La perdita di quote di mercato francesi in Africa alimenta i profitti di numerosi paesi europei, Cina e India

Coface -

Nel 2017, la Francia ha perso il proprio status di primo fornitore europeo del continente africano a beneficio della Germania.

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Mentre la bilancia commerciale rimane in eccedenza (ad eccezione del 2008 e 2012, quando i prezzi del petrolio hanno raggiunto massimi storici), dal 2000 le quote di mercato all’esportazione della Francia in Africa si sono dimezzate, passando dall’11% al 5,5% nel 2017.

La perdita riguarda tutti i principali settori di esportazione, eccetto l’aeronautica. Tuttavia, secondo l’analisi Coface, 27 paesi africani rappresentano un aumento potenziale delle esportazioni del 21% circa.

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L’erosione della quota delle esportazioni francesi in Africa fa parte di una più ampia perdita di velocità delle esportazioni francesi nel commercio mondiale (dal 4,7% di quote di mercato nel 2001 al 3% nel 2017). In misura minore, anche Italia, Regno Unito e Stati Uniti seguono la stessa tendenza sul continente. Non sorprende invece, che la Cina abbia registrato un’evoluzione rapida delle proprie quote di mercato all’esportazione in Africa (dal 3% nel 2001 al 18% circa nel 2017), seguita da India, Turchia e Spagna.

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Il peso delle vendite francesi in Africa diminuisce in tutti i settori chiave all’esportazione, a parte la significativa eccezione dell’aeronautica, che continua a registrare performance positive (le quote di mercato francesi sono aumentate al 33% nel 2017 contro il 12% nel 2001).

  • Nel settore dei macchinari, la quota francese nelle esportazioni verso l’Africa si è dimezzata tra il 2001 (12%) e il 2017 (6%), al pari di Italia e Germania, a causa della concorrenza di Turchia, Spagna e soprattutto Cina (la cui quota è stata moltiplicata per otto raggiungendo un quarto delle esportazioni totali di macchinari). In numerosi paesi dell’Africa francofona il crollo delle quote di mercato francesi è impressionante: tra i 15 e i 20 punti percentuali (pp) in Algeria, Marocco, Costa d’Avorio e Camerun e 25 pp in Senegal.
  • Nel settore delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, la Francia, leader fino al 2006, ha assistito al calo delle proprie quote di mercato al 3% nel 2017 (contro il 16% nel 2001), mentre la Cina ha seguito una traiettoria inversa, passando dal 7% a oltre un terzo dei flussi in entrata sul continente africano. Le quote di mercato della Francia sono diminuite di 20 pp nell’Africa francofona.
  • Nel settore farmaceutico, le quote di mercato francesi si sono quasi dimezzate nello stesso periodo (dal 33% nel 2001 al 19% nel 2017), a beneficio dell’India il cui peso nelle esportazioni farmaceutiche verso l’Africa è passato dal 5% al 18%, spinto dal segmento dei medicinali generici a basso costo. Nell’Africa francofona, il declino francese ha avvantaggiato anche Belgio, Svizzera, Germania e Regno Unito.
  • Nel settore automobilistico, la concorrenza di Cina e India (diventato il quarto fornitore africano in questo segmento) è stata particolarmente forte. Il declassamento della Francia dal 3° posto nel 2001 al 7° nel 2017 (con una quota di mercato del 5% contro il 15% nel 2001) è stata inasprito dai progressi di altri paesi europei, come Romania, spagna e soprattutto Maghreb.
  • La diminuzione della quota di mercato francese nelle vendite di grano (11% nel 2017 contro 16% nel 2001) è dovuto in particolare a un cattivo raccolto e soprattutto alla concorrenza di Romania, Ucraina e Russia, che nel 2017 ha fornito oltre il 40% del grano totale (contro un misero 3% nel 2001). Al contrario Canada, Stati Uniti e Argentina hanno registrato grandi progressi in Algeria e Senegal.

Un profitto potenziale del 21% per le esportazioni in 27 paesi

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Dall’analisi Coface emerge che esiste un guadagno potenziale (in valore) per le esportazioni francesi in Africa pari al 21% circa che riporterebbe le quote di mercato al livello pre-crisi, (7%). Questa evoluzione è legata al fatto che le esportazioni francesi sono inferiori al potenziale in 27 dei 53 paesi analizzati, e in particolare:

  • Nei paesi in cui la presenza francese è relativamente bassa, come nell’Africa orientale (inferiore al 10% del potenziale) e, in misura minore, nell’Africa australe dove il divario tra commercio reale e potenziale varia da -2% per l’Uganda a -71% per il Botswana e -89% per il Ruanda. In alcuni paesi di queste regioni, come Somalia (-25%), Zimbabwe (-40%) o Sudan (-71%), il comportamento delle imprese è influenzato negativamente dal rischio politico;
  • Nei paesi più vicini geograficamente alla Francia, come Marocco (-29%) e Algeria (-53%), che contano già tra i principali partner commerciali dell’Esagono;
  • Nei paesi con un sistema legale di origine francese, come una parte dei mercati dell’Africa francofona (-26%), in particolare nella fascia sahariana (Mali, Burkina Faso, Niger, Chad).

In alcune economie africane non condividono né la stessa lingua né il sistema giuridico, le esportazioni francesi superano il livello stimato dal modello Coface. È il caso di Sudafrica, Namibia, Ghana, Angola, Kenya e Nigeria. Questi risultati suggeriscono che fattori diversi rispetto a quelli considerati nel modello hanno un impatto positivo sulle esportazioni francesi verso questi paesi.

“La nuova razionalizzazione delle quote di mercato di Paesi stranieri in Africa ci presenta un contesto in cambiamento, che apre la possibilità di ritagliarsi spazi significativi anche ad attori “inediti””, sottolinea Ernesto De Martinis, CEO di Coface in Italia e Head of Strategy della Mediterranean & Africa Region. “Uno scenario che diventa molto interessante per le economie estere interessate all’area africana, come quella francese, oggi divisa tra erosione di percentuali di mercato e grandi opportunità dai Paesi emergenti del continente”, conclude De Martinis.

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