Tensioni commerciali: segnali di un possibile cambio di tono a Washington

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Ci sono segnali di un possibile cambio di tono a Washington sul fronte commerciale, ma manteniamo un approccio prudente.
Il PIL dell’Area Euro sorprende positivamente a inizio 2025, ma i venti contrari restano troppo forti.

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La guerra commerciale causa un ulteriore rinvio della liberalizzazione finanziaria in Cina.

Non attribuiamo eccessiva rilevanza alla contrazione del PIL statunitense nel primo trimestre: l’impennata delle importazioni per anticipare l’imposizione dei dazi non deve offuscare la tenuta della domanda interna, che resta solida, così come la creazione di posti di lavoro, ancora su livelli soddisfacenti. Continuiamo a non attenderci un intervento preventivo da parte della Fed, che a nostro avviso confermerà questa settimana l’approccio attendista. Tuttavia, la crescente consapevolezza dei potenziali danni economici – che si aggiunge a un clima sociale già deteriorato – potrebbe aver contribuito al cambio di tono della Casa Bianca sulla guerra commerciale. La scorsa settimana sono state annunciate nuove concessioni e i negoziati con la Cina potrebbero finalmente iniziare. Parallelamente, l’Ue ha avanzato una proposta agli Stati Uniti con termini che potrebbero avvicinarsi alla visione americana sulle questioni commerciali. Tuttavia, le posizioni di partenza restano molto distanti tra le parti.

Riteniamo che saranno necessari danni economici più tangibili negli Stati Uniti – e/o ulteriori concessioni da parte degli altri attori globali – prima che emerga una reale zona di compromesso.

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Nel frattempo, l’Area Euro ha aperto l’anno con un’espansione del PIL dello 0,4% su base trimestrale, meglio delle attese. Tuttavia, riteniamo che i venti contrari continueranno a pesare sull’attività economica, come indicano anche le indagini congiunturali, rendendo necessaria una politica monetaria più espansiva da parte della Bce. Sebbene Philip Lane abbia aperto alla possibilità di un taglio da 50 punti base, pensiamo che le persistenti pressioni inflazionistiche nel settore dei servizi – evidenti nell’indice dei prezzi al consumo di aprile – indurranno la Banca Centrale a procedere con cautela. È più probabile un taglio da 25 punti base nella riunione di giugno, a meno che la guerra commerciale non si aggravi o i negoziati non si rivelino inconcludenti.

Pur restando ragionevolmente fiduciosi in un atteggiamento cooperativo da parte di Pechino nei confronti del resto del mondo – ad esclusione degli Stati Uniti – sul fronte commerciale, riteniamo che la guerra dei dazi continuerà a ridurre le prospettive di una liberalizzazione finanziaria in Cina. In un contesto in cui lo stimolo fiscale sarà ampliato per compensare la domanda estera in calo, la repressione finanziaria potrebbe risultare una tentazione difficile da respingere per gestire le crescenti pressioni sui conti pubblici.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

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