I mercati di frontiera resistono alla geopolitica internazionale

Peter Elam Håkansson -

Dopo un gennaio da record e una rivalutazione dei corsi favorita dal passaggio della riforma fiscale statunitense alla fine del 2017, febbraio è stato caratterizzato da un’importante correzione che ha interessato tutti i listini, e il primo trimestre del 2018 si è concluso con una performance leggermente negativa per gli indici MSCI relativi agli emergenti (-1,4%), mentre i mercati di frontiera si sono mostrati più resilienti, registrando un +1,8%.

Tutto questo movimento non ha però compromesso la propensione al rischio. A livello globale gli investitori hanno fatto fluire 43 miliardi di dollari in fondi emergenti nel primo trimestre, quasi il doppio rispetto agli altri Q1 degli anni recenti. I flussi in entrata di quest’anno ammontano già a due terzi del totale dell’anno precedente. È interessante anche notare che il 50% di questi capitali sono stati investiti in fondi diversi dagli ETF.

I mercati in cui investiamo sono stati interessati da diversi eventi politici significativi, come le dimissioni di Zuma in Sudafrica, il discorso sullo stato della nazione fatto da Putin prima della sua prevedibile vittoria nella campagna presidenziale, la rimozione dei limiti temporali per il mandato presidenziale in Cina, annunciato durante il congresso del partito comunista cinese. I mercati non hanno però considerato l’importanza di questi eventi – sbagliando, molto probabilmente.

La geopolitica, tuttavia, è stata al centro delle notizie per buona parte del trimestre, tra annunci di un’imminente guerra dei dazi, accordi bilaterali, trattative e incontri per la denuclearizzazione della penisola coreana, ulteriori accuse rivolte alla Russia e a una possibile intromissione del Cremlino nelle elezioni presidenziali USA del 2016, la responsabilità delle media company in questi sviluppi, la crisi diplomatica tra Russia e Occidente a seguito dell’avvelenamento di una ex spia, le assunzioni e i licenziamenti di Trump che hanno ulteriormente indebolito alcuni rapporti chiave per gli Stati Uniti, gli accordi sul nucleare dell’Iran.

Riteniamo che la maggior parte di questi eventi abbiano un impatto estremamente limitato sui nostri fondi e sui fondamentali delle compagnie presenti in portafoglio. Come confermato dagli incontri con il management delle società, queste stanno beneficiando di un contesto macroeconomico positivo e di una solida fiducia dei consumatori, senza l’influsso delle condizioni di politiche monetarie più stringenti con cui il mondo sviluppato avrà a che fare nel prossimo futuro. Continuiamo a vedere gli effetti positivi delle riforme in diversi Paesi, prima tra tutti la Cina. L’attività di nuove emissioni azionarie, IPO e SPO, è stata anch’essa molto intensa e di conseguenza tutti i nostri team di investimento locali sono stati molto attivi nel selezionare le migliori opportunità.

Guardando al futuro confidiamo che una guerra commerciale aperta tra Cina e USA venga evitata, ma crediamo sia lecito aspettarsi maggiori turbolenze sul fronte geopolitico. La volatilità è tornata, ma è un fattore che si è spesso rivelato positivo per gli investitori attivi.


Peter Elam Håkansson – CIO e Fondatore – East Capital

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