Dal “too big to fail” al “too many to fail”

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I mercati globali si sono ripresi dai minimi di marzo, trainati dagli Stati Uniti e dagli emergenti, mentre il Giappone e l’Europa restano indietro. I settori meno colpiti e che hanno mostrato forza durante questa crisi continuano ad attirare l’attenzione degli investitori a sostegno degli ambiti del tech, del consumer, della sanità e della comunicazione. C’è stato un racconto di due mercati: le azioni stanno godendo dell’ottimismo per l’appiattimento della “curva del Covid” e i segnali di riapertura delle economie, mentre gli utili del primo trimestre risulteranno inferiori di circa il 20% a livello globale. I bond di società quotate appaiono invece tiepidi poiché, senza dubbio, inizieranno a emergere declassamenti del credito, aumenti dei tassi di insolvenza e bilanci sotto stress, soprattutto nei modelli di business meno focalizzati sulla qualità in cui non investiamo.

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Tra le maggiori società ad avere osservato buoni risultati troviamo Microsoft, la cui forte attività nel settore del cloud compensa i minori ricavi da licenze/server e strumenti. Johnson & Johnson ha conseguito un’ottima crescita nel pharma del 10% e una crescita sul fronte consumer (Tylenol, farmaci antinfluenzali) dell’11%, compensando la debolezza del Medtech -7%, poiché le operazioni non urgenti si sono fermate durante questa crisi. Ecolab, che nonostante l’avvertimento di una leggera contrazione dei prossimi trimestri, ha ottenuto una buona performance, vedendo una robusta crescita trimestrale dell’utile operativo dell’8%. Tra le società che hanno accusato maggiormente il periodo, c’è MTU, l’operatore per la manutenzione aerospaziale, che è rimasto debole, dato che le prospettive dell’industria aerospaziale commerciale sono ancora incerte nel breve termine; Inner Mongolia Yili, il più grande produttore lattiero caseario cinese, ha rilasciato risultati deludenti con vendite e profitti del primo trimestre in calo rispettivamente dell’11% e del 37% (minore domanda dei consumatori, rivenditori chiusi, logistica limitata). Fortunatamente, sembra che il peggio sia passato: il management ha fornito una previsione sulla crescita dei ricavi del 7% per l’intero anno. Anche Pan Pacific ha registrato un notevole ritardo: dopo aver significativamente sovraperformato nei periodi precedenti ha una valutazione corrente meno interessante.

I prossimi dati economici indicheranno una profonda recessione in cui la contrazione del PIL reale sembra essere equivalente a quella del secondo dopoguerra. Alcuni economisti stimano che la disoccupazione negli Stati Uniti potrebbe raggiungere il 30%, eclissando il 25% visto nel 1929, mentre il Fondo Monetario Internazionale prevede che il debito pubblico dei mercati sviluppati aumenterà di 6.000 miliardi di dollari, raggiungendo i 66.000 miliardi di dollari quest’anno (122% del PIL con deficit di bilancio che salgono all’11% del PIL). Da “Too big to fail’ ” a “Too many to fail” e le banche centrali sembrano pronte a stampare tutta la carta necessaria, senza dubbio con la consapevolezza che il debito dovrà essere ridotto ricorrendo all’inflazione nel corso della prossima generazione. Rimaniamo concentrati sui fondamentali delle singole società, selezionando le aziende più capaci di navigare in questi tempi strani e volatili.

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