Da una minaccia all’altra: agli interrogativi sui tassi si aggiungono le minacce protezionistiche
I mercati hanno subito una brusca correzione agli inizi di febbraio. Dapprima la correzione è stata causata dai timori riguardo all’in azione da salari e ai suoi e etti collaterali sulla Fed e sui tassi a lungo termine, poi è stata aggravata dai riscatti e dalla volatilità.
Grazie alla scomparsa di quest’ultima e ai dati molto solidi sulle imprese, i mercati si sono a poco a poco ripresi, ma hanno dovuto di nuovo cedere del terreno per via delle dichiarazioni rilasciate dalla Fed il 27 febbraio – ritenute “hawkish” – e dell’annuncio di Trump del 2 marzo sui dazi doganali nel settore dell’acciaio.
In teoria, un aumento dei tassi a lungo termine è negativo per le azioni perché quando salgono i rendimenti obbligazionari scendono i premi per il rischio. La realtà è però più complessa perché dipende anche dall’inflazione?e dagli utili. In pratica, un aumento simultaneo dei tassi e delle azioni non è incompatibile se il rialzo dell’inflazione e dei tassi rimane moderato e gli EPS sono solidi. Negli ultimi 50 anni abbiamo visto che quando c’è stato un rialzo dei tassi lo S&P è salito due volte su tre. In questa fase, il trend dei tassi a lungo termine non appare insormontabile per i mercati azionari.
Tuttavia, ora agli interrogativi sui tassi si aggiungono le minacce protezionistiche. Queste dichiarazioni stanno agitando i mercati perché se il protezionismo diventasse la regola affonderebbe la crescita mondiale e farebbe salire i prezzi. La crescita potrebbe infatti essere contaminata dal commercio straniero e dal canale degli investimenti. Inoltre, le tasse sulle importazioni e la produzione locale meno competitiva determinerebbero un rialzo dei prezzi e inciderebbero negativamente sul potere d’acquisto indebolendo le azioni. L’industria dell’acciaio non è di per sé sistemica, ma è indicativa del braccio di ferro di Trump che non riguarda solo la Cina, ma coinvolge anche i suoi alleati. Inoltre, questo problema è solo uno dei tanti (TPP, NAFTA, auto tedesche, proprietà intellettuale e altro).
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Trump sembra ora concentrato sulle sue promesse elettorali, col rischio di alienarsi la simpatia di molti Paesi. Questa minaccia potrebbe ripetersi prima delle prossime elezioni di midterm. Dalle minacce all’azione e alla routine c’è però un certo margine. Il precedente del 2003 mostra che Bush, dopo essere stato sconfessato dall’Organizzazione mondiale del commercio, finì col rimuovere i dazi doganali sull’acciaio. Il nostro scenario centrale rimane quindi lo stesso. D’altro canto la sua probabilità è leggermente diminuita (dal 75% al 70%) a favore dello scenario di rischio (10%-15%).
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