Dopo quasi 1 anno di guerra resta più inflazione e meno crescita

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La guerra ha contribuito alla fase ribassista degli asset europei, che nelle ultime settimane sono stati contenuti sulla scia di un inverno mite, del calo dei prezzi dell’energia e della riapertura in Cina. Tuttavia, ha anche aumentato i costi energetici europei rispetto alle altre aree del mondo, innescando uno svantaggio strutturale in termini di costi per l’industria europea. L’aumento del costo dell’energia ha generato maggiori pressioni inflazionistiche nel Vecchio Continente, giustificando un premio sulle prospettive inflazionistiche europee e quindi uno sconto sugli asset europei stessi. Alcune società hanno utilizzato il loro potere di determinazione dei prezzi per aumentare i margini, ma si tratta più che altro di episodi a sè stanti, dato che l’eccesso di risparmio si sta ormai esaurendo. Appare sempre più difficile aumentare i prezzi di vendita rispetto all’anno scorso e, se lo scenario di guerra si protraesse e, di fatto, si consolidasse, si verrebbe a creare un vero e proprio sconto sugli asset europei.

La guerra ha modificato la percezione che avevamo maturato in tema di rischi geopolitici dopo la pandemia. Ha reso possibile ciò che sembrava quasi impossibile aumentando quindi la consapevolezza di una potenziale invasione di Taiwan. L’aumento del rischio geopolitico sta esercitando un’enorme pressione sulle strategie aziendali e sull’organizzazione delle catene di approvvigionamento. È un enorme ostacolo per la globalizzazione; ed una globalizzazione più lenta porta con sè un rallentamento della crescita ed un incremento dell’inflazione. Se la situazione è globalmente negativa per tutti, alcuni Paesi potrebbero trarre vantaggio dal “nearshoring” o “friendshoring” (costruzione di nuove fabbriche più vicine a casa), ad esempio nell’Europa dell’Est o in Nord Africa… Altre fabbriche europee potrebbero anche tornare in patria, ma dobbiamo tenere presente anche l’IRA (Inflation Reduction Act) degli Stati Uniti che ha un indubbio potere di attirare alcune aziende europee oltreoceano.

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