Banca Ifis, il ceo Geertman si dimette dopo l’ispezione di Bankitalia. Il titolo crolla ancora
Il titolo ha chiuso la seduta in calo, nonostante una piccola ripresa finale, a 11,91 euro. Uno scivolone che fotografa i timori degli investitori sulle ricadute dell’ispezione. Dai massimi dell’anno, la capitalizzazione si è quasi dimezzata.

Frederik Geertman si è dimesso da amministratore delegato di Banca Ifis il 24 settembre 2026. Con effetto immediato.
Aveva quasi sei anni di mandato alle spalle. E un curriculum che non lasciava presagire una fine silenziosa.
Nato a Oristano nel 1970, laurea in Ingegneria Chimica alla Delft University of Technology in Olanda, MBA ad INSEAD a Fontainebleau. Prima McKinsey, poi quasi dieci anni in UniCredit come responsabile del marketing globale e della rete italiana per famiglie e PMI, poi vice direttore generale e chief commercial officer di UBI Banca dal 2016 al 2020. Nel corso della propria carriera aveva guidato la digitalizzazione dei rapporti con la clientela in un’ottica omnicanale, incrementando la produttività commerciale attraverso il ridisegno dell’organizzazione e dei processi commerciali.
Aveva un motto: aggressivi con i problemi, gentili con le persone.
Era arrivato in Banca Ifis nel dicembre 2020, al posto di Luciano Colombini. La famiglia Fürstenberg lo aveva scelto per guidare la trasformazione dell’istituto — uscire dalla dipendenza dagli NPL, allargare la base ricavi, modernizzare i processi. Una missione chiara, in un istituto che aveva costruito la sua storia sul credito deteriorato.

Nei cinque anni successivi, la missione si era complicata
Sotto la sua guida Ifis aveva iniziato a diversificare il business per allargare la base ricavi rispetto al tradizionale settore degli NPL. Due obiettivi complicati nel 2025 dall’acquisizione di illimity, che aveva portato un robusto portafoglio di crediti deteriorati nell’attivo di Ifis, allargando così l’esposizione al comparto che si voleva ridurre.
Una contraddizione strategica difficile da ignorare.
I rilievi di Bankitalia
Il 23 settembre Bankitalia ha consegnato il verbale dell’ispezione condotta tra gennaio e giugno. Giudizio parzialmente sfavorevole. I rilievi riguardano le cartolarizzazioni, il processo del credito e gli NPL acquistati da terzi — aree che toccano il cuore del modello di business. Bankitalia ha chiesto piani di rimedio su antiriciclaggio, rischio ICT e sicurezza operativa, sistema dei controlli interni, governo societario e sostenibilità del modello di business. Ha anche avviato il procedimento per eventuali requisiti patrimoniali aggiuntivi.
Il giorno dopo, le dimissioni.
Ma c’è un dettaglio che cambia la lettura della storia. Geertman voleva lasciare l’incarico da qualche tempo. Aveva atteso la fine dell’ispezione di Bankitalia. Le dimissioni non sono arrivate sotto pressione esterna. Sono arrivate nel momento che lui aveva scelto — che ha coinciso con il momento peggiore per la banca.
Una sfumatura che il mercato ha scelto di ignorare.
Il cambio al vertice
Al suo posto il Consiglio ha cooptato Raffaele Zingone. Conosce bene la banca: è in Ifis da circa vent’anni, ha ricoperto diversi incarichi manageriali ed è anche amministratore delegato di illimity dal 2026. Fabio Lanza, fino a ieri vicedirettore generale e chief operating officer, diventa direttore generale.
Non è un cambio di guardia. È una scelta di continuità in un momento in cui la banca ne ha bisogno.
Lo scenario
Perché la partita non si esaurisce nei rilievi da sanare. Nello stesso giorno delle dimissioni, Bankitalia ha approvato la fusione con illimity. La banca ha ricevuto le offerte non vincolanti per l’acquisizione del business NPL — sia da società italiane che internazionali — e ora si passa alla seconda fase che dovrebbe concludersi con la sottoscrizione di un’offerta vincolante. I dati del primo semestre 2026 raccontano un utile netto di appena 8 milioni di euro, dopo accantonamenti straordinari per 84 milioni legati all’integrazione.
Banca Ifis sta cambiando pelle mentre è sotto osservazione.
Esce dagli NPL. Assorbe illimity. Cambia il CEO. Risponde alla Vigilanza. Tutto insieme, tutto adesso.
Per il nuovo CEO la partita comincia in salita: dovrà convincere il mercato che la svolta strategica può reggere al peso dei rilievi. Non è solo una questione di numeri da sistemare. È una questione di fiducia da ricostruire — con la Vigilanza, con gli investitori, con un mercato che per ora ha votato con i piedi.
L’autrice
Sono Serena Magrì, fondatrice di SM Strategy Lab. Mi occupo di AI & Digital Strategy con oltre 10 anni di esperienza in digital marketing, advertising e social media management. Lavoro con aziende nei settori fintech, real estate, telco e legal, costruendo strategie digitali integrate che combinano paid advertising, automazione e intelligenza artificiale. Supporto brand strutturati che vogliono trasformare la loro presenza digitale in un sistema misurabile di acquisizione clienti.
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