Confartigianato Imprese e OpenAI. Le PMI italiane accelerano sull’intelligenza artificiale: oltre cinque ore risparmiate a settimana grazie all’AI

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All’ADI Design Museum di Milano il debutto italiano dello SME AI Accelerator promosso da OpenAI, Confartigianato e Booking.com

L’intelligenza artificiale entra sempre più concretamente nel tessuto produttivo italiano, ma il vero obiettivo non è più soltanto sperimentarla: è riuscire a integrarla in modo stabile, quotidiano e produttivo all’interno delle attività delle piccole e medie imprese. È questo il messaggio emerso dall’evento italiano dello SME AI Accelerator che si è svolto all’ADI Design Museum di Milano, iniziativa europea promossa da OpenAI insieme a Confartigianato Imprese e Booking.com per accompagnare le PMI nell’adozione concreta dell’intelligenza artificiale.

Il progetto, lanciato ad aprile, coinvolge sei Paesi europei — Italia, Francia, Germania, Polonia, Irlanda e Regno Unito — e punta a raggiungere complessivamente 10 mila imprese. Per l’Italia, Confartigianato è partner esclusivo dell’iniziativa grazie a un Memorandum d’intesa siglato con OpenAI, un elemento che evidenzia come il tema dell’AI stia diventando centrale anche per il mondo dell’artigianato e delle microimprese, storicamente meno esposte alle grandi trasformazioni digitali rispetto alle aziende di maggiori dimensioni.

Un quadro in forte evoluzione

I dati presentati durante l’evento mostrano un quadro in forte evoluzione. Secondo la ricerca realizzata da OpenAI su mille decisori di PMI italiane, il 79% delle imprese utilizza già strumenti di intelligenza artificiale nelle attività professionali. Una percentuale elevata che conferma come l’AI sia uscita dalla fase puramente sperimentale. Tuttavia emergono differenze significative: l’adozione sale al 91% nelle imprese di medie dimensioni, mentre scende al 68% tra lavoratori autonomi e realtà più piccole, segnalando un divario tecnologico ancora marcato tra aziende strutturate e microimprese.

La ricerca evidenzia soprattutto benefici immediati in termini di produttività. Il 96% delle imprese che utilizza l’AI dichiara infatti di risparmiare tempo, con una media di 5,2 ore a settimana per azienda, equivalenti a oltre 270 ore all’anno. Non si tratta soltanto di tempo “liberato”, ma di tempo reinvestito in attività considerate a maggiore valore aggiunto: il 38% delle imprese lo utilizza per migliorare prodotti e servizi, altre aziende lo destinano alla pianificazione strategica, alla creatività, al marketing o alla gestione del rapporto con i clienti.

L’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale viene impiegata soprattutto per:

  • creazione di contenuti;
  • gestione documentale;
  • customer care;
  • traduzioni;
  • organizzazione amministrativa;
  • automazione di attività ripetitive;
  • supporto commerciale e marketing digitale.

Secondo altre ricerche internazionali, l’impatto potrebbe crescere ulteriormente nei prossimi anni. Uno studio di McKinsey & Company stima che l’intelligenza artificiale generativa potrebbe aumentare la produttività globale tra il 0,1% e lo 0,6% annuo fino al 2040, mentre per le PMI l’effetto principale sarebbe la riduzione delle barriere di accesso a competenze avanzate prima disponibili soltanto per grandi aziende. Anche OECD sottolinea che l’AI potrebbe diventare un fattore decisivo per colmare parte del gap competitivo delle piccole imprese europee rispetto ai grandi gruppi internazionali.

Il ruolo di Confartigianato

Nel caso italiano il tema assume un valore ancora più strategico perché il sistema economico nazionale è composto prevalentemente da micro e piccole imprese. È qui che il ruolo di Confartigianato viene considerato cruciale: tradurre l’innovazione tecnologica in strumenti realmente comprensibili e applicabili per artigiani, commercianti e piccole aziende che spesso non dispongono né di dipartimenti IT né di risorse dedicate alla trasformazione digitale.

A portare i saluti di Confartigianato Imprese è stato Giovanni Mantegazza (nella foto) Presidente di APA Confartigianato Imprese, intervenuto in rappresentanza della Confederazione e del Presidente nazionale Marco Granelli. Mantegazza ha ribadito che la presenza di Confartigianato al fianco di OpenAI conferma il ruolo centrale dell’organizzazione nel guidare le micro, piccole e medie imprese dentro una trasformazione tecnologica che non può restare appannaggio delle grandi realtà, ma deve diventare accessibile, utile e concreta per tutto il sistema produttivo.

L’accesso alla tecnologia

Il rapporto evidenzia però anche le criticità. Il 46% delle PMI prevede di ampliare l’utilizzo dell’AI nei prossimi novanta giorni, ma tra le principali barriere emergono:

  • mancanza di competenze specifiche;
  • timori legati alla privacy e alla sicurezza dei dati;
  • scarsità di tempo;
  • difficoltà nel comprendere come integrare concretamente gli strumenti AI nei processi quotidiani.

Il vero problema non sembra quindi essere più l’accesso alla tecnologia, ma la capacità di costruire un utilizzo coerente e continuativo. Una situazione che OpenAI definisce come il passaggio “dalla sperimentazione alla scalabilità”. Molte aziende provano infatti strumenti di AI generativa, ma poche riescono ancora a trasformarli in processi stabili integrati nella gestione operativa.

Secondo OpenAI, proprio le microimprese rappresentano oggi il terreno più delicato ma anche più promettente della trasformazione digitale europea. “Per le realtà più piccole non si tratta solo di accedere alla tecnologia: è fondamentale avere tempo, competenze e chiarezza su come applicarla in maniera coerente con le attività quotidiane”, ha spiegato Rino Mura, EMEA Partnerships di OpenAI, sottolineando l’importanza di formazione pratica e casi d’uso concreti.

Il mercato del lavoro e l’organizzazione aziendale

Il tema si inserisce inoltre in una trasformazione più ampia del mercato del lavoro e dell’organizzazione aziendale. Sempre più studi mostrano che l’intelligenza artificiale tende a produrre i risultati migliori non dove sostituisce integralmente il lavoro umano, ma dove affianca le persone aumentando velocità, capacità organizzativa e qualità delle decisioni. Per le PMI italiane questo potrebbe significare:

  • maggiore competitività internazionale;
  • riduzione dei costi amministrativi;
  • migliore capacità di innovazione;
  • accesso semplificato a servizi avanzati;
  • aumento della produttività senza necessità di strutture aziendali più grandi.

Il tema europeo resta però anche quello di un passo avanti in termini culturali. In molti casi l’adozione dell’AI viene ancora percepita come tema “da grandi aziende tecnologiche”, mentre iniziative come lo SME AI Accelerator puntano proprio a diffondere l’accesso all’intelligenza artificiale e a renderla uno strumento quotidiano per il piccolo imprenditore, il laboratorio artigiano o la microazienda familiare.

In questo scenario, Milano si conferma uno dei principali laboratori italiani della trasformazione digitale delle imprese. E il fatto che il dibattito si sia svolto all’ADI Design Museum non è casuale: il futuro dell’intelligenza artificiale nelle PMI italiane non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche la capacità di integrare innovazione, creatività, organizzazione e cultura produttiva in un nuovo modello di competitività europea.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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