L’eterna sfida tra gestione attiva e gestione passiva: chi vince? Lo dicono i numeri

Marcello Agnello -

Quando si parla di investimenti nel risparmio gestito spesso si assiste alla battaglia tra i fautori della gestione attiva e i sostenitori di quella passiva, ognuno cercando di motivare la propria filosofia difendendola anche strenuamente.

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Talvolta sembra di assistere a quei teatrini della politica nei quali tutti vincono anche quando perdono, e se la sconfitta è così clamorosa da essere indifendibile si addossano le colpe ad altri sperando di nascondere le proprie.

Prima di dirimere questa tenzone decretando un vincitore oggettivo, spieghiamo brevemente a beneficio dei non addetti ai lavori cosa significa fare “gestione attiva” o all’opposto “gestione passiva”.

Per la prima, si intende quella strategia adottata dal gestore, responsabile del fondo o della sicav in cui sono investiti i soldi dei clienti, di prendere decisioni che mirano a battere il benchmark assegnato, ovvero quel parametro di riferimento previsto dalla normativa che serve a valutare, misurandola, la qualità della gestione stessa. Decisioni che, per citare le più comuni, riguardano alcuni titoli preferiti rispetto ad altri, sovrappesandoli o sottopesandoli, o ancora cercando di individuare il momento migliore per investire, sperando di cogliere un massimo di mercato per vendere e un minimo per acquistare, o ancora bilanciando in vario modo l’esposizione ai vari settori, ad esempio preferendo in un dato periodo più tecnologia rispetto ai titoli finanziari, o più azioni industriali rispetto alle materie prime.

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La gestione passiva è il suo contrario. L’obiettivo è quello di minimizzare le scelte gestore al fine di replicare fedelmente l’andamento del benchmark.
Si comprende facilmente che fare gestione attiva è più faticoso e oneroso rispetto al semplice riprodurre il parametro di riferimento; e infatti i costi che ne derivano a causa dello studio necessario, della ricerca conseguente, delle risorse impiegate e dei rischi maggiori, sono giustamente superiori a quelli di una gestione passiva. Si tratta di capire se anche sono giustificati.

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L’analisi che segue è stata condotta dall’S&P Dow Jones Indices che dal 2002 effettua regolarmente questi confronti e che ha pubblicato da poco l’ultimo lavoro, “S&P Indices Versus Active Funds”, aggiornato al secondo semestre del 2017. Estrapolando i quattro principali mercati azionari (globale, americano, europeo ed emergente) si è verificato l’andamento dei fondi a gestione attiva di ogni singolo mercato rispetto al corrispondente indice di riferimento (il benchmark, cioè a dire la gestione passiva), lungo tre differenti orizzonti temporali d’investimento: tre, cinque e dieci anni.

Alle risultanze dell’analisi di S&P Dow Indices i fondi a gestione attiva non superano i rispettivi parametri di riferimento, uscendo così sconfitti dal derby con i cugini della gestione passiva.

Significa quindi che non esiste alcuna eccellenza che si distingua dalla massa e prevalga nel rispettivo mercato? Certo che no, singoli casi ci sono, ma quando accade lo si scopre a posteriori, non essendo il passato di per sé sufficiente a garantire per il futuro, e spesso equivale a cercare l’ago nel pagliaio.

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In parte oggi e sempre più nell’immediato futuro gli investimenti a replica passiva cresceranno, che siano ETF o fondi low cost; alcune grandi case di gestione internazionali li stanno mettendo a disposizione nella consapevolezza che fare meglio degli indici è complicato e, causa le novità normative, i costi sostenuti per provarci devono essere resi noti ai clienti, insieme ai risultati.

La domanda alla quale gli attori dell’industria e in particolare gli addetti alla consulenza dovrebbero rispondere è quanto sia giusto, o se si preferisce eticamente corretto, far pagare ai clienti, su strumenti finanziari già normalmente cari, costi aggiuntivi per una gestione attiva che al 90 per cento (e oltre) non farà meglio del mercato in cui investe. A seconda del ruolo, se consulente, gestore, dipendente o azionista, la risposta potrebbe essere diversa.

Unica è invece quella che darebbero i clienti. Se la domanda fosse posta loro.


Marcello Agnello – direttore commerciale – Assiteca SIM

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

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