Vesuvio e Campi Flegrei: due vulcani vicini, ma una sola crisi in corso

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L’aspetto decisivo è separare tre piani spesso confusi: attività attuale del Vesuvio, crisi bradisismica dei Campi Flegrei ed eventuali legami profondi tra i due sistemi, che non equivalgono necessariamente a un “contagio” eruttivo.

I dati più recenti mostrano un quadro nettamente diverso tra i due territori: Vesuvio stabile e in allerta verde; Campi Flegrei in persistente sollevamento, con lo sciame del 31 luglio e la magnitudo 4,7 come vero elemento di aggravamento sismico.

La situazione richiede attenzione, ma va descritta con precisione. Al 24 agosto 2026 non risultano segnali di riattivazione del Vesuvio, che resta al livello di allerta verde. Il peggioramento osservato negli ultimi anni riguarda invece i Campi Flegrei, dove il bradisismo continua ed è aumentata soprattutto l’energia liberata dai terremoti. Neppure nell’area flegrea, tuttavia, i dati attuali indicano un’eruzione imminente.

Il Vesuvio non mostra segnali di risveglio

Nel luglio 2026 l’INGV ha registrato al Vesuvio 93 terremoti, quasi tutti di magnitudo inferiore a 1 e concentrati prevalentemente nell’area craterica, entro il primo chilometro di profondità. L’attività è classificata come di bassa energia.

Gli altri parametri sono ancora più importanti:

  • non sono state rilevate deformazioni attribuibili a una sorgente magmatica;
  • nella parte alta dell’edificio si osserva una lieve subsidenza, ricondotta a compattazione, gravità ed effetti locali;
  • la temperatura dell’area craterica è stabile;
  • la geochimica non mostra variazioni significative;
  • l’attività idrotermale segue da anni una tendenza alla diminuzione.

Il quadro ufficiale è quindi di sostanziale stabilità. L’Osservatorio Vesuviano mantiene il Vesuvio al livello verde, con parametri entro i valori di base.

Questo non significa che il vulcano sia spento. Dopo l’eruzione del 1944 il condotto si è ostruito e il Vesuvio è entrato in una fase di quiescenza. Proprio la presenza di un condotto chiuso rende necessario il monitoraggio continuo, perché un’eventuale ripresa potrebbe essere preceduta da pressurizzazione, fratturazione delle rocce e risalita di fluidi o magma.

La pericolosità potenziale resta molto alta soprattutto per la densità abitativa. Il piano nazionale considera come scenario di riferimento prudenziale un’eruzione subpliniana, simile a quella del 1631, benché lo scenario statisticamente più probabile, qualora si verificasse una nuova eruzione, sia quello stromboliano violento di energia inferiore. Sono probabilità condizionate al verificarsi di un’eruzione, non una previsione che essa sia vicina.

Campi Flegrei, il vero peggioramento è sismico

La situazione dei Campi Flegrei è diversa. La caldera si trova al livello di allerta giallo, nella condizione definita di “disequilibrio medio”, con Fase 2 di attenzione.

Il 31 luglio 2026 si è verificato un terremoto di magnitudo durata 4,7 e magnitudo momento 4,4, il più energetico registrato nell’area dall’installazione della rete strumentale negli anni Settanta. Lo sciame è proseguito per quasi due giorni: gli operatori ne hanno inizialmente individuati oltre 400, mentre la successiva analisi sperimentale con algoritmi di intelligenza artificiale ne ha riconosciuti più di mille.

L’epicentro della scossa principale è stato localizzato sotto la Solfatara, a circa 2,4 chilometri di profondità. La sequenza si è poi spostata verso sud-ovest, con terremoti progressivamente più superficiali, fino a profondità inferiori a un chilometro nella zona di Monte Olibano.

L’analisi pubblicata dall’INGV il 24 agosto evidenzia che dal 2005 sono stati registrati undici terremoti di magnitudo pari o superiore a 4, concentrati soprattutto negli ultimi tre anni. Questo costituisce un effettivo incremento dell’energia sismica liberata.

Non è però stata individuata una nuova struttura in rapida apertura: lo sciame ha riattivato faglie già interessate dalla crisi bradisismica. La superficialità spiega inoltre perché terremoti di magnitudo moderata producano accelerazioni intense e danni localizzati.

Il sollevamento continua, ma non sta accelerando

Alla fine di luglio il sollevamento complessivo raggiunto dal 2005 nella zona di Rione Terra era di circa 167,5 centimetri. Dall’inizio del 2025 l’aumento è stato di circa 30 centimetri.

Dalla metà di dicembre 2025 la velocità era arrivata a circa 15 millimetri al mese; dagli inizi di febbraio 2026 è scesa a una media di 10±3 millimetri al mese. Il terreno continua dunque a sollevarsi, ma i dati più recenti non descrivono un’accelerazione.

Il sisma del 31 luglio ha prodotto spostamenti orizzontali di circa un centimetro in varie stazioni e di circa tre centimetri a Rione Terra, oltre a un abbassamento cosismico medio di uno-due centimetri. Dopo avere corretto le serie per questi spostamenti improvvisi, l’INGV non ha rilevato variazioni significative nel normale andamento della deformazione.

Gas e temperature: anomalia persistente, non improvvisa

I parametri geochimici confermano una pressurizzazione e un riscaldamento pluriennali del sistema idrotermale. La fumarola BG della Solfatara ha raggiunto negli ultimi anni temperature più elevate, ma nella settimana dal 10 al 16 agosto è rimasta stabile intorno a 173 gradi.

Anche i flussi di anidride carbonica rimangono superiori ai livelli ordinari e alcune stazioni hanno mostrato un nuovo aumento negli ultimi mesi. Nella settimana considerata, tuttavia, non sono state osservate variazioni improvvise; alcune misure indicavano anzi una diminuzione del 15-20% rispetto ai valori immediatamente precedenti.

È la combinazione temporale dei fenomeni a contare. Un terremoto forte, isolatamente, non dimostra la risalita del magma. Sarebbe più preoccupante una crescita simultanea e rapida di deformazione, sismicità, temperatura e componente magmatica dei gas.

Vesuvio e Campi Flegrei sono collegati?

La risposta scientificamente corretta è: esistono possibili relazioni profonde, ma non è dimostrato un collegamento diretto capace di trasferire l’attuale crisi da un vulcano all’altro.

Studi tomografici hanno individuato una zona parzialmente fusa a profondità superiori a circa otto chilometri sotto il distretto vulcanico napoletano. Un’analisi delle deformazioni satellitari ha inoltre osservato che l’inizio del sollevamento flegreo è coinciso con una subsidenza del Vesuvio, proponendo l’ipotesi di variazioni di pressione in sistemi profondi potenzialmente comunicanti.

Già uno studio del 2014 aveva rilevato correlazioni fra alcune deformazioni dei due vulcani, compatibili con una sorgente profonda comune o con trasferimenti di stress.

Si tratta però di modelli e correlazioni, non della prova dell’esistenza di un unico serbatoio dal quale il magma possa passare liberamente dai Campi Flegrei al Vesuvio. I sistemi di alimentazione superficiali sono distinti e i dati attuali del Vesuvio non mostrano alcuna risposta alla crisi flegrea. Non vi è quindi evidenza che il terremoto del 31 luglio abbia “risvegliato” il Vesuvio.

Quali sarebbero i veri segnali di peggioramento

La Protezione civile considera particolarmente significativi:

ParametroSituazione attualeSegnale più preoccupante
DeformazioneSollevamento radiale di circa 10 mm al meseAccelerazione marcata, deformazione localizzata o non radiale, fratture superficiali
TerremotiSciami superficiali e sporadici eventi oltre M4Frequenza molto elevata, crescita della magnitudo verso 5, migrazione sistematica verso la superficie
Segnali sismiciPrevalentemente fratturazione delle rocceComparsa persistente di eventi LP/VLP o tremore, associati al movimento di fluidi
GasCO₂ elevata e trend pluriennale di riscaldamentoAumento rapido dei flussi e comparsa significativa di SO₂, HCl o HF
TemperatureFumarola BG stabile intorno a 173 °CIncremento improvviso e diffuso delle temperature
TerritorioDegassamento e attività idrotermale notaNuove emissioni, variazioni repentine delle falde, fratture ed esplosioni freatiche

Secondo la tabella ufficiale dei livelli di allerta, l’attuale condizione gialla di disequilibrio medio corrisponde a una probabilità qualitativa medio-bassa di evoluzione verso un’eruzione. Il passaggio all’arancione richiederebbe una progressione multiparametrica più netta; il rosso sarebbe caratterizzato da cambiamenti molto rapidi, migrazione della sismicità verso la superficie, deformazioni localizzate e forti variazioni nei gas.

La valutazione conclusiva

Il rischio immediato più concreto è oggi quello sismico e strutturale nei Campi Flegrei: nuove scosse superficiali possono produrre danni anche senza alcuna eruzione. Il terremoto del 31 luglio rappresenta un peggioramento reale sotto il profilo dell’energia sismica e dell’impatto sulla popolazione.

Non emergono invece, allo stato dei dati:

  • segnali di risveglio del Vesuvio;
  • prove che la crisi flegrea stia attivando il Vesuvio;
  • un’accelerazione recente del sollevamento flegreo;
  • una variazione rapida e concordante di tutti i parametri compatibile con una fase pre-eruttiva.
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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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