Sempre più managers donne guidano le banche centrali

Marco Giovanniello -

Sono sempre più managers donne a guidare le banche centrali, grazie alle nomine dell’anno scorso, ma nonostante tutto la quota di governatrici donne è ben al di sotto della parità.

Il numero di donne nei ruoli di governatrice è salito a 29 quest’anno dalle 23 dell’anno scorso, anche se ciò ha lasciato la quota di donne leader a solo il 16 percento delle 185 banche centrali del mondo, secondo un rapporto di aprile dell’Official Monetary and Financial Institutions Forum. Un maggiore equilibrio di genere nelle posizioni di vertice può aiutare ad aumentare la diversità di pensiero e i controlli e gli equilibri, e contribuire a una maggiore stabilità economica e finanziaria e a migliori prestazioni, come dimostra la ricerca del Fondo Monetario Internazionale. Le nomine di quest’anno in Bosnia ed Erzegovina e Papua Nuova Guinea sono esempi di come le economie più piccole stiano guidando maggiori progressi sull’equilibrio di genere, secondo OMFIF, un think tank con sede a Londra per questioni monetarie, economiche e di investimento.

Le ultime aggiunte all’elenco dei Paesi che hanno nominato una donna come capo della banca centrale sono arrivate a gennaio, quando Jasmina Selimović ha iniziato un mandato di sei anni in Bosnia ed Erzegovina ed Elizabeth Genia è stata nominata al ruolo più alto dopo aver prestato servizio come governatrice ad interim. L’anno scorso, Michele Bullock è diventata la prima donna a guidare la Reserve Bank of Australia. Anche Cambogia, Georgia, Moldavia e Montenegro hanno nominato donne come capi delle loro autorità monetarie l’anno scorso, secondo l’indice di equilibrio di genere del 2024 dell’OMFIF.

Le banche centrali hanno ancora molto spazio per progredire verso una maggiore parità nei ranghi dei principali decisori politici che guidano l’economia globale. Il sondaggio del FMI, il primo nel suo genere, sulla Banca centrale europea e le sue controparti del G7 ha mostrato lo scorso anno che meno della metà dei dipendenti di quelle istituzioni sono donne, ma in media solo un terzo delle donne sono economiste o manager. Questo sondaggio sottolinea come le politiche per eliminare i divari di genere abbiano avuto solo un successo parziale.

Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della BCE ha osservato tempo fa in un suo discorso che le barriere non sono insormontabili e che le opportunità di tutoraggio e la garanzia dell’assistenza all’infanzia possono aiutare a ridurre gli squilibri di genere.

Priorità delle politiche dell’UE

Il Parlamento europeo ha invitato più volte a fare in modo che più donne siano titolari di cariche direttive in seno alle banche centrali e alle istituzioni finanziarie degli Stati membri. Nel suo impegno strategico a favore della parità di genere fin dal 2012 la Commissione europea ha riconfermato l’impegno assunto nella proposta di direttiva volta a fare sì che vi sia una rappresentanza minima del 40% di donne tra gli amministratori con incarichi non esecutivi delle imprese quotate in borsa. Il Consiglio dell’Unione europea ha riconosciuto l’importanza dell’equa partecipazione di donne e uomini a tutti i livelli e in tutti gli ambiti del processo decisionale.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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