Robeco: MAGA 2.0: I mercati amano guardare in alto dopo la vittoria di Trump

Lauren Mariano, Portfolio Manager Team Global Macro di Robeco -

Anche se i risultati ufficiali per la Camera potrebbero non essere proclamati ancora per diversi giorni, i mercati hanno deciso di puntare ulteriormente sul ‘Trump trade’ nell’ambito di diverse asset class.

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Prospettive per una “valanga rossa”

L’andamento generale del mercato è stato finora coerente con l’ipotesi di una “valanga rossa” o vittoria schiacciante dei Repubblicani. Una valanga rossa rafforzerebbe l’agenda politica di Trump, permettendogli di attuare più facilmente cambiamenti legislativi significativi in materia di commercio, immigrazione e imposte. Finora i mercati azionari statunitensi hanno reagito positivamente alla notizia, poiché il programma di Trump contempla politiche che probabilmente sosterranno gli utili aziendali attraverso sgravi fiscali e promuoveranno la deregolamentazione.

Tuttavia, i rendimenti obbligazionari statunitensi sono aumentati lungo tutta la curva, producendo un ‘bear steepening’, in quanto i mercati hanno cominciato a scontare un aumento dei deficit e dell’inflazione. I rendimenti a breve hanno iniziato a incorporare i rischi d’inflazione associati a un aumento significativo dei dazi all’importazione a livello globale, insieme alla potenziale deportazione di milioni di immigrati irregolari, nonché le possibili ripercussioni sulle prospettive di politica monetaria della Fed.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Incertezza sui dazi

Adesso che i mercati hanno cominciato a riflettere in qualche misura l’impatto delle politiche economiche attese di un’amministrazione Trump 2.0, il loro andamento futuro dipenderà da alcune importanti incertezze riguardo ai tempi, all’entità e alla portata delle diverse proposte. Le posizioni protezionistiche di Trump e la sua preferenza per un aumento dei dazi all’importazione sono state ampliamente pubblicizzate, ma non vi è ancora chiarezza sui tempi e sulla portata effettiva delle misure che intende adottare. I dazi effettivi potrebbero differire dagli importi citati se Trump userà la minaccia di un loro aumento come strumento negoziale; inoltre, se davvero introdurrà dazi all’importazione universali, sarà importante capire come potrebbero reagire gli altri paesi. È probabile che Trump si concentri innanzitutto sulla politica commerciale nei confronti della Cina, visto il sostegno bipartisan a favore di relazioni più dure con Pechino e considerando che non serve l’approvazione del Congresso per attuare alcune misure.

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Impatto sull’Europa

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Un aumento dei dazi statunitensi sui prodotti provenienti dall’Europa sarebbe una brutta notizia per l’economia e per le prospettive di crescita della regione, accentuando la pressione sulla BCE affinché tagli i tassi. Il resto del mondo dovrebbe continuare a vivere all’ombra dei mercati azionari statunitensi, con brevi fasi di sovraperformance, ma nulla di sostenibile. Con l’aumento dei dazi e dell’eccezionalità statunitense, la selezione delle imprese e dei settori diventerà ancora più importante. Per ora gli Stati Uniti potrebbero rimanere la destinazione primaria per i capitali grazie al vigore del dollaro, ai rendimenti più elevati, alla crescita più sostenuta e ai maggiori livelli di innovazione. La politica in materia di immigrazione giocherà un ruolo cruciale nel definire le prospettive per l’economia statunitense, poiché gli sforzi di Trump per rafforzare il confine e rimpatriare milioni di immigrati irregolari potrebbero avere effetti significativi sull’offerta di lavoro e sull’inflazione negli Stati Uniti.

Migliaia di miliardi di debito

Presto o tardi l’attenzione si concentrerà sui costi delle politiche di Trump, dal momento che il disavanzo di bilancio degli Stati Uniti si attesta già a 1.800 miliardi di dollari all’anno e il debito nazionale ha raggiunto i 35.900 miliardi di dollari, pari al 122% del PIL. La politica fiscale di un’amministrazione Trump 2.0, soprattutto con un governo unificato, comporterà probabilmente maggiori stimoli, una minore imposizione e disavanzi di bilancio più elevati negli anni a venire. L’amministrazione è intenzionata a prorogare il Tax Cuts and Jobs Act del 2017 e potrebbe ridurre ulteriormente le aliquote dell’imposta sul reddito delle società. Anche se questo stimolo sarà compensato in parte dal gettito dei dazi, il Committee for a Responsible Federal Budget stima che nel prossimo decennio le politiche di Trump potrebbero incrementare il debito nazionale statunitense di 7.700 miliardi di dollari.

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