Mille euro l’anno per ogni neonato: come funzionerebbe la dote previdenziale proposta dall’Inps
Tra le idee in discussione per la legge di bilancio 2027 ce n’è una che guarda alle pensioni di chi oggi nasce. Il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha proposto di creare una dote previdenziale pubblica: un salvadanaio individuale in cui lo Stato verserebbe almeno 1.000 euro l’anno per ogni bambino, dalla nascita fino all’ingresso nel mondo del lavoro. La proposta è stata presentata all’inizio di settembre e il governo ha fatto sapere di volerla valutare.

Il meccanismo
L’idea è semplice nella sostanza. A ogni nuovo nato verrebbe associato un conto previdenziale alimentato ogni anno dal contributo pubblico. Le somme resterebbero investite a lungo, crescendo grazie al rendimento accumulato nel tempo. Alla dotazione statale potrebbero aggiungersi versamenti volontari dei familiari e, una volta iniziata la carriera, quelli dello stesso lavoratore.
Il capitale così costruito servirebbe a finanziare una rendita da affiancare alla pensione ordinaria. Fava ha insistito su questo punto: la dote non sostituirebbe il sistema pubblico ma lo integrerebbe, con l’obiettivo di proteggere generazioni che rischiano assegni bassi a causa di carriere frammentate e salari contenuti. Il messaggio, nelle parole del presidente dell’Inps, è dire a ogni bambino che lo Stato investe su di lui dal primo giorno.
Quanto costerebbe
Le stime circolate partono dal numero delle nascite. Con circa 355.000 nuovi nati registrati dall’Istat nel 2025, il costo del primo anno sarebbe di circa 355 milioni di euro. La spesa però non resterebbe ferma: ogni anno si aggiungerebbe una nuova generazione di beneficiari, mentre le precedenti continuerebbero a ricevere il contributo fino all’ingresso nel lavoro. Il conto complessivo crescerebbe quindi in modo progressivo per molti anni.
Anche la forma tecnica è ancora da definire. Nelle ricostruzioni si parla sia di un libretto di risparmio, sia di un fondo a capitalizzazione simile agli strumenti di previdenza complementare, con esempi già attivi in Trentino-Alto Adige e in Germania.
La posizione del governo
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha confermato l’interesse dell’esecutivo, spiegando che la misura è allo studio. La dote si inserisce in un pacchetto previdenziale ancora aperto, che comprende l’ipotesi di uscita a 64 anni sostenuta dalla Lega e la richiesta di Forza Italia di aumentare le pensioni minime. Tutte queste voci dovranno trovare spazio nelle risorse della manovra, le cui coperture non sono ancora state definite.
I dubbi sulla misura
Non mancano le perplessità. La prima riguarda l’efficacia contro il calo delle nascite: un contributo che produce effetti tra decenni difficilmente incide sulle scelte delle famiglie di oggi. La seconda riguarda l’equità, perché i nuclei con più disponibilità potrebbero aggiungere versamenti consistenti, ampliando le distanze tra chi può risparmiare e chi no.
Resta poi il nodo della gestione del capitale: chi lo investirebbe, con quali costi e con quali vincoli di utilizzo prima della pensione. Sono aspetti che, se la proposta entrerà davvero nella legge di bilancio, dovranno essere chiariti nel testo o nei decreti attuativi.
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