Volkswagen tra luci e ombre. Il Ceo Blume: “Situazione più che critica”. Stabilimenti e posti di lavoro

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Volkswagen sbanda alla Borsa di Francoforte, dopo le dichiarazioni del fine settimana dell’amministratore delegato Oliver Blume sulla difficile situazione del gruppo e alla vigilia di una serie di incontri decisivi con lavoratori e autorità sul piano di drastica riduzione dei costi.

Attorno alle 11, il titolo Volkswagen cede circa il 2% a 73,53 euro, risultando il peggiore tra i titoli del Dax, che si mantiene invece invariato.

La situazione del gruppo “più che critica”

In un’intervista pubblicata venerdì sull’intranet aziendale, Blume ha definito la situazione del gruppo «più che critica», sottolineando come Volkswagen e l’intera industria automobilistica tedesca stiano attraversando «il periodo di maggiore turbolenza della loro storia», a causa del difficile contesto economico globale e della crescente concorrenza cinese.

Il ceo incontrerà nei prossimi giorni i rappresentanti dei lavoratori nella sede centrale di Wolfsburg e negli stabilimenti di Zwickau ed Emden per fare il punto sui piani aziendali. Blume ha precisato che non sono ancora state prese decisioni sulla chiusura degli stabilimenti, ma ha avvertito che, nelle attuali condizioni, «non vediamo alcuna possibilità» che gli impianti di Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm restino redditizi negli anni Trenta.

Rischio chiusura impianti

La chiusura degli impianti, ha sottolineato, rappresenterebbe comunque «l’ultima risorsa, e la più costosa». Per gli stabilimenti nei quali la produzione automobilistica dovesse diventare non redditizia, Volkswagen starebbe quindi valutando «altre soluzioni industriali». Tra queste, Blume ha citato le discussioni avanzate con aziende del settore della difesa per un possibile utilizzo dello stabilimento di Osnabrück.

«Le prossime settimane saranno decisive: tutti devono impegnarsi», ha dichiarato il ceo anche alla Bild am Sonntag, definendo quello avviato dal gruppo «il più grande piano di trasformazione nella storia di Volkswagen».

Secondo Blume, il gruppo deve fare i conti con una sovraccapacità produttiva di circa 500.000 veicoli l’anno, mentre i costi generali sarebbero superiori del 30% rispetto a quelli dei concorrenti. Il ceo ha tuttavia precisato che la cifra, spesso indicata, di circa 50.000 esuberi a livello globale «non è un obiettivo fisso».

A luglio Blume aveva presentato al consiglio di sorveglianza un piano di riduzione dei costi, senza che fosse però adottata una decisione definitiva. Secondo quanto riferito all’epoca dai media tedeschi, il governo della Bassa Sassonia, azionista di Volkswagen con il 20%, si sarebbe opposto all’approvazione del piano.

Proprio lunedì sera il ministro-presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies (Spd), visiterà lo stabilimento Volkswagen di Hannover per fare il punto sulla situazione del gruppo. L’incontro è stato organizzato su invito del Consiglio di fabbrica generale e coinvolgerà rappresentanti dei lavoratori, membri del Consiglio di fabbrica e la direzione locale dello stabilimento.

Taglio dei posti di lavoro

Sul fronte occupazionale, Volkswagen ha già approvato un piano che prevede 50.000 tagli di posti di lavoro. Secondo Blume, sono già stati raggiunti accordi con 37.000 dipendenti. «Possiamo avere successo solo se tutti sostengono questo piano», ha ribadito il ceo.

Ma il confronto con i sindacati resta teso. La leader di IG Metall, Christiane Benner, ha criticato venerdì la dirigenza Volkswagen e avvertito che i lavoratori si opporranno alla chiusura degli stabilimenti. «I lavoratori della Volkswagen hanno già dovuto accettare tagli pesanti e dolorosi, e ora subiscono un altro duro colpo», ha dichiarato alla Wirtschaftswoche.

Blume risponderà direttamente alle domande dei dipendenti durante un’assemblea generale straordinaria in programma martedì a Wolfsburg. Altri incontri sono previsti mercoledì negli stabilimenti di Emden e Zwickau. IG Metall ha intanto definito «disastrosa» la politica di comunicazione adottata dalla dirigenza.

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