Pensioni, Opzione Donna quasi scomparsa: cresce l’età di uscita

Meno pensioni anticipate, cresce l’età di uscita dal lavoro
Le nuove regole introdotte negli ultimi anni sulle pensioni anticipate stanno producendo effetti sempre più evidenti. A certificarlo è il Rendiconto di Genere 2025 del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell’INPS, che fotografa un sistema previdenziale in cui l’accesso al pensionamento anticipato si restringe, l’età media di uscita dal lavoro aumenta e il divario tra uomini e donne continua a rappresentare una delle principali criticità.
I dati mostrano come le misure che in passato consentivano un’uscita anticipata dal lavoro abbiano perso progressivamente peso, riducendo il numero dei beneficiari e riportando una quota crescente di lavoratori verso i requisiti ordinari di pensionamento.
Opzione Donna ridotta ai minimi termini
Tra le misure più colpite dalla stretta normativa figura Opzione Donna. Nata per offrire maggiore flessibilità alle lavoratrici con lunghe carriere contributive, la misura è stata progressivamente limitata fino a riguardare esclusivamente categorie ristrette come caregiver, lavoratrici invalide o dipendenti di aziende in crisi.
L’effetto è stato immediato: il numero delle nuove pensioni liquidate attraverso questo canale si è drasticamente ridotto rispetto agli anni precedenti, trasformando quella che era stata una delle principali vie di uscita anticipata per le donne in uno strumento ormai residuale.
Anche le diverse formule di pensionamento anticipato che hanno sostituito Quota 100 hanno registrato un progressivo ridimensionamento della platea potenziale, contribuendo a rallentare il ricambio generazionale nel mercato del lavoro.
Nuovi assegni più leggeri
Parallelamente alla riduzione delle uscite anticipate emerge un altro elemento di rilievo: l’importo medio delle nuove pensioni continua a risentire delle trasformazioni del mercato del lavoro e dell’applicazione sempre più estesa del sistema contributivo.
Carriere discontinue, periodi di lavoro precario, salari più bassi e frequenti interruzioni contributive si traducono infatti in assegni pensionistici meno generosi rispetto al passato. Una tendenza che interessa soprattutto le generazioni più giovani e le lavoratrici, maggiormente esposte a percorsi professionali frammentati.
Il Rendiconto evidenzia come il progressivo passaggio al metodo contributivo stia accentuando il legame tra storia lavorativa e importo della pensione, rendendo sempre più difficile compensare le disuguaglianze maturate durante la vita attiva.
Il gender gap pensionistico resta una ferita aperta
La questione più rilevante resta però quella del divario pensionistico di genere. Nonostante i progressi registrati nel mercato del lavoro, le donne continuano a percepire pensioni significativamente inferiori rispetto agli uomini.
Secondo i dati del CIV-INPS, le pensioni di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti del settore privato risultano mediamente inferiori di oltre il 40% rispetto a quelle maschili. Una differenza che affonda le radici nei minori livelli occupazionali femminili, nei salari più bassi e nelle interruzioni di carriera legate alle attività di cura familiare.
Anche sul fronte delle pensioni anticipate il divario rimane marcato. Le donne rappresentano poco più di un terzo dei beneficiari di queste prestazioni, segno delle maggiori difficoltà nel raggiungere i requisiti contributivi richiesti dalla normativa.
Occupazione femminile e previdenza: un legame sempre più stretto
Il rapporto sottolinea come il tema pensionistico non possa essere affrontato separatamente da quello occupazionale. La minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro continua infatti a riflettersi direttamente sui trattamenti previdenziali.
Tassi di occupazione inferiori rispetto agli uomini, maggiore diffusione del part-time involontario e differenziali retributivi ancora consistenti producono effetti che si accumulano nel corso della vita lavorativa e si manifestano in modo evidente al momento del pensionamento.
Per il CIV-INPS, ridurre il divario pensionistico significa quindi intervenire prima di tutto sulle condizioni di accesso e permanenza delle donne nel mercato del lavoro.
Una sfida che riguarda il futuro del sistema previdenziale
La fotografia scattata dal Rendiconto di Genere restituisce l’immagine di un sistema previdenziale chiamato a confrontarsi con sfide sempre più complesse. Da un lato la sostenibilità finanziaria impone maggiore prudenza nell’accesso alle pensioni anticipate; dall’altro cresce l’esigenza di garantire tutele adeguate a chi ha avuto percorsi lavorativi discontinui e retribuzioni più basse.
Il rischio evidenziato dal rapporto è che le nuove generazioni, e in particolare le donne, arrivino alla pensione con assegni sempre più contenuti, ampliando ulteriormente le disuguaglianze sociali già presenti durante la vita lavorativa.
In questo scenario, il nodo del gender gap pensionistico continua a rappresentare una delle questioni più urgenti per il futuro del welfare italiano.





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