Il cuore delle donne, il rischio sottovalutato che supera quello oncologico
Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la prima causa di morte tra le donne europee, ma continuano a essere percepite come un problema prevalentemente maschile. È un errore culturale che può ritardare la prevenzione, il riconoscimento dei sintomi e l’accesso alle cure.

Secondo la European Society of Cardiology escardio.org le patologie cardiovascolari causano circa il 37% dei decessi femminili in Europa, contro il 31% di quelli maschili. Nel complesso uccidono più donne di tutti i tumori considerati insieme. Eppure le pazienti rimangono meno rappresentate negli studi clinici, più esposte alla sottodiagnosi e non sempre adeguatamente inserite nei percorsi assistenziali.
Il contributo di Maria Grazia Modena

Su questa disparità ha lavorato per molti anni la professoressa Maria Grazia Modena, docente di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, autrice o coautrice di centinaia di pubblicazioni e fondatrice nel 1996 della prima “Women’s Clinic” italiana.
Nella rassegna scientifica Il cuore delle donne, coordinata per la Società Italiana di Cardiologia, Modena e gli altri autori evidenziavano come incidenza, gravità, prognosi e modalità diagnostiche delle cardiopatie possano differire sensibilmente nei due sessi. Il nodo centrale è la corretta valutazione del rischio aterosclerotico femminile, a lungo costruita attraverso modelli e studi basati soprattutto su popolazioni maschili.
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Una successiva ricerca sulla presentazione clinica delle malattie cardiovascolari ha ribadito che la sottovalutazione del rischio nelle donne, sia da parte delle pazienti sia dei professionisti sanitari, può contribuire a risultati clinici peggiori. Le differenze riguardano la fisiopatologia, i sintomi, la risposta agli esami diagnostici e il peso assunto da fattori ormonali e metabolici.
Menopausa, ipertensione e invecchiamento
Uno dei lavori più importanti ai quali ha partecipato Modena è lo studio epidemiologico nazionale SIMONA, condotto su 18.326 donne tra 46 e 59 anni seguite da 302 medici. La ricerca ha mostrato che la menopausa è associata a un incremento lieve ma statisticamente significativo della pressione arteriosa, indipendente almeno in parte dall’età e dall’indice di massa corporea. L’effetto risultava particolarmente evidente nelle donne più giovani all’inizio della menopausa. Fonte: iris.unimore.it
Con la perdita della protezione ormonale, possono aumentare ipertensione, alterazioni metaboliche, adiposità addominale e disfunzione endoteliale. Il rischio cardiovascolare femminile tende quindi a manifestarsi più tardi rispetto a quello maschile, ma cresce rapidamente dopo la menopausa e, oltre i 75 anni, può raggiungere livelli superiori a quelli osservati negli uomini.
I dati storici citati dalla cardiologia italiana indicavano inoltre una mortalità entro 28 giorni dall’infarto pari al 36% nelle donne e al 27% negli uomini. Si tratta di percentuali provenienti da rilevazioni meno recenti, che non devono essere trasferite automaticamente alla situazione attuale, ma che documentano la maggiore vulnerabilità femminile osservata soprattutto in età avanzata, in presenza di diabete, ipertensione e altre patologie concomitanti.
Diagnosi e cure: il divario da colmare
Anche il percorso diagnostico può essere più complesso. Nelle donne la malattia coronarica può coinvolgere maggiormente il microcircolo e non sempre produce le ostruzioni dei grandi vasi più facilmente individuabili con gli esami tradizionali. Dolore o pressione al torace restano sintomi importanti, ma possono accompagnarsi a dispnea, nausea, sudorazione, stanchezza insolita oppure dolore alla schiena, alla mandibola e alla parte superiore dell’addome.
Lo studio internazionale SPIRIT Women, al quale Modena ha partecipato, ha seguito 1.573 pazienti sottoposte a intervento coronarico in 73 centri. Oltre a valutare sicurezza ed efficacia degli stent, la ricerca ha rilevato per le donne un tempo complessivo di invio all’intervento più lungo di quattro giorni rispetto al campione maschile utilizzato per il confronto.
Nel 2026 Modena figura inoltre tra gli autori del documento di consenso delle società cardiovascolari italiane dedicato specificamente alla salute femminile: un segnale della necessità di integrare stabilmente la medicina di genere nella prevenzione, nella ricerca e nell’assistenza.
La consapevolezza come prima forma di prevenzione
La professoressa Modena ha più volte richiamato l’attenzione sulla sproporzione tra la paura del tumore e la scarsa percezione del rischio cardiaco: «Il rischio cardiovascolare e quello oncologico vanno percepiti con la stessa sensibilità».
Fumo, sedentarietà, alimentazione scorretta, obesità, diabete, colesterolo elevato e ipertensione rimangono fattori determinanti. A questi si aggiungono condizioni specificamente femminili, come alcune complicanze della gravidanza, la menopausa precoce e determinate patologie autoimmuni.
La conclusione è netta: l’errata percezione delle malattie cardiovascolari rappresenta uno dei principali nemici della salute femminile. Controllare pressione, glicemia e colesterolo, non fumare, mantenere un peso adeguato e svolgere attività fisica regolare non è soltanto una raccomandazione generale. È una strategia concreta per ridurre una parte consistente di eventi cardiaci e cerebrali ancora evitabili.
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