rafforzamento della valuta comune, che modificherebbe in modo significativo il suo scenario inflazionistico; la forward guidance sui tassi cambierebbe quindi di conseguenza.

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Per il momento, l’aumento delle aspettative di un rialzo dei tassi d’interesse statunitensi e dei rendimenti obbligazionari, che a fine febbraio hanno raggiunto i massimi quadriennali, ha pesato sul metallo giallo, soprattutto a seguito degli ultimi forti incrementi dei non-farm payroll. Inoltre, la prova di atteggiamento “falco” di Jerome Powell relativamente a crescita economica e inflazione del 27 febbraio, unitamente alla pubblicazione dei verbali della riunione della Federal Reserve del 30-31 gennaio, hanno mostrato che i membri erano fiduciosi circa la necessità di continuare ad alzare i tassi d’interesse.

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Un numero crescente di osservatori prevede la possibilità di quattro aumenti dei tassi d’interesse per quest’anno invece dei tre precedentemente attesi, e questo potrebbe iniziare già in occasione della riunione del FOMC di questo mese (21 marzo). Il mercato dei futures dei Fed fund, tuttavia, prezza ancora solo tre aumenti.

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Ci aspettiamo che il prezzo dell’oro continui ad oscillare intorno ai 1.300 dollari.


Névine Pollini – Senior commodity analyst – Union Bancaire Privée (UBP)

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