I possibili effetti a lungo termine della crisi turca sul prezzo dell’oro

Joe Foster -

Finora, le conseguenze della crisi turca sul prezzo dell’oro sono state neutralizzate dalla forza del dollaro USA, visto che attualmente non sembra rappresentare un imminente pericolo per l’economia statunitense o per il sistema finanziario globale.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Crediamo però che la crisi turca sia sintomo di una tendenza più vasta, che a lungo andare potrebbe rivelarsi benefica per l’oro», afferma Joe Foster, Portfolio Manager e Gold Strategist di VanEck. «Dopo anni di cattiva gestione monetaria ed eccessivo indebitamento a fronte di tassi d’interesse bassi e ingenti disponibilità liquide, la Turchia potrebbe essere solo il primo tassello di un effetto domino di più ampia portata».

A fare emergere tutta la fragilità del sistema finanziario turco sono stati sufficienti due tweet: «Donald Trump ha annunciato l’aumento dei dazi su acciaio e alluminio e sanzioni contro due funzionari pubblici, scatenando una crisi», riporta Foster, che sul tema rimanda alle ricerche del Wall Street Journal. Tra i paesi emergenti, la Turchia avrebbe uno dei più gravi deficit della bilancia commerciale, un’inflazione elevata e un ingente indebitamento sia in dollari USA sia in euro. Il drastico crollo della lira turca quest’anno complicherebbe il rimborso di debiti per un totale di 330 miliardi di dollari USA da parte di banche e imprese. A ciò si aggiunge che il governo turco ha emesso obbligazioni in valuta estera per un totale dell’11% del prodotto interno lordo.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Meno liquidità e nuovi focolai di crisi potrebbero regalare nuova spinta all’oro

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Secondo un rapporto di Gluskin Sheff + Associate, dal 2009 le banche centrali di tutto il mondo hanno iniettato nel sistema finanziario ben 13 mila miliardi di dollari USA. Questa liquidità ora viene ritirata dai mercati. La Federal Reserve ha già alzato i tassi d’interesse otto volte dalla fine del 2015 e probabilmente a ottobre aumenterà le sue vendite mensili di titoli, portandole da 30 a 50 miliardi di dollari USA. La Bank of England ha chiuso il suo allentamento monetario e a partire dal prossimo anno la Banca centrale europea smetterà di gonfiare il proprio bilancio e potrebbe iniziare ad alzare i tassi. Se la liquidità, che ha stimolato l’espansione economica, si esaurisce lentamente, i settori più vulnerabili del sistema finanziario saranno dapprima penalizzati.

Al riguardo Foster cita il forte indebitamento in valuta estera dei paesi emergenti in generale. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) stima l’attuale volume dei prestiti in USD ai paesi emergenti in circa USD 3700 miliardi. «Via via che le banche centrali irrigidiscono le proprie politiche monetarie, ci aspettiamo crisi simili a quella turca anche in altri paesi emergenti», chiosa Foster. Queste crisi si rifletteranno anche sugli Stati industrializzati. L’esperto sottolinea che, per via della propria natura non correlata e della sua capacità di fare bene durante fasi di turbolenze finanziarie globali, l’oro potrebbe essere una classe di attivo unica nel suo genere.


Joe Foster – Portfolio Manager e Gold Strategist – VanEck

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