Trump, nuovi dazi in arrivo?

Olivier De Berranger -

Difficile che la musica cambi prima delle elezioni di Midterm.

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Un’altra settimana all’insegna della guerra commerciale, contrassegnata per giunta da un’altra flessione dei mercati azionari e dal profilarsi di nuove preoccupazioni per una possibile escalation delle tensioni…

Eppure, era iniziata piuttosto bene! L’accordo commerciale di lunedì scorso tra gli Stati Uniti e il Messico ha aperto la strada a un nuovo accordo di libero scambio Nord – Atlantico (NAFTA), anche se lo smantellamento dell’accordo tripartito con i paesi vicini era uno dei cavalli di battaglia del Presidente Trump. L’ipotesi è stata corroborata dalle dichiarazioni fiduciose dei rappresentanti americani e canadesi circa l’inclusione del Canada in questa nuova versione del trattato del 1994. Con il procrastinare da parte dell’amministrazione americana della decisione di tassare i veicoli importati, europei tra l’altro, e l’incontro sino-americano a Washington, che non ha dato adito a commenti negativi da parte del Presidente, vi erano tutti gli ingredienti per consentire ai mercati di credere in una possibile distensione nei rapporti commerciali.

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Non si erano però fatti i conti con Donald Trump! Giovedì scorso, durante un’intervista rilasciata a Bloomberg TV, Trump ha ribadito la minaccia di lasciare la WTO se l’istituzione non riserverà un trattamento migliore agli Stati Uniti. Ha definito poi l’Unione Europea «quasi cattiva come la Cina sul fronte commerciale, solo più piccola», inducendoci a pensare che il Vecchio Continente potrebbe essere il suo prossimo bersaglio … anche se il suo incontro con il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a fine luglio, era stato coronato da accordi e da una cooperazione più stretta.

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Infine, stando a Bloomberg, il Presidente americano penserebbe seriamente di imporre nuovi dazi su 200 miliardi di dollari aggiuntivi di prodotti cinesi già al termine della pubblica consultazione, il 6 settembre, da cui dovrebbe uscire una lista di prodotti assoggettabili a dazi.

Mentre all’orizzonte si profilava una schiarita si ammassavano anche le nuvole della guerra commerciale che finivano nuovamente per oscurare il cielo sui mercati. Sono stati colpiti tutti gli asset a rischio, in particolare gli emergenti, che hanno inoltre accusato la nuova debolezza della valuta turca e la situazione catastrofica in Argentina la cui Banca Centrale, dopo una nuova svalutazione del peso, ha innalzato il tasso ufficiale dal 45% al 60%…

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Le settimane si susseguono ma la musica di sottofondo non cambia. La stessa potrebbe anzi continuare fino alle elezioni di Midterm alla fine delle quali alcuni sperano che Donald Trump smetta di gettare benzina sul fuoco che egli stesso ha acceso. Ed è forse quanto stanno del resto aspettando le autorità cinesi, fornendo così una spiegazione per i toni moderati delle loro risposte. C’è parecchio da scommettere che se Trump andasse avanti con questa linea oltre i Midterm, le reazioni cinesi si farebbero più tese.


 Olivier De Berranger – Chief Investment Officer – La Financière de l’Echiquier

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