Jerome Powell potrebbe realmente attuare quattro rialzi nel 2018?

Nick Peters -

Alla fine del 2017, la Federal Reserve si trovava in un momento di inflazione contenuta, nonostante la forte crescita, e di basso tasso di disoccupazione. In una situazione del genere sembrava improbabile essa potesse aumentare i tassi in tempi brevi.

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Sono stati sollevati dubbi sul quadro economico, sulle stime in tema di tassi di interesse e sull’importanza degli obiettivi in termini di inflazione. Nonostante ciò la strada era chiara: attuare una serie di aumenti dei tassi graduali, tre come percorso predefinito, con una prudenza che avrebbe permesso una pausa se i dati si fossero indeboliti.

Nelle ultime settimane questo approccio ha tuttavia subito una battuta d’arresto e diversi esponenti della Fed hanno mostrato un tono sorprendentemente ottimista e aggressivo. Parlando al Congresso, il nuovo presidente Jerome Powell ha tenuto un discorso particolarmente ottimistico sulle prospettive della politica monetaria. Ha evidenziato la necessita? di evitare “un surriscaldamento dell’economia”, non escludendo quattro aumenti dei tassi nel corso di quest’anno. L’influente rappresentante della Fed di New York William Dudley ha parlato di un passaggio a quattro aumenti dei tassi all’incirca nello stesso periodo, affermando che si tratterebbe di un cambiamento ancora “graduale”. Persino Lael Brainard, di solito accomodante, ha pronunciato un discorso di impronta differente intitolato “Destreggiarsi nella politica monetaria quando le difficolta? diventano fattori di slancio”.

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Nel complesso, la Fed sembra propensa nella riunione di marzo a spostare le sue “proiezioni” sui tassi di interesse verso quattro aumenti nel 2018.
Sembra dunque che la banca centrale statunitense ritenga che l’inflazione sia in procinto di aumentare e si prepari ad agire di conseguenza. Si tratta di decisioni in parte connesse all’entità? dello stimolo fiscale del Presidente Trump e una reazione ai dati sull’inflazione, che tuttavia sono attualmente troppo volatili per essere ritenuti indicativi di un chiaro aumento delle pressioni sui prezzi.

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Cosa potrebbe impedire alla Fed di avere un altro ripensamento? La banca centrale americana sembra essere serena al momento grazie al lungo periodo caratterizzato da una certa tranquillità?. È tuttavia probabile che la volatilità? dei mercati possa crescere ulteriormente. Inoltre i dati non mostrano ancora in maniera univoca una accelerazione dell’inflazione. A nostro avviso almeno uno dei quattro aumenti dei tassi potrebbe essere messo in discussione se e quando le condizioni economiche e di mercato divenissero meno agevoli.

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Il dibattito su quattro o tre aumenti dei tassi e? davvero importante? A nostro avviso non e? questo il punto. In termini di crescita economica statunitense e mondiale, infatti, non c’e? molta differenza tra due, tre o quattro aumenti nel 2018. Negli ultimi tempi il numero di aumenti della Fed non hanno mai rappresentato motivo di preoccupazione relativamente agli investimenti maggiormente dinamici e agli asset orientati alla crescita. Eravamo più? preoccupati di un improvviso aumento del prezzo del petrolio, o di un hard landing in Cina. Potremmo inoltre trovarci in un contesto poco adatto all’adozione di politiche monetarie più? restrittive: la contrazione del bilancio della Fed e un aumento delle emissioni di Treasury USA potrebbero infatti esercitare una pressione rialzista sui rendimenti obbligazionari a scadenza più? lunga. Si tratta di una circostanza che potrebbe in effetti creare preoccupazione sui mercati, con la Fed che potrebbe fare ben poco al riguardo se non, naturalmente, evitare quattro rialzi dei tassi.


Nick Peters – Gestore Multi Asset – Fidelity International

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