Mercati, come evitare la “Sindrome di Parigi” quando si investe

Nick Samouilhan -

Parigi, Francia. La cosiddetta Ville Lumière, destinazione dei sogni degli amanti di architettura, storia, cibo e cultura, attrae quasi 20 milioni di visitatori ogni anno.

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Circondati da centinaia di anni dal meglio che l’Europa ha da offrire, questi 20 milioni di turisti lasciano la città con ricordi felici che conserveranno per tutta la vita. Fatta eccezione per circa una ventina di visitatori, perlopiù giapponesi, che troveranno l’esperienza così scioccante da finire vittime di un esaurimento nervoso. Sopraffatti dall’ansia, da allucinazioni e spesso da profondi stati di delirio, questi visitatori ricavano una prima impressione di Parigi così terribile che finiscono per cercare conforto nella loro ambasciata.

Ma perché? Non è che Parigi non sia piena di monumenti magnifici, cibo favoloso e boutique alla moda. No, il problema è che questi individui hanno una visione della città eccessivamente romanzata; quella di un’intera città con strade fatte di ciottoli, popolate da modelle e da camerieri gentili e deferenti. E chi è stato a Parigi sa bene che non è esattamente così. In parole povere, è questo distacco tra le loro aspettative su Parigi, autoalimentate e impossibili da soddisfare, e la realtà di una moderna e caotica città che li porta a vivere quella che è nota come la “Sindrome di Parigi”. La città non ne ha colpa; si possono solo biasimare le prospettive irrealistiche.

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La buona notizia è che quest’anno non c’è bisogno di andare nella capitale francese per vivere la propria personale versione della sindrome di Parigi. Basta infatti restare seduti alla propria scrivania ed essere d’accordo con il mercato sulle previsioni, ovvero su ciò che la Fed dovrebbe fare nei prossimi 12 mesi. Il mercato, ringalluzzito dall’economia più debole e dalla narrativa accomodante dei politici, ha creato la sua visione romantica: una Fed che ridurrà i tassi ben quattro volte in tale periodo. Come l’idea che tutti i parigini siano eleganti e tutte le strade siano fatte di ciottoli, anche in questo caso potrebbe non essere esattamente così; e la colpa non è della Fed.

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Cosa significa questo per gli investimenti? Che succede se la Fed delude il mercato abbassando i tassi solo tre volte? La ricetta standard, vale a dire costruire un portafoglio più equilibrato, è probabilmente sbagliata. Mentre la correlazione tra azioni e obbligazioni è solitamente negativa, e quindi un portafoglio più equilibrato è in grado di resistere meglio agli choc del mercato, è improbabile che questa decorrelazione tenga se i mercati saranno delusi dalla Fed. Questo significa che sia le azioni sia le obbligazioni probabilmente scenderanno. Tuttavia, una potenziale strategia potrebbe essere quella di investire in asset denominati in dollari, dato che la delusione potrebbe portare a un rafforzamento della divisa Usa, e i mercati in effetti inizierebbero a prezzarli al “rialzo” in relazione alle loro aspettative.

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È possibile che la Fed soddisfi le aspettative del mercato? Beh, è possibile, ma francamente i rischi sono sul downside. Ciò non rende il panorama degli investimenti peggiore, così come Parigi non è resa meno attraente dal fatto che le strade con i ciottoli siano poche. Tre tagli di politica monetaria, nel quadro di un’economia in crescita, sarebbero chiaramente buoni per i mercati. Se poi verranno davvero apprezzati come tali dipenderà molto dalle aspettative. Per questo è meglio non lasciarsi trasportare troppo da queste ultime.


Nick Samouilhan – Solutions Strategist, EMEA – T. Rowe Price

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