DWS – Cautamente ottimisti: le nostre previsioni per i prossimi 12 mesi

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Dall’inizio dell’anno, non sono certo mancate le sorprese — e non solo negative. L’imprevedibilità continua a essere la regola del gioco, con un presidente statunitense iperattivo che rappresenta probabilmente la principale fonte di sorprese. Tuttavia, riteniamo che i mercati stiano migliorando nella capacità di gestirle. O forse sarebbe più corretto dire che mercati e nuova amministrazione stanno imparando a gestirsi a vicenda. Almeno finora, Donald Trump ha spesso fatto marcia indietro rispetto a iniziative particolarmente preoccupanti per i mercati finanziari — almeno quando il danno diventava evidente. Di conseguenza, ci aspettiamo qualche impatto (ma non danni catastrofici) da dazi più elevati e altre incertezze legate alla politica.

“Nel prossimo anno, la politica statunitense influenzerà fortemente i mercati, con cambiamenti nel commercio globale dovuti all’aumento dei dazi che, inizialmente, a nostro avviso, freneranno la crescita degli Stati Uniti. Anche se il picco di incertezza legato ai dazi potrebbe essere passato, i titoli legati al commercio continueranno probabilmente a influenzare i mercati,” spiega Vincenzo Vedda, Chief Investment Officer di DWS. Altrove, le prospettive economiche si sono schiarite, in particolare in Europa, grazie a politiche fiscali più espansive in Germania. Come mostra il nostro Chart of the Week, ciò dovrebbe tradursi, a nostro avviso, in una visione relativamente positiva per gli utili a lungo termine a livello globale, sostenendo i mercati azionari nonostante la possibilità sempre presente di battute d’arresto temporanee.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Per l’obbligazionario, la nostra ipotesi chiave è che la “de-dollarizzazione” sarà un processo molto graduale e che la Federal Reserve (Fed) interverrebbe se i rendimenti dei Treasury USA a 10 e 30 anni dovessero superare significativamente il 5%.
In tal caso, ci aspettiamo che anche i titoli di Stato a breve o medio termine e le obbligazioni corporate investment grade in altre aree trarrebbero beneficio da questo sostegno implicito. Inoltre, un indebolimento del dollaro rispetto all’euro, allo yen e ad alcune valute asiatiche favorirebbe i rendimenti attesi dagli asset globali per gli investitori statunitensi. Solidi fondamentali e buoni indicatori tecnici di mercato dovrebbero sostenere ulteriormente il segmento obbligazionario — nel complesso, preferiamo le obbligazioni corporate europee rispetto a quelle statunitensi, e le obbligazioni investment grade rispetto a quelle ad alto rendimento (high yield).

Previsioni DWS per i prossimi 12 mesi: PIL, inflazione e rendimenti totali

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Certo, tutto ciò presuppone condizioni relativamente favorevoli per quanto riguarda l’ordine della sicurezza globale e l’architettura del commercio internazionale. Su questo punto, vorremmo sottolineare tre aspetti:
Primo, l’oro rimane a nostro avviso interessante, non solo per il potenziale di ulteriori guadagni, ma anche perché aggiunge diversificazione al portafoglio e può agire come copertura contro alcune minacce geopolitiche ed economiche.
Secondo, le aspettative su ciò che Trump realizzerà — non solo in ambito commerciale, ma anche su tasse e deregolamentazione — non appaiono più eccessivamente ottimistiche, lasciando spazio a eventuali sorprese positive.
Terzo, i segnali di un isolazionismo deliberato da parte degli Stati Uniti hanno già cominciato a sbloccare stalli politici di lunga data in altre aree del mondo — il superamento del freno al debito in Germania ne è l’esempio più evidente.
In sintesi, confermiamo quindi la nostra visione: una strategia d’investimento globalmente diversificata, per aree geografiche, classi di attivo e stili, rimane essenziale per poter cogliere le opportunità derivanti dalle oscillazioni di mercato, pur restando preparati alla volatilità.

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