Outlook positivo per il debito italiano ma serve stabilità politica

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Iniziamo il 2021 in un contesto simile a quello che ha caratterizzato la maggior parte dell’anno scorso, con le restrizioni dovute al Covid-19 che bloccano l’Europa, e l’Italia non fa eccezione da questo punto di vista. Sebbene l’outlook per la seconda parte dell’anno sia più promettente grazie alle campagne di vaccinazione, i primi mesi saranno impegnativi. Il Governo italiano di recente ha annunciato un nuovo pacchetto di stimoli da €30 miliardi finanziato a debito, che farà incrementare il deficit di bilancio fino al 9% del Pil nel 2021, rispetto a un livello inizialmente previsto del 7%. Tuttavia, crediamo che la sostenibilità del debito passerà in secondo piano quest’anno, mentre l’Europa cercherà di riprendersi dalla pandemia ancora in corso. Viceversa, le Istituzioni europee e le agenzie di rating porranno l’attenzione sulle riforme a sostegno della crescita adottate dal Governo Conte e sull’uso ottimale dei €200 miliardi previsti dal Recovery Fund dell’Unione Europea. Un rischio politico contenuto, con il Governo in carica che ha affrontato e vinto un voto di fiducia, rimarrà un fattore importante quest’anno per quanto riguarda l’implementazione di queste riforme.

Dal punto di vista dei mercati, il modo in cui l’Italia interagisce con le Istituzioni europee ha sempre avuto un peso nel determinare i costi di indebitamento per il Paese negli ultimi anni. Per questo, la recente incertezza politica si è tradotta in volatilità sugli spread dei Btp. Mantenere bassi i costi di rifinanziamento è un fattore cruciale per portare avanti un programma di crescita: per questo, è essenziale una rapida risoluzione della crisi politica, evitando di andare alle elezioni e di spianare la strada ai partiti più euroscettici. Inoltre, la Banca d’Italia prevede una crescita del 3,5% nel 2021, un livello più basso rispetto alle aspettative dei mercati, quindi qualunque rischio di ribasso rispetto a questa previsione avrebbe ripercussioni sostanziali sull’outlook complessivo.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

A prescindere dalle recenti tensioni politiche, la BCE rimane ben saldamente impegnata ad acquistare i bond governativi italiani fino a marzo 2022, supportando l’offerta di bond nel breve e ancorando i costi di rifinanziamento nel processo. In questo senso, i timori circa potenziali declassamenti da parte delle agenzie di rating sono diminuiti, come dimostra l’esempio di Standard&Poor’s che ha deciso di alzare l’outlook dell’Italia alla fine dell’anno appena passato, proprio basandosi su questa premessa.

Prima dell’ultimo round di restrizioni per il Covid-19, le previsioni erano per un surplus primario dell’Italia nel 2021, con il rapporto debito/Pil che avrebbe toccato il picco intorno al 150%. Queste aspettative ora sono più incerte con il debito/Pil vicino al 155%. Persiste una contrapposizione evidente con la maggior parte degli altri Paesi nel mondo occidentale, dove i livelli di debito sono attesi in aumento sincronizzato verso livelli simili a quelli dell’Italia ma, cosa molto importante, con rating creditizi solitamente più elevati. Crediamo che ciò sia sbagliato. Di conseguenza, ci aspettiamo che le agenzie di rating forniscano condizioni più eque in merito ai criteri di sostenibilità del debito, favorendo in ultima analisi una maggiore convergenza, con implicazioni positive per gli spread sui BTP nel tempo. Ciò potrebbe agire da ‘terapia’ per le dinamiche del debito dell’Italia, la quale – sotto il cappello del nuovo bilancio europeo – finalmente non sarà più un pagatore netto e potrà, di conseguenza, focalizzarsi sulle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno.

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