Decennali USA al bivio

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A inizio novembre 2018 il decennale statunitense ha raggiunto un massimo di periodo del 3,23%. Dieci mesi e svariati accadimenti più tardi, fra cui le interminabili negoziazioni fra USA e Cina e le prime palpabili conseguenze sull’economia globale, il Treasury ha toccato a inizio settembre un livello inferiore all’1,5%. Nelle ultime settimane abbiamo assistito al ritorno verso quota 1,8% e ci si chiede se questo costituisca un buon punto d’ingresso o se invece il movimento sia appena all’inizio.

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Per iniziare ad inquadrare il problema, il primo passo è capire perché si sia ridotto così tanto il rendimento decennale: la scomposizione del tasso fra componente reale (ricavabile dal decennale indicizzato all’inflazione) e quella di inflazione attesa fornisce una prima risposta. Il tasso reale si è letteralmente azzerato, mentre la parte di crescita dei prezzi ha registrato un movimento contenuto. Ciò non stupisce: le rilevazioni dell’ultimo anno negli USA mostrano un’inflazione rimasta attorno al 2%, sostenuta da salari e consumi nonostante il rallentamento economico osservato; al contrario dati economici progressivamente peggiori hanno minato la fiducia sulla tenuta del ciclo e iniziato ad adombrare ipotesi di recessione.

I tassi reali a zero sono insomma un altro messaggio inviato dai mercati obbligazionari, oltre all’inversione della curva di cui si è ampiamente discusso.

Negli ultimi giorni abbiamo invece assistito, come detto, ad un ritorno del Treasury all’1,8% e ad un leggero irripidimento della curva. Utilizzando la stessa linea di ragionamento, il mercato sta rivedendo leggermente al ribasso le probabilità di recessione. La spiegazione, in assenza di dati realmente convincenti, è nella combinazione fra un miglioramento, pur non decisivo, sul fronte geopolitico (Brexit, dazi), prime trimestrali che sembrano smentire un arretramento degli utili, e un semplice rientro dagli eccessi di un movimento tecnico prolungato. Questo dice anche che difficilmente il rialzo del tasso decennale potrà proseguire senza il sostegno del contesto macroeconomico: sarebbe importante a questo proposito avere conferme sulla stabilizzazione degli indici ISM e PMI. Inoltre a fine mese saranno pubblicati i dati di fiducia del consumatore e quelli relativi alle nuove assunzioni (ADP). Occupazione e consumi sono percepiti come elementi di forza dell’attuale congiuntura. Un eventuale deterioramento potrebbe rinfocolare i timori e invertire nuovamente la direzione del tasso.

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