Cambiamenti climatici, cosa possiamo imparare dal “dilemma del prigioniero”

Marc Hassler -

Il “dilemma del prigioniero” è un noto modello della teoria dei giochi, che studia come e perché le persone cooperano o competono l’una con l’altra.

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Secondo il dilemma del prigioniero, gli individui razionali potrebbero scegliere di non cooperare anche se farlo fosse nell’interesse di tutte le parti coinvolte. Dando priorità ai propri interessi personali, gli individui che si comportano in modo razionale possono portare a un risultato peggiore in termini generali.

Nel contesto dei cambiamenti climatici globali, il dilemma del prigioniero è diventato più rilevante che mai. Ci può infatti aiutare a capire perché le nazioni nel mondo hanno rimandato così a lungo le azioni per limitare un ulteriore aumento delle temperature, nonostante gli avvertimenti degli scienziati riguardo ai potenziali rischi futuri.

Il cambiamento climatico è un problema globale, che richiede l’azione individuale di molte persone, imprese e Paesi in tutto il mondo. I costi sono globali e derivano dalle azioni collettive a livello mondiale. Questi impatteranno anche sulle generazioni future, in modo ancora più marcato rispetto ad oggi. Dato che le azioni necessarie sono disruptive, gran parte della popolazione sceglierà di lasciare questo fardello agli altri, con il risultato che il problema globale non verrà affrontato.

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Negli ultimi tempi, tuttavia, il payoff associato all’azione di ogni singolo attore ha iniziato a cambiare. I costi necessari per intraprendere azioni ad hoc sono calati e i benefici sono invece diventati più chiari. Ciò ha spinto una porzione crescente della popolazione globale a tralasciare i propri interessi personali e a optare invece per la collaborazione.

Una chiara dimostrazione di questa tendenza è rappresentata dall’aumento delle proteste pubbliche che attirano l’attenzione sul tema del cambiamento climatico a livello globale. Il movimento dei “Friday for future”, avviato dalla teenager svedese Greta Thunberg, ha portato a oltre 2.000 proteste in 125 Paesi in un singolo giorno, dimostrando la crescente richiesta di soluzioni da parte della popolazione più giovane.

Le recenti proteste “Extinction Rebellion” in molte città europee sono un altro esempio della scelta di collaborare e di non mettere i propri interessi al primo posto. La protesta, durata 10 giorni, ha rappresentato una forte richiesta di azioni politiche e di collaborazione, di proporzioni mai viste in precedenza.

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Figura 1: la ricerca “climate change” su Google è aumentata negli ultimi mesi 
 
Fonte: Google Trends, maggio 2019 

 

La Figura 1 conferma che l’attenzione sul cambiamento climatico sta crescendo. La linea di tendenza della ricerca “climate change” è sempre stata piatta in passato, eccetto picchi e cali stagionali e l’impennata durante la Conferenza di Bonn sui Cambiamenti Climatici di maggio 2017, evento che fu molto pubblicizzato. Tuttavia, nel corso degli ultimi 12 mesi, questa linea di tendenza sta crescendo in maniera costante.

Solo il tempo saprà rispondere, ma secondo noi ci stiamo avvicinando a un punto di svolta. Secondo la teoria dei giochi, la soluzione al gioco del dilemma del prigioniero cambia quando vengono presi in considerazione il tempo e la ripetizione. Dato che costi e benefici cambiano, la collaborazione diventa la soluzione ottimale per gli attori razionali. La vista di studenti e generazioni più adulte che scendono in strada chiedendo ai Governi di agire potrebbe rappresentare l’inizio di un cambiamento per l’apparato politico globale.


Marc Hassler – Sustainable Investment Analyst – Schroders 

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