Il Governo ha fatto le riforme che servono al Paese? L’opposizione non è d’accordo

di Alessia Potecchi —
Occorre oggi una radicale riforma del lavoro
Il mondo è cambiato e i soggetti sono diversi. Non si può pensare di proseguire la politica del lavoro secondo le abitudini e le consuetudini del passato, quando l’azione prevalente del sindacato era quella di fare in modo che una parte crescente dei profitti delle imprese andasse a beneficio dei lavoratori. Oggi, diversamente, bisogna porsi il problema di come le innovazioni tecnologiche derivanti dall’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione possano valorizzare il lavoro, dando ai lavoratori la possibilità di crescere in conoscenza e professionalità, senza accentuare la diseguaglianza tra chi detiene la conoscenza e chi ne è privo. Occorre immaginare un mercato del lavoro dove, accanto a un conflitto sempre presente tra lavoratore e imprenditore, si profili uno spazio di collaborazione e di valorizzazione dei lavoratori. Insomma, bisogna investire sul sapere delle persone e sulla loro formazione.
È necessario un rapporto di flessibilità che, tuttavia, escluda ogni forma di precarietà e di nomadismo dei lavoratori. Occorre ripensare i rapporti tra impresa e sindacati e immaginare un nuovo modello di lavoro che utilizzi l’innovazione come volano per favorire la competitività dell’azienda e il ripristino dell’ascensore sociale. Le nuove tecnologie, che si affacciano sempre più prepotentemente sulla scena, devono essere indirizzate alla tutela dell’essere umano, al rispetto e alla salvaguardia delle persone e del loro lavoro. Questi nuovi strumenti, a partire dall’intelligenza artificiale, possono e devono aiutarci a ridurre l’evasione fiscale e devono essere impiegati in questa direzione con dedizione e competenza. Occorre porre attenzione ai nuovi piani green che riguardano le industrie, in funzione di una visione improntata sia all’innovazione sia alla sostenibilità ambientale e sociale. Stesso discorso per le delocalizzazioni, che devono essere normate da regole chiare derivanti dal confronto con le parti sociali. Le forme di licenziamento che abbiamo visto di recente sono inaccettabili. Bisogna altresì fare investimenti seri affinché le aziende rimangano nel nostro Paese, si sviluppino e assumano sempre più lavoratori.
Il ruolo del sindacato
Bisogna immaginare nuove forme di rappresentanza del sindacato e nuove modalità di contrattazione. Per questo il ruolo della macchina pubblica risulta fondamentale: la politica economica del Governo deve presentarsi come funzionale al superamento delle storture che impediscono di progredire nel segno del cambiamento. Così come il sindacato, devono essere aggiornate anche le altre cinghie di trasmissione che regolano i rapporti tra istituzioni e cittadini. Bisogna adeguare la scuola, immaginando una forte azione formativa che valorizzi i giovani. I dati impietosi della Banca d’Italia dimostrano come il numero di coloro che lasciano l’Italia per trasferirsi all’estero cresca di anno in anno. È da loro, dai giovani, che occorre ripartire in un momento più che complesso per il Paese, puntando sulla qualità del lavoro, su una retribuzione dignitosa, sulla formazione e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Partito Democratico ha avanzato proposte concrete rivolte proprio ai giovani e alla loro situazione lavorativa, con il pacchetto “Diritto a restare”, finalizzato a incentivare e garantire alle ragazze e ai ragazzi un’occupazione adeguata per chi sceglie di rimanere in Italia, e con il congedo paritario retribuito al 100%, per aiutare le donne a conciliare il lavoro con il tempo di cura e promuovere una reale parità di genere, che inizia proprio da qui.





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