La recessione globale (non) è un problema

Philipp Vorndran -

A un certo punto una recessione globale dovrà arrivare. Ma da dove arriverà? Diamo uno sguardo alle aree economiche più importanti.

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Non smetto mai di stupirmi per la memoria corta dimostrata da molti operatori sul mercato. L’anno scorso erano preoccupati per la recessione globale. E oggi? Con i mercati che hanno ottenuto ottimi risultati dall’inizio dell’anno, il timore di una recessione sembra essere passato. In Flossbach von Storch ci piace andare controcorrente quando si tratta di questioni di attualità. Ecco perché ora ci chiediamo se e da dove potrebbe arrivare una recessione globale. Agli europei piace credere che i rischi economici, così come un’eventuale recessione, nascano principalmente in altre parti del mondo. I soliti sospetti sono facilmente identificabili: gli Stati Uniti e la Cina. Diamo quindi un’occhiata a questi due candidati prima di guardare all’Europa.

La Cina

È improbabile che una recessione provenga dalla Cina. L’economia cinese non solo possiede di gran lunga il più grande arsenale globale per combattere la recessione economica, ma è anche disposta a utilizzare questo arsenale per questo scopo specifico.

Ciò è dimostrato in modo impressionante dai nuovi prestiti nell’intero mercato del credito cinese, comprese le shadow banks. I nuovi prestiti bancari – l’area in cui il governo cinese può stimolare l’economia in modo più evidente – hanno raggiunto un nuovo record a gennaio.

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Naturalmente, questa contromisura ha un prezzo: il debito totale della Cina in percentuale del prodotto interno lordo (PIL) è ora salito a un livello equivalente a quello della zona euro e degli Stati Uniti. Ciò dimostra che l’arsenale cinese è disponibile, ma non è infinitamente grande. Forse tra tre o quattro anni dovremo dare un’altra occhiata a questo arsenale, ma al momento funziona perfettamente. A nostro avviso, non ci sono segni di uno sviluppo recessivo.

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Stati Uniti

E come si presenta lo scenario negli Stati Uniti? Ci sono segni di recessione? A nostro avviso, la Federal Reserve (Fed) statunitense è riuscita negli ultimi tre anni a migliorare leggermente la situazione grazie a moderati aumenti dei tassi d’interesse. Inoltre, il presidente della Fed Jerome Powell ha recentemente sostenuto i mercati con la sua dichiarazione di poter attendere con ulteriori aumenti dei tassi d’interesse.

A nostro avviso, per quanto divisi al momento, non c’è dubbio che sia la Fed che l’intera nazione americana adotterebbero contromisure in caso di crisi economica.

Zona Euro

D’altra parte, siamo un po’ più preoccupati per la zona euro: a differenza degli Stati Uniti, tuttavia, il margine di manovra della BCE è estremamente limitato a causa della politica dei tassi d’interesse ancora bassa e il peso di un debito relativamente elevato all’interno della zona euro. Sebbene Germania e Spagna siano state in grado di ridurre il loro indebitamento, il livello del debito è cresciuto in modo massiccio, soprattutto in Francia. Nel lungo termine questo paese è per noi più preoccupante dell’Italia.

Pensiamo che, l’esempio della Francia – ma anche quello dell’Italia – faccia riferimento a un tema ancora sottovalutato da molti, ma rilevante per l’ulteriore sviluppo del debito: il costo del populismo.

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Il costo del populismo

L’esperienza dimostra che le misure per placare le tendenze populiste gravano pesantemente sulle famiglie. I disavanzi di bilancio in Francia e in Italia rimarranno probabilmente su livelli elevati.

Questo tuttavia non è vero solo per Francia e Italia, ma anche per gli Stati Uniti, e forse presto anche per la Germania. Alla luce di questa evoluzione, non ci è chiaro come nei prossimi anni si possa realizzare una reale inversione di tendenza del debito pubblico. Questo, a sua volta, limita il margine di manovra delle banche centrali in termini di tassi d’interesse più elevati o di una politica monetaria più restrittiva.

Anche se il ritmo di crescita dell’economia globale dovesse rallentare, non crediamo che nel 2019 si prospetti una recessione globale. I cinesi possono attingere a un arsenale ben fornito per stimolare l’economia, e anche gli Stati Uniti hanno un certo margine per mettere in atto ulteriori impulsi economici. Nella zona euro, tuttavia, la BCE ha molto meno margine di manovra. Dobbiamo tenere d’occhio questo aspetto, soprattutto alla luce dei costi causati dal crescente populismo in Europa.


Philipp Vorndran – Capital Market Strategist – Flossbach von Storch

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