Armi autonome e intelligenza artificiale: la responsabilità non può essere delegata a un algoritmo
Le Nazioni Unite convocano a Ginevra una Conferenza di revisione dal 16 al 20 novembre 2026
Le armi autonome (spesso chiamate LAWS – Lethal Autonomous Weapon Systems o “robot-killer”) non appartengono più soltanto alla fantascienza. Sensori, sistemi di riconoscimento e algoritmi consentono già ad alcune piattaforme militari di individuare e attaccare un bersaglio senza che, tra selezione e impiego della forza, sia necessario un nuovo intervento umano.

È il tema affrontato dall’avvocato Giovanni Bonomo in un breve colloquio diffuso su YouTube, costruito intorno a una domanda tanto semplice quanto inquietante: chi risponde quando una macchina sceglie chi colpire? Il colloquio immaginario si svolge fra l’avatar “Candide” e l’avv. Bonomo.
La responsabilità deve rimanere umana
Il punto centrale non riguarda soltanto l’efficienza tecnica dei sistemi, ma la catena delle responsabilità. Un algoritmo non possiede coscienza, intenzionalità morale o personalità giuridica. Non può valutare pienamente il contesto umano di un’azione militare né essere chiamato a rispondere davanti a un tribunale come un comandante, un operatore o un’autorità politica.
Bonomo riassume così il principio fondamentale: «Il diritto umanitario impone responsabilità umane, che nessun algoritmo può assumersi».
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Il diritto internazionale umanitario continua infatti ad applicarsi anche alle armi autonome. Restano validi i principi di distinzione tra obiettivi militari e civili, proporzionalità dell’attacco e precauzione. La difficoltà nasce quando il comportamento del sistema non è sufficientemente prevedibile oppure quando il controllo umano diventa soltanto formale.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa propone perciò di vietare i sistemi imprevedibili e quelli progettati per colpire direttamente le persone. Per le altre armi autonome chiede limiti relativi agli obiettivi, all’area geografica, alla durata dell’impiego e alla possibilità di interrompere o neutralizzare il sistema. Non si tratta, quindi, di proibire ogni applicazione militare dell’intelligenza artificiale, ma di preservare giudizio e controllo umani nelle decisioni sull’uso della forza. Qui il link: International Committee of the Red Cross
Il difficile negoziato internazionale
Dopo oltre un decennio di discussioni, nel settembre 2026 i 128 Stati aderenti alla Convenzione della United Nations su alcune armi convenzionali hanno raggiunto un’intesa sugli elementi fondamentali per definire le armi autonome e disciplinarne l’impiego. Si tratta però di un testo non vincolante, destinato a essere esaminato dalla Conferenza di revisione convocata a Ginevra dal 16 al 20 novembre 2026.
La Croce Rossa e il segretario generale delle Nazioni Unite chiedono che questa occasione segni il passaggio dalle discussioni alla negoziazione di uno strumento giuridicamente vincolante. Il rischio indicato è quello di oltrepassare una soglia etica: affidare alle macchine la selezione autonoma degli esseri umani contro i quali usare la forza.
Le posizioni degli Stati, tuttavia, rimangono distanti. Stati Uniti e Russia hanno finora privilegiato linee guida nazionali e soluzioni non vincolanti, contribuendo a rendere più difficile l’avvio di un vero trattato internazionale. Il compromesso raggiunto a settembre rappresenta un progresso diplomatico, ma è stato anche criticato perché alcune formulazioni sarebbero state attenuate durante le trattative finali.
L’intelligenza artificiale non diventi un alibi
Il problema non è stabilire se una macchina possa elaborare informazioni più velocemente dell’uomo. La questione decisiva è chi definisca il bersaglio, chi controlli l’azione e chi risponda delle conseguenze quando il sistema commette un errore. L’avv. Giovanni Bonomo formula il limite in termini netti: «L’intelligenza artificiale può assistere l’uomo. Non deve diventare un alibi per uccidere».
L’innovazione può migliorare la navigazione, la precisione e la capacità di analizzare una situazione complessa. Ma quanto più un sistema acquista autonomia, tanto più devono essere chiari i vincoli preventivi, la possibilità di disattivarlo e l’attribuzione delle responsabilità a progettisti, comandanti, operatori e autorità statali.
La vera prova di intelligenza, in definitiva, non consiste soltanto nel costruire macchine sempre più potenti. Consiste nella capacità politica e giuridica di stabilire ciò che non deve essere delegato. La decisione di togliere una vita appartiene precisamente a questa sfera.
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