Carne brasiliana, sale la tensione con l’Europa: Brasilia valuta misure di reciprocità

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Dal 3 settembre il Brasile è escluso dalla lista dei Paesi autorizzati a esportare nell’Unione numerosi prodotti di origine animale. Al centro del confronto non vi è una contaminazione accertata delle carni, ma l’insufficienza delle garanzie sull’impiego degli antimicrobici negli allevamenti

Il Brasile minaccia possibili contromisure commerciali dopo l’entrata in vigore delle nuove regole europee sulle importazioni di animali e prodotti di origine animale. Dal 3 settembre 2026 il Paese sudamericano non compare infatti nell’elenco delle nazioni che hanno fornito alla Commissione europea garanzie sufficienti sul rispetto delle norme comunitarie relative all’impiego degli antimicrobici.

La conseguenza è la sospensione dell’accesso al mercato europeo per diverse produzioni brasiliane, tra cui carne bovina e suina, pollame, uova, prodotti dell’acquacoltura, miele e budelli. Secondo Reuters, le esportazioni interessate raggiungono un valore annuale di circa 1,84 miliardi di dollari, con oltre un miliardo riconducibile alla carne bovina e circa 800 milioni al pollame.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

I ministeri brasiliani dell’Agricoltura e degli Affari esteri hanno dichiarato che, qualora il negoziato con Bruxelles non producesse un risultato soddisfacente, il governo potrebbe ricorrere a “misure reciproche”. Non sono stati tuttavia precisati né i prodotti europei eventualmente interessati né i tempi di un possibile intervento.

La Commissione cerca di mantenere aperto il dialogo. Il portavoce Olof Gill ha ribadito il valore del Brasile come partner strategico dell’Unione, precisando però che la sicurezza alimentare dei cittadini europei rimane una priorità fondamentale. Bruxelles sostiene che l’esclusione non abbia carattere politico o protezionistico, ma derivi dall’applicazione di requisiti sanitari previsti per tutti i Paesi terzi.

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Non è una prova di contaminazione delle carni

Il provvedimento deve essere interpretato correttamente. L’assenza del Brasile dalla lista europea non significa che ogni partita di carne proveniente dal Paese contenga antibiotici o altre sostanze pericolose. La decisione riguarda le garanzie normative, documentali e di tracciabilità che lo Stato esportatore deve fornire sull’intera filiera.

L’articolo 118 del Regolamento europeo sui medicinali veterinari vieta l’impiego di antimicrobici per accelerare la crescita degli animali o aumentarne la produttività. Proibisce inoltre l’utilizzo, negli animali destinati all’esportazione verso l’Europa, di alcuni farmaci riservati nell’Unione alla cura di particolari infezioni umane.

L’obiettivo è contrastare l’antimicrobico-resistenza, cioè la capacità di batteri e altri microrganismi di diventare insensibili ai medicinali utilizzati per combatterli. La diffusione di microrganismi resistenti può rendere meno efficaci terapie essenziali sia per gli animali sia per le persone. Le medesime restrizioni sono applicate agli allevatori europei dal 2022, nell’ambito della strategia sanitaria “One Health”.

Per poter continuare a esportare, i Paesi terzi devono dimostrare che gli animali e i prodotti destinati al mercato europeo rispettano questi divieti. Devono inoltre garantire la tracciabilità delle filiere, utilizzare certificati sanitari aggiornati e consentire verifiche da parte delle autorità comunitarie.

Una lista modificabile

L’esclusione non rappresenta necessariamente una chiusura definitiva. La Commissione precisa che l’elenco dei Paesi autorizzati viene aggiornato regolarmente e che uno Stato inizialmente escluso può essere inserito successivamente, qualora presenti le informazioni e le garanzie richieste.

La valutazione è inoltre effettuata per singola categoria merceologica. Un Paese può quindi ottenere l’autorizzazione per determinate specie o produzioni e rimanere escluso per altre. Questo potrebbe consentire una soluzione graduale del contenzioso con il Brasile.

Bruxelles ha già effettuato verifiche sul comparto avicolo brasiliano, circostanza che potrebbe favorire progressi più rapidi per pollame e prodotti collegati. Più complessa appare la situazione della carne bovina, per la quale la vastità della filiera, il numero degli allevamenti e le esigenze di tracciabilità potrebbero richiedere tempi più lunghi.

Anche dopo un’eventuale riammissione, le spedizioni continuerebbero a essere sottoposte ai controlli alle frontiere europee. Le autorità verificano i certificati sanitari, l’identità e le caratteristiche fisiche delle merci e, in base al rischio, possono effettuare campionamenti e analisi di laboratorio. Le partite non conformi vengono respinte.

La posizione del Brasile

Brasilia sostiene di avere adottato provvedimenti per adeguare la propria produzione ai requisiti comunitari e di avere trasmesso alla Commissione la documentazione necessaria. Il governo lamenta però la mancanza di un confronto preventivo sufficiente e considera sproporzionata l’esclusione dell’intero Paese dalle categorie interessate.

Le organizzazioni brasiliane degli allevatori e degli esportatori ritengono che il provvedimento possa danneggiare un settore strategico dell’economia nazionale e mettere in discussione l’equilibrio dei rapporti commerciali con l’Europa. Alcuni rappresentanti del comparto interpretano la decisione anche come una barriera capace di proteggere gli allevatori europei dalla maggiore competitività della produzione sudamericana.

La minaccia di reciprocità può tradursi in restrizioni su prodotti europei oppure nell’apertura di una controversia nelle sedi internazionali. Prima di adottare contromisure, il Brasile dovrebbe tuttavia dimostrare che i requisiti europei siano discriminatori, arbitrari o privi di una giustificazione scientifica. L’Unione può invece sostenere che le stesse limitazioni sono già imposte ai produttori comunitari e che la misura risponde a un obiettivo riconosciuto di tutela della salute.

Le ripercussioni sull’accordo UE-Mercosur

Lo scontro assume una particolare rilevanza politica perché si inserisce nel delicato percorso dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur. Per il Brasile, l’apertura del mercato europeo ai prodotti agricoli costituisce uno dei principali vantaggi dell’intesa. Nell’Unione, al contrario, agricoltori e allevatori temono la concorrenza di produzioni realizzate con costi e standard differenti.

Il caso degli antimicrobici mostra che la riduzione dei dazi non comporta automaticamente l’accesso al mercato. Anche in presenza di un accordo commerciale, le merci devono rispettare le norme sanitarie e ambientali europee. Questa distinzione è essenziale: un trattato può agevolare gli scambi, ma non cancella il potere dell’Unione di stabilire i requisiti necessari per proteggere consumatori, animali e ambiente.

Una prolungata contrapposizione rischierebbe comunque di indebolire la fiducia costruita durante anni di negoziati. Le ritorsioni potrebbero colpire settori estranei alla controversia sanitaria, aumentare i costi per le imprese e rafforzare le opposizioni politiche all’accordo su entrambe le sponde dell’Atlantico.

La soluzione più realistica resta dunque tecnica prima ancora che diplomatica: definire con precisione le garanzie mancanti, completare le verifiche negli allevamenti, assicurare la tracciabilità dei prodotti destinati all’Europa e concordare un calendario per l’eventuale riammissione delle singole filiere.

Il confronto non riguarda soltanto la carne brasiliana. In gioco vi è la capacità di conciliare il commercio internazionale con standard sanitari elevati, evitando che la tutela della salute diventi un pretesto protezionistico, ma anche che le esigenze commerciali indeboliscano regole considerate essenziali per contrastare l’antimicrobico-resistenza.

Le regole europee sulle importazioni e sugli antimicrobici e il relativo Regolamento di esecuzione UE 2026/1189 chiariscono condizioni, prodotti interessati e modalità di aggiornamento dell’elenco. La posizione brasiliana e la possibile adozione di misure reciproche sono state ricostruite da Reuters.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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