In Italia il rischio di insolvenza delle imprese è più elevato di tanti Paesi europei. Tra i settori, costruzioni e tessile-abbigliamento continuano ad avere un rischio molto alto; cresce il rischio nell’automotive e metallurgico

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Il Barometro di Coface offre ancora una volta una fotografia puntuale a livello mondiale dei rischi dei Paesi e dei settori -afferma Ernesto De Martinis, CEO Regione Mediterraneo & Africa Coface– Ci sono dei segnali di miglioramento sul fronte della crescita mondiale, ma l’Italia è l’unico Paese occidentale che continua ad avere a livello generale un livello di rischio di insolvenza delle imprese elevato -seppur non alto- rispetto a nazioni più virtuose come la Francia, Germania e Spagna dove il rischio è basso. Guardando ai settori, sarà necessario prestare una maggiore attenzione all’automotive e al metallurgico, dove il rischio è diventato molto alto.”

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Come sarà il 2025? Forse le incognite elettorali dello scorso anno sono state (in parte) superate, ma l’orizzonte è tutt’altro che sereno e raramente i rischi sono apparsi così elevati. Da un lato la politica degli Stati Uniti potrebbe essere deleteria per molte economie mondiali, dall’altro la Cina continua a misurarsi con una grande sovraccapacità produttiva, mentre molti Paesi emergenti sono minacciati dall’apprezzamento del dollaro e dal deflusso di capitali. L’Europa, nel frattempo, deve affrontare una nuova sfida con l’alleato statunitense, in aggiunta ai problemi esistenti e ai già limitati margini di manovra dei conti pubblici.

In questo contesto e nel quadro dello scenario centrale, che prevede per ora una stabilizzazione dell’attività globale, Coface ha rivisto sette valutazioni paese (4 classificazioni in positivo e 3 declassamenti) e 20 valutazioni settoriali (8 classificazioni in positivo e 12 declassamenti).

Si conferma la divergenza fra le due sponde dell’Atlantico

Il 2025 dovrebbe confermare la divergenza fra l’economia degli Stati Uniti e quella dell’area euro. La crescita degli Stati Uniti si prospetta stabile grazie alla tenuta della spesa delle famiglie statunitensi, trainata da un mercato del lavoro dinamico e dall’effetto ricchezza legato all’aumento dei prezzi degli immobili e dei titoli azionari. La deregolamentazione e i tagli alle imposte promessi dal Presidente Trump favoriranno gli investimenti.

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Per contro, Coface prevede che la crescita in Europa sarà limitata e gravata dai problemi dell’industria e delle costruzioni. Nonostante il calo dell’inflazione, è probabile che la spesa dei consumatori risulti ancora frenata dalla scarsa fiducia delle famiglie in un contesto di incertezza politica in vari Paesi, tra cui Francia e Germania. Ci si attende una crescita debole sia in questi due Paesi che in Italia, e un significativo rallentamento in Spagna.

L’industria europea dell’auto è a corto di carburante

L’industria automobilistica europea ha subito un forte rallentamento nel 2024. La domanda di autovetture è rimasta stagnante, e gli indicatori di produzione mostrano una perdita di slancio dell’attività manifatturiera nella maggior parte dei Paesi della regione. Le nuove immatricolazioni nel 2024 hanno registrato una modesta crescita di +0,8% su base annua, registrando addirittura un calo del 3% su base annua nella seconda metà dell’anno. Anche il 2025 non promette bene per l’industria automobilistica europea, che rischia di trovarsi schiacciata fra la sempre maggiore concorrenza cinese e le incognite del mercato statunitense, con la minaccia di barriere doganali.

L’elezione di Donald Trump cambia le carte in tavola per molti paesi emergenti.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Le economie emergenti affrontano una nuova situazione particolarmente sfavorevole, con un rapido apprezzamento del dollaro e consistenti fughe di capitali in vari Paesi. L’elezione di Donald Trump ha ridefinito le prospettive monetarie e finanziarie globali, aggravando i problemi delle economie più fragili. Questi Paesi, in particolare quelli più indebitati in dollari, rischiano di assistere a un rapido deterioramento delle loro condizioni economiche per l’aumento dei tassi di interesse e/o il deprezzamento della valuta. Il fortissimo deprezzamento del real brasiliano alla fine del 2024 – il real ha perso il 10% tra la fine di novembre e il 25 dicembre, nonostante l’aumento dei tassi di interesse da parte della banca centrale brasiliana – è un esempio delle turbolenze che possono investire un paese con forti squilibri con l’estero e/o di conti pubblici.

Nemmeno la Cina è al sicuro. Senza nuovi ingenti stimoli, la crescita dovrebbe rallentare significativamente dopo il 5% registrato ufficialmente lo scorso anno (4,3% secondo le nostre previsioni per quest’anno). I dazi USA rappresentano il principale rischio per il Paese. A prescindere dalla portata e tempistica, il loro impatto è destinato a essere (molto) negativo.

Crescita globale stabile ma ancora limitata

Nonostante il contesto sempre più incerto, Coface prevede per il 2025 un leggero miglioramento della crescita mondiale al 2,7% (rispetto al 2,6% della nostra precedente stima). La revisione al rialzo è dovuta soprattutto all’inattesa resilienza dell’economia USA, che compensa la persistente debolezza dell’area euro.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

 

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