Collezionare luoghi: educazione e rigenerazione urbana

Andrea Bartoli -

Ho sempre avuto grande passione per l’arte e mio fratello, lui sì, è infatti un collezionista «serio». Io ho iniziato ad appassionarmi solo dopo che sono diventato notaio ma ben presto sono maturato.

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Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS ottobre 2018
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Ho capito sin da subito di non essere schiavo del feticismo del possesso e invece di gioire del piacere della creazione dell’opera e del sostegno verso i giovani artisti e verso la collettività in generale. Ho quindi dato vita con mia moglie a Farm Cultural Park, associazione non profit, quindi senza scopo di lucro, che è divenuta uno strumento nobile al servizio del territorio come devono davvero essere l’arte e la cultura e che ha dato un nuovo futuro, oltre che una nuova identità, a Favara.

Essa in passato era conosciuta per l’abusivismo e della mafia. Oggi in Italia e all’estero Favara è conosciuta invece come capitale della rigenerazione urbana anche se, a dire la verità, i riconoscimenti arrivano più dall’estero. Ci sono esperienze simili in Sicilia (per es. ora a Mazzara), tuttavia sono orgoglioso del riconoscimento avuto dal governo americano. In gennaio infatti, tramite il Consolato Americano a Napoli, sono stato invitato quale ospite dal dipartimento americano nell’ambito di un programma di scambio denominato International Visitor Leaderschip Program avente ad oggetto lo sviluppo economico tramite la rigenerazione urbana dei territori ed abbiamo fatto conoscere la nostra a Washington, Detroit e Pittsburg. Questo mi ha riempito d’orgoglio, visti gli scarsi riconoscimenti in Italia dove non ci sono iniziative di riqualificazione così importanti, a parte quelle sopra citate. Al mio rientro quindi ho voluto organizzare la mostra fotografica Detroit Syndrome.

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In Italia fatichiamo a capire ciò che è importate. Per esempio in questi giorni è stato arrestato il Sindaco di Riace, comune noto in tutto il mondo quale esempio di integrazione. Purtroppo qui non abbiamo ancora capito che il problema non sono gli immigrati ma la mafia ed il narcotraffico.

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L’Italia è nota da sempre per possedere uno dei patrimoni artistici più importanti del mondo tuttavia oggi sembra essere ai margini di ciò che avviene nel settore artistico e culturale. Occorre che il nostro paese capisca che l’educazione e la cultura sono aspetti fondamentali di ogni iniziativa sia privata che pubblica. Dobbiamo iniziare ad educare. È quindi importante che ogni operatore economico privato quali banche e imprese restituisca alla società e al proprio territorio parte dei propri redditi finanziando iniziative culturali tese a far migliorare le condizioni dei giovani ed il tessuto urbano.

Non si tratta pertanto di cambiare le norme di un paese che ha, in ogni settore e non solo in quello culturale, un fisco ‘impossibile’ ma di cambiare la mentalità, occorre educare. Si tratta di un problema di educazione al dono.

Gli operatori economici devono capire che non si tratta di chiedere di introdurre norme che consentano loro di ottenere benefici fiscali in cambio di iniziative culturali ma di maturare il concetto del dono inteso come restituzione alla società. Si dona parte dei propri redditi a uno Stato che restituisce in termini di servizi.

Proposte culturali specifiche di riqualificazione del territorio attraverso arte e cultura sono l’unico modo per emergere dalle macerie in cui versa il paese.

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Norme e cultura, imprese, professionisti e arte sembrano contraddizioni di termini nella società di oggi. Un tempo il medico, il notaio, il parroco erano persone che spendevano il loro tempo a servizio della cultura della propria città. Oggi la nostra società è invece più pachidermica e antica. Io stesso sono considerato un notaio «irregolare» in quanto prendo posizione sulle cose pubbliche, sono impegnato e divento discutibile quando faccio una cosa a cui non siamo più abituati.

Faccio cose a favore della mia città senza ritorno economico. A dir poco un uomo pazzo. Salvare un sistema di produzione di cultura contemporanea quindi significa realizzare iniziative culturali e mostre non solo a Venezia, Milano e Torino ma pure nei territori più provinciali e degradati. Immaginate cosa potrebbero fare imprenditori e banche a favore della riqualificazione urbana e dei giovani artisti se io e mia moglie abbiamo creato la nostra Farm a Favara!


Andrea Bartoli – Notaio in Riesi e fondatore di Farm Cultural Park di Favara


Questo articolo è stato tratto da ARTS+ECONOMICS ottobre 2018
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