Comento di Sebastiano Chiodino, Head of LDI Investing, Generali Asset Management (parte di Generali Investments)

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La Federal Reserve ha consegnato ieri ai mercati ciò che da giorni già scontavano. Quel taglio di 50 punti base dei tassi guida che i future sui Fed Fund già in larga misura avevano anticipato. Coerentemente, la reazione che osserviamo sui mercati obbligazionari e azionari non denota quindi alcun senso di sorpresa e segna probabilmente l’apertura di una nuova fase in cui i dati di crescita e tenuta del mercato del lavoro avranno un importanza centrale anche per gli investitori. Con il taglio di ieri, dalla Federal Reserve arriva, infatti, anche un messaggio chiaro: La banca centrale è determinata ad agire con decisione e tempestività a sostengo dell’economia, e la sua fiducia sulla trend deflattivo è ora forte abbastanza da consentire un allentamento della restrizione monetaria nella misura che i dati riveleranno necessario.  Il passo dei prossimi interventi della banca centrale continuerà ad essere cadenzato dalle evidenze macroeconomiche, ma l’ordine di priorità si è ora nettamente spostato a favore del sostegno al mercato del lavoro.

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L’azione decisa della Federal Reserve, potrebbe ora avere qualche ripercussione in Eurozona, dove un intervento in ottobre da parte della Banca Centrale europea non era ritenuto lo scenario centrale per i mercati e ancora è oggi visto con un probabilità del 30%.  La determinazione dell’ECB ad intervenire in quei meeting in cui siano disponibili previsioni trimestrali aggiornate, almeno in questa prima fase, potrebbe infatti confliggere con una Fed assai meno attendista e rivelarsi, anche reputazionalmente, meno sostenibile nonostante la diversità dei mandati delle due banche centrali.

Per gli investitori, la domanda che segue le riunioni di questo mese è ora in che misura la riduzione dei tassi annunci un ciclo di stimolo più profondo, che non solo rimuova la costrizione sulle principali economie, ma inizi anche a stimolarle. I prossimi dati su entrambe le sponde dell’atlantico serviranno a chiarire questo, e potrebbero spostare il bilancio dei rischi di coda percepiti dai mercati intorno allo scenario centrale del soft landing, verso estremi più recessivi di quelli finora contemplati.

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