Dollaro e Treasury sotto pressione: perché l’oro torna centrale
Il punto è distinguere tra debolezza del dollaro, aumento dei rendimenti reali e premio per il rischio fiscale sui Treasury, che non sempre però potrebbero spingere l’oro nella stessa direzione
Il rialzo dell’oro oltre i 4.500 dollari l’oncia non dipende soltanto dal consueto riflesso da bene rifugio. Il mercato sta valutando insieme tre elementi: il deprezzamento del dollaro, la tensione persistente sui titoli di Stato americani e il crescente dubbio sulla sostenibilità finanziaria di Washington.
Il comunicato del Tesoro
Il passaggio più significativo è arrivato il 19 agosto, quando il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che dal 9 settembre raddoppierà, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, i riacquisti di Treasury a lunga scadenza, fra 10 e 30 anni. Formalmente si tratta di una misura di sostegno alla liquidità; nei mercati è stata letta anche come il segnale che l’amministrazione non può ignorare la rapida crescita dei rendimenti. Il comunicato del Tesoro conferma che l’intervento resterà in vigore sino al 4 novembre.
Il rendimento del Treasury decennale è intorno al 4,71%, mentre il trentennale è vicino al 5,25%, dopo avere raggiunto nei giorni scorsi livelli che non si vedevano dal 2007. Rendimenti più alti, in condizioni normali, sono un ostacolo per l’oro: il metallo non distribuisce cedole e diventa relativamente meno conveniente. Questa volta, però, l’aumento dei tassi lunghi è interpretato non solo come premio contro l’inflazione, ma come richiesta di remunerazione aggiuntiva per il rischio fiscale e per l’enorme quantità di debito da assorbire.
La revisione del piano di finanziamento
Il Tesoro dovrà raccogliere 739 miliardi di dollari nel trimestre luglio-settembre, 68 miliardi in più delle stime di maggio; il fabbisogno previsto per il trimestre successivo è di altri 628 miliardi. La revisione del piano di finanziamento rende visibile il problema dell’offerta: più titoli sul mercato richiedono più compratori, oppure rendimenti maggiori.
Il Congressional Budget Office stima per il 2026 interessi netti superiori a 1.000 miliardi di dollari, pari al 3,3% del Pil; nello scenario di base salirebbero a 2.100 miliardi nel 2036. Il CBO giudica la traiettoria fiscale non sostenibile nel lungo periodo. Le proiezioni ufficiali spiegano perché la questione Treasury non è più confinata alle sale operative: il costo del debito diventa una variabile di politica economica.
Le proiezioni ufficiali
L’oro beneficia di questo mutamento di lettura. Non sostituisce il mercato dei Treasury, che resta per dimensioni, liquidità e ruolo internazionale il principale riferimento dei portafogli globali. Ma offre una forma di assicurazione contro tre rischi: perdita di potere d’acquisto del dollaro, inflazione più persistente e deterioramento del quadro fiscale-istituzionale degli Stati Uniti. Il dollaro più debole, inoltre, rende il metallo meno costoso per gli investitori che operano in euro, yen e altre valute.

La stampa finanziaria italiana ha evidenziato la correlazione immediata.Radiocor ha attribuito il balzo dell’oro del 19 agosto alla discesa dei rendimenti e all’indebolimento del biglietto verde. Milano Finanza segnala che UBS ha esteso l’orizzonte delle proprie stime e ha alzato il target sull’oro a 5.400 dollari l’oncia per fine settembre 2027, dai precedenti 5.200 dollari stimati per fine giugno 2027. Resta invariata la previsione di 4.600 dollari per fine 2026.
C’è tuttavia un limite alla narrativa rialzista. Se l’inflazione americana restasse elevata e la Fed fosse costretta a mantenere tassi alti più a lungo, rendimenti reali e dollaro potrebbero rafforzarsi di nuovo, frenando l’oro. Anche i buyback non risolvono il problema fiscale: sono modesti rispetto a un mercato dei Treasury superiore ai 30.000 miliardi e non riducono il fabbisogno complessivo di finanziamento.
Il supporto strutturale, infine, viene dalle banche centrali. Il World Gold Council rileva che l’89% dei gestori delle riserve si attende un aumento delle riserve auree globali nei prossimi dodici mesi e il 45% prevede di incrementare direttamente le proprie disponibilità. L’indagine 2026 non certifica un abbandono del dollaro, ma descrive una diversificazione prudenziale.
In sintesi: l’oro oggi non sale perché i Treasury rendono poco, al contrario, rendono molto, ma perché una parte del mercato teme che rendano molto per ragioni meno rassicuranti. È questa distinzione, fra tassi alti da economia forte e tassi alti da rischio fiscale, a spiegare perché dollaro, obbligazioni americane e metallo giallo possano muoversi in modo apparentemente controintuitivo.





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