Detrazione abbonamento trasporto pubblico 730/2026: come funziona, limiti e documenti necessari

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Detrazione abbonamento trasporto pubblico: cos’è e chi ne ha diritto

La detrazione per l’abbonamento al trasporto pubblico permette di recuperare parte della spesa sostenuta per muoversi con bus, tram, metro e treni regionali. Il beneficio, previsto dall’articolo 15, comma 1, lettera i-decies) del TUIR, riguarda anche le spese sostenute nel 2025 e va indicato nel Modello 730/2026 o nel Modello Redditi PF 2026, tra gli oneri detraibili.

Quanto si recupera: il limite dei 250 euro e il calcolo del 19%

Lo sconto fiscale corrisponde al 19% della spesa ammessa, calcolato su un tetto massimo di 250 euro: il risparmio Irpef più alto ottenibile è dunque 47,50 euro. Questo limite non si applica a ogni singolo abbonamento acquistato, ma all’importo complessivo riconosciuto al contribuente, comprese le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico secondo l’articolo 12 del TUIR. Quando la spesa per l’abbonamento di un familiare supera il tetto di 250 euro, l’importo eccedente non può essere ripartito pro quota tra due genitori: il limite resta unico e complessivo.

Quali abbonamenti sono detraibili e quali sono esclusi

Non tutti i titoli di viaggio danno diritto al vantaggio fiscale. La normativa riguarda gli abbonamenti, cioè titoli che consentono viaggi ripetuti per un periodo definito su una linea o su un’intera rete. Rientrano quindi gli abbonamenti settimanali, mensili o annuali che garantiscono un accesso continuativo al servizio pubblico locale, regionale e interregionale, quali autobus urbani ed extraurbani, tram, metropolitane e treni regionali. Restano invece esclusi i biglietti occasionali, anche quando la loro validità supera le 24 ore, così come gli abbonamenti ai servizi di alta velocità come Frecciarossa o Italo. Sono escluse anche le carte integrate che comprendono, oltre al trasporto, servizi ulteriori come l’ingresso a musei o spettacoli.

Detrazione trasporto pubblico e familiari a carico: le regole

Se un genitore paga l’abbonamento del figlio, la spesa rientra nel beneficio purché il figlio risulti a carico e siano rispettati i requisiti documentali richiesti. Per individuare la spesa detraibile si applica il principio di cassa: conta l’anno in cui è stato effettuato il pagamento, indipendentemente dal periodo di validità dell’abbonamento. Un titolo acquistato a dicembre 2025 con validità dal gennaio successivo rientra comunque tra le spese 2025.

Rimborsi del datore di lavoro: quando la detrazione non spetta

Le somme già restituite dal datore di lavoro e indicate nella Certificazione Unica 2026 con il relativo codice non possono essere portate nuovamente in detrazione. Il beneficio spetta solo sulla parte di spesa rimasta effettivamente a carico del contribuente.

Pagamento tracciabile e documenti da conservare

Il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili: carte, bonifici, versamenti postali, PagoPA o applicazioni di intermediari autorizzati. I pagamenti in contanti, anche se accompagnati da una ricevuta nominativa, escludono il diritto alla detrazione. La documentazione da conservare deve permettere di risalire al tipo di titolo acquistato, al soggetto che lo utilizza, al periodo di validità, all’importo pagato e alla data del pagamento; per gli abbonamenti digitali è sufficiente un codice identificativo riconducibile all’intestatario. Quando la ricevuta è intestata a un familiare a carico, può essere necessaria una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti chi ha effettivamente sostenuto la spesa.

Come inserire la detrazione nel modello 730: codice 40, righi E8-E10

Nella dichiarazione dei redditi la spesa va inserita nel quadro E, righi da E8 a E10 del Modello 730, con il codice 40; per il Modello Redditi i righi corrispondenti sono RP8 e RP13. Chi utilizza il 730 precompilato potrebbe già trovare l’importo inserito, poiché le aziende di trasporto pubblico trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati relativi agli abbonamenti pagati con strumenti tracciabili: resta comunque opportuno verificare che la cifra sia corretta e che comprenda anche le spese sostenute per i familiari a carico, non sempre rilevate automaticamente dal sistema.

Detrazione trasporto pubblico per i redditi alti: il nuovo limite 2025

Dal periodo d’imposta 2025 la fruizione di questa come di altre detrazioni per oneri è condizionata, per i redditi più alti, dal nuovo meccanismo introdotto dall’articolo 16-ter del TUIR, la cosiddetta riforma del riordino delle detrazioni prevista dalla legge di bilancio 2025 e illustrata dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 6/E del 29 maggio 2025. Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, l’insieme delle spese detraibili al 19%, compresa quella per l’abbonamento ai trasporti, concorre a un tetto calcolato moltiplicando un importo base per un coefficiente legato al numero di figli a carico: l’importo base è di 14.000 euro per i redditi tra 75.001 e 100.000 euro e di 8.000 euro oltre i 100.000 euro, mentre il coefficiente varia da 0,50 in assenza di figli a 1 in presenza di almeno tre figli o di un figlio con disabilità accertata. Il tetto specifico di 250 euro per il trasporto pubblico resta comunque fermo: la novità riguarda il limite complessivo entro cui questa e le altre detrazioni ordinarie vengono sommate quando il reddito supera la soglia indicata.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

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Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.