Il coronavirus potrebbe far deragliare la ripresa globale?

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Le preoccupazioni sulla diffusione del coronavirus stanno aumentando, con il numero di vittime e casi confermati in continua crescita. Sono state introdotte restrizioni agli spostamenti su circa 40 milioni di persone nell’area di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, con l’obiettivo di contenere l’epidemia. Tuttavia, sono stati confermati casi in almeno altri 13 Paesi o regioni, anche a una certa distanza, come in Francia o negli Usa.

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La diffusione del virus ha colpito anche il sentiment degli investitori: gli asset più rischiosi come le azioni stanno incontrando difficoltà mentre quelli considerati “porti sicuri” come oro e Titoli di Stato sono in crescita. Intanto, il prezzo del greggio Brent è crollato sotto ai 60 dollari al barile per la prima volta dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente.

Quale sarà l’impatto economico?

La disruption causata dal coronavirus a livello di domanda è significativa per la Cina, ma lo è altrettanto, se non di più, per l’economia globale a livello di catena di approvvigionamento. Le tempistiche della diffusione del virus sono infelici, dato che coincidono con il Capodanno Cinese, il maggiore evento migratorio umano annuale, con milioni di persone in viaggio, il che rende problematico il contenimento del virus.

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Tuttavia, dal punto di vista della produzione, le fabbriche sarebbero state comunque chiuse durante i festeggiamenti. Le autorità hanno annunciato un’estensione di tre giorni al periodo festivo, ma il rischio è che la chiusura potrebbe essere ulteriormente prolungata. Anche con la ripresa della produzione, è possibile che le fabbriche non saranno in grado di mantenere lo stesso livello di output.

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L’evento storico più simile è quello della diffusione della SARS nel 2002-2003, durata circa 9 mesi con 800 vittime. Studi accademici stimano che la SARS abbia portato a un calo del Pil cinese tra -1% e -2%.

In questo caso, pur essendo solo a qualche settimana di distanza dall’esplosione del virus, le autorità hanno agito più velocemente per limitare gli spostamenti. Nonostante gli sforzi, il coronavirus si sta diffondendo rapidamente, complice il fatto che è infettivo anche durante il periodo più lungo dell’incubazione (prima che i primi sintomi si manifestino), anche se il tasso di mortalità è più basso in questa fase – circa un terzo rispetto alla SARS.

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Nel breve termine, le restrizioni sui viaggi e le preoccupazioni dell’opinione pubblica ridurranno probabilmente la domanda delle famiglie in Cina, così come il turismo. Combinato con il potenziale ritardo nel ritorno a una produzione normale, il rischio che la crescita in Cina scenda al di sotto del 6% anno-su-anno nel primo trimestre è in aumento.

Per il resto del mondo, visti i modesti livelli di crescita, i potenziali disagi causati nei prossimi mesi potrebbero avere un effetto diffuso. La Cina è oggi più importante che mai per l’economia mondiale. Al momento dell’epidemia di SARS nel 2002, la Cina rappresentava il 4,2% dell’economia mondiale e ha contribuito per il 18% alla crescita del PIL mondiale. Nel 2018, la sua quota del PIL mondiale era salita al 15,8%, con il 35% della crescita globale proveniente dalla Cina.

I rischi potrebbero portare ad un ulteriore allentamento

Se l’epidemia si protrarrà per un periodo di tempo significativo, i livelli di disruption avranno un impatto negativo sui partner commerciali, in particolare sul resto dell’Asia, sull’Australia e potenzialmente sull’Europa. La ripresa della produzione globale, appena iniziata, rischia ora di deragliare.

Per i policymaker, l’obiettivo primario è quello di contenere l’epidemia il più rapidamente possibile. È possibile che i governi interverranno per sostenere la domanda in Cina e le imprese di altri Paesi. Nel frattempo, laddove le banche centrali hanno ancora un margine di manovra, potrebbero essere chiamate ad allentare ulteriormente.

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