Elezioni americane, prime riflessioni

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Indipendentemente dal risultato del voto, la prossima amministrazione Americana dovrebbe varare già nel primo trimestre un piano di stimoli fiscali importante. Gli aiuti saranno inferiori rispetto allo scenario di una Blue Wave, ma a bilanciare questo aspetto ci sarà una compagine di Governo più centrista e meno incline ad aumentare le tasse e inasprire la regolamentazione.

La storia recente dimostra che non è saggio cercare di prevedere i risultati degli appuntamenti elettorali. L’elezione di Trump (2016), il referendum su Brexit (2016) e le elezioni Italiane (2018) sono tre esempi di come gli esiti elettorali possano largamente sorprendere anche gli analisti più attenti.

Poche ore dopo la chiusura dei seggi, Trump sembrava essere nuovamente riuscito a sovvertire il pronostico; poi, con il procedere delle operazioni di spoglio e lo scrutinio di un numero crescente di voti veicolati via posta (opzione più utilizzata dai Democratici), le quotazioni di Biden sono progressivamente aumentate e la sua vittoria appare ora molto probabile.

Eppure, nel breve periodo non ci sono grandi differenze tra uno scenario che vede Biden conquistare la Casa Bianca (con o senza il passaggio del Senato ai Democratici) ed una situazione di status quo, in cui Trump si conferma Presidente e i Repubblicani mantengono il controllo del Senato. Chiunque vincerà le elezioni, sarà costretto ad annunciare uno stimolo fiscale che aiuti a sostenere la ripresa già nel prossimo trimestre.

Da alcuni mesi, infatti, l’economia americana mostra chiari segni di rallentamento. E la situazione sembra essere destinata a peggiorare: i sussidi di disoccupazione straordinari sono scaduti a luglio, la protezione garantita dal programma PPP terminerà a fine novembre e il rifinanziamento delle amministrazioni pubbliche locali è sempre più impellente. Il virus, peraltro, è tornato a imperversare: il numero di contagi è in forte aumento anche negli Stati Uniti e da più parti si paventa la possibilità di nuovi lockdown.

Quale neo Presidente si farebbe sfuggire l’opportunità di approvare un piano di stimoli senza essere accusato di sperperare risorse pubbliche? E quale Congresso, seppur diviso, potrebbe rifiutarsi di sostenerlo, o pensare di risparmiare di fronte a un potenziale aumento della disoccupazione? A maggior ragione considerando che politiche fiscali prudenti sarebbero considerate irragionevoli, in un contesto in cui le autorità monetarie continuano a sottolineare la crucialità di un ulteriore potenziamento del supporto pubblico e garantiscono condizioni di finanziamento estremamente favorevoli.

Stanti queste premesse, riteniamo che il prossimo Governo americano approverà uno stimolo pandemico sostanziale, in un range compreso fra 1.0 e 1.5 trilioni di dollari a seconda che a vincere la presidenza sia Biden o Trump. Si tratta senza dubbio di un importo inferiore rispetto a quello che sarebbe stato stanziato in caso di Blue Wave (potenzialmente 2 trilioni). Nel contempo, però, un Congresso diviso avrebbe almeno tre implicazioni positive per i mercati: una composizione del governo più centrista, una probabilità molto inferiore che le tasse possano aumentare ed una minore invadenza sul piano regolamentare. Senza considerare che, al netto del problema del debt ceiling, non si può escludere che Repubblicani e Democratici nei prossimi mesi trovino un accordo per un piano di investimenti infrastrutturali (anche se meno “verde” rispetto allo scenario di un Congresso interamente democratico).

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