Truffa da 800 mila euro, il Tribunale di Torino condanna la banca a risarcire

Truffa da 800 mila euro, il Tribunale di Torino condanna la banca a risarcire

La notizia in sintesi

  • Il Tribunale di Torino ha condannato una banca a restituire 800 mila euro a una società truffata.
  • Quattro bonifici istantanei sono stati inviati in pochi secondi allo stesso beneficiario estero.
  • Il direttore generale aveva un limite di 200 mila euro per i pagamenti da remoto.
  • Secondo i giudici, l’allarme antifrode richiedeva verifiche dirette con l’amministratore unico, che non è stato coinvolto.

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Truffa da 800 mila euro: a Torino la banca deve risarcire la società

Il Tribunale di Torino ha condannato una banca a restituire integralmente 800 mila euro a una società vittima di una truffa di tipo Ceo Fraud. La decisione riguarda quattro bonifici istantanei, eseguiti in pochi secondi verso lo stesso beneficiario estero, dopo i quali l’azienda ha perso l’intera somma. Secondo i giudici, l’istituto non ha verificato adeguatamente un’operazione segnalata dai propri sistemi antifrode e superiore al limite autorizzativo del direttore generale.

Il punto centrale della condanna è la valutazione complessiva dei trasferimenti: la loro separazione formale non bastava a escludere ulteriori controlli sui poteri di chi li aveva disposti, né a giustificare il superamento dell’allarme.

Quattro bonifici e un allarme: perché i controlli sono stati giudicati insufficienti

Il direttore generale, che aveva disposto i pagamenti, poteva autorizzare da remoto operazioni entro un limite di 200 mila euro, noto alla banca. Per il Tribunale, i quattro trasferimenti dovevano essere letti come un’unica operazione da 800 mila euro, considerando la coincidenza del beneficiario estero e la distanza di pochi secondi tra gli invii. La distinzione formale tra i singoli bonifici non consentiva quindi all’istituto di trascurare il limite previsto per chi li aveva autorizzati.

Prima dei pagamenti, la società aveva chiesto alla banca informazioni sui bonifici istantanei e comunicato l’intenzione di eseguirli. I sistemi antifrode avevano poi segnalato l’operazione, bloccando almeno una parte dei trasferimenti e avviando una verifica: secondo i giudici, proprio quel passaggio richiedeva un controllo più approfondito, attraverso un contatto diretto con l’amministratore unico, titolare dei pieni poteri sulla società. L’allarme è stato invece superato sulla base dei contatti precedenti, senza coinvolgere l’amministratore: per il Tribunale, quei contatti non erano sufficienti ad accertare che il direttore generale potesse autorizzare il trasferimento complessivo, ed è su questa carenza di verifica che si fonda la condanna al rimborso integrale.

Il nodo dei poteri autorizzativi oltre il singolo pagamento

La vicenda mette a fuoco la differenza tra ricevere un preavviso sui pagamenti e verificare i poteri necessari per autorizzarli. Nella Ceo Fraud, il truffatore si presenta come un interlocutore affidabile per convincere l’azienda a trasferire denaro; in questo caso, però, la responsabilità attribuita alla banca riguarda i controlli mancati. La lettura della decisione indica quindi un criterio preciso: valutare insieme trasferimenti collegati e confrontarne l’importo complessivo con il limite autorizzativo conosciuto dall’istituto.

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Michele Ficara Manganelli ✿∴♛🌿🇨🇭 Avatar

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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