Italia dal 27 settembre combatte il greenwashing e vieta i claim ambientali generici

La notizia in sintesi
- Dal 27 settembre stop ai claim ambientali generici e non dimostrabili.
- Vietata la carbon neutrality basata sulla sola compensazione delle emissioni.
- Le etichette ambientali dovranno derivare da sistemi certificati o pubblici.
- Le pratiche scorrette possono comportare sanzioni fino a 10 milioni.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Nuove regole contro il greenwashing
Come avevamo anticipato, dal 27 settembre, in Italia, le imprese dovranno provare le affermazioni ambientali impiegate nella comunicazione commerciale. Le regole, introdotte nel Codice del consumo dal D.Lgs. 30/2026 che recepisce la direttiva europea 2024/825, vietano messaggi generici o non dimostrabili. Il provvedimento riguarda prodotti e marketing, per proteggere i consumatori dal greenwashing.
Non sarà ammesso definire un prodotto carbon neutral, o climaticamente neutro, ridotto o positivo, sulla base della compensazione delle emissioni. La disciplina richiede inoltre etichette di sostenibilità pubbliche oppure fondate su certificazioni trasparenti e controlli indipendenti. Per Daniele Pernigotti, direttore di Carbon Footprint Italy, la novità sottopone la comunicazione ambientale aziendale a marketing, compliance e qualità dei dati.
Dati europei e precedenti italiani
La stretta trasforma in divieti di legge principi già presenti negli standard tecnici: la ISO 14021 del 1999 giudicava non utilizzabili claim vaghi quali green, environmentally friendly o nature’s friend. Secondo un’analisi della Commissione europea, il 53,3% dei claim esaminati è risultato vago, ingannevole o infondato e il 40% era privo di adeguati elementi a sostegno. Nell’Unione europea circolano inoltre circa 230 etichette di sostenibilità, caratterizzate da livelli differenti di trasparenza e verifica.
Pernigotti osserva che la norma rende sistematica l’applicazione di limiti finora emersi soprattutto da singoli procedimenti e casi giudiziari. Per le imprese, aggiunge, la comunicazione ambientale richiederà dati misurati, riduzioni effettive e verifiche capaci di sostenere ogni messaggio rivolto al pubblico. Una quarantina di aziende ha registrato oltre 140 prodotti nel registro di Carbon Footprint Italy, che intende operare come Carbon Footprint Europe.
Nel febbraio 2025 l’Antitrust ha sanzionato tre società del gruppo GLS con complessivi 8 milioni di euro per il programma Climate Protect e claim contestati. Nell’agosto dello stesso anno, dopo una moral suasion dell’Autorità, ad esempio, San Benedetto ha rimosso il claim CO₂ Impatto Zero dalla linea Ecogreen.
La prova tecnica diventa decisiva
Il cambiamento investe soprattutto il rapporto fra prova tecnica e messaggio commerciale: non basterà richiamare iniziative di compensazione per descrivere il profilo climatico di un prodotto. Le aziende dovranno quindi distinguere tra emissioni effettivamente quantificate o ridotte e finanziamento di progetti climatici, che conserva valore ma non cancella le emissioni generate. Nel Codice del consumo, le pratiche scorrette possono essere sanzionate fino a 10 milioni di euro, elevando il rischio associato ai claim non provabili.
FAQ
Quali claim ambientali sono vietati?
Espressioni come green, ecologico, amico dell’ambiente e climate friendly non potranno essere usate genericamente senza dimostrare l’eccellenza ambientale dichiarata.
Da quando si applicano le nuove norme?
Le disposizioni diventano applicabili dal 27 settembre con il D.Lgs. 30/2026, recepimento italiano della direttiva europea 2024/825 sui consumatori.
Cosa cambia per la carbon neutrality?
La compensazione delle emissioni non consentirà più di attribuire a un prodotto un impatto climatico neutro, ridotto o positivo.
Quali etichette di sostenibilità sono ammesse?
Etichette istituite da autorità pubbliche oppure basate su certificazioni trasparenti, accessibili e sottoposte al controllo di una parte terza indipendente.
Quali fonti sono state utilizzate?
Le informazioni derivano da un’analisi congiunta e accurata di fonti stampa ufficiali, tra cui Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, oltre a fonti giornalistiche qualificate, con rielaborazione della Redazione e supervisione umana.
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