Usa, 40mila miliardi di debito e mercato dei Treasury sotto pressione. Gli effetti su Europa, euro ed export

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Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato per la prima volta la soglia dei 40mila miliardi di dollari, raggiungendo quota 40.047 miliardi dopo l’ultima emissione di titoli di Stato. A fotografare il nuovo record sono i dati del Dipartimento del Tesoro, che evidenziano l’aumento dei prestiti destinati a sanità e previdenza sociale e la crescita della spesa per interessi.

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Il dato è superiore alle previsioni dell’Ufficio del Congresso per il bilancio, che stimava un debito pubblico intorno ai 39.400 miliardi di dollari a fine anno.

Bessent: «Pronti ad aumentare il buyback dei Treasury»

Il nuovo record del debito arriva mentre il mercato dei Treasury resta sotto pressione. Il raddoppio del programma di riacquisto dei titoli di Stato americani, portato dal Dipartimento del Tesoro a 4 miliardi di dollari per emissione, ha prodotto un effetto solo parziale e temporaneo sui rendimenti, tornati a salire con l’accelerazione dell’indebitamento pubblico.

A commentare la situazione è stato il segretario al Tesoro Scott Bessent, che in un’intervista alla Cnbc ha sottolineato come «non ci sia nulla di magico» nei numeri relativi al debito. Washington, ha spiegato, dispone di «molti strumenti» per intervenire sul mercato dei Treasury e potrebbe anche aumentare ulteriormente il programma di buyback.

Bessent non ha però indicato l’entità di un eventuale incremento, limitandosi a spiegare che il Tesoro «valuterà le condizioni» del mercato. L’obiettivo, ha aggiunto, è riportare l’attenzione degli investitori sui fondamentali, evitando reazioni eccessive alle notizie in una fase caratterizzata da volumi di scambio ridotti.

Le rassicurazioni del segretario al Tesoro hanno provocato una temporanea discesa dei rendimenti. Il tasso del Treasury trentennale si è attestato al 5,248%, dopo aver raggiunto nei giorni scorsi un picco vicino al 5,34%, ai massimi da prima della crisi finanziaria globale del 2008. Il rendimento del decennale è invece sceso al 4,695%, rispetto al recente massimo in area 4,75%.

Trump prepara una stretta sui conti pubblici

Bessent ha inoltre confermato che il Tesoro è pronto ad ampliare gli interventi per riacquistare il debito più oneroso. Parallelamente, l’amministrazione Trump prepara una nuova iniziativa di consolidamento fiscale per contenere l’aumento del costo del debito.

«Annunceremo probabilmente alla fine di questa settimana, all’inizio della prossima, un maggiore impegno per il consolidamento fiscale», ha dichiarato Bessent. Il segretario al Tesoro ha aggiunto che il presidente Donald Trump ha incaricato lui e il responsabile dell’Office of Management and Budget, Russell Vought, di lavorare all’iniziativa.

Gli effetti sull’Europa

L’aumento dei rendimenti americani rappresenta un potenziale fattore di pressione anche per i mercati europei. Il principale canale di trasmissione è rappresentato dall’effetto calamita esercitato dai Treasury sui rendimenti globali: quando i tassi Usa a lunga scadenza salgono, anche i rendimenti di titoli come Bund tedeschi e BTP italiani tendono ad adeguarsi per mantenere l’attrattività nei confronti degli investitori.

Per i Paesi più esposti dell’Eurozona questo può tradursi in un aumento del costo di finanziamento e in una maggiore pressione sullo spread, con l’Italia particolarmente sensibile all’evoluzione dei tassi globali.

Mercato valutario

Un secondo canale riguarda il mercato valutario. Rendimenti statunitensi più elevati possono sostenere il dollaro e indebolire l’euro, aumentando il costo in valuta europea delle materie prime quotate in dollari, a partire dal petrolio, e alimentando potenzialmente nuove pressioni inflazionistiche.

Sul fronte azionario, tassi Usa più elevati possono inoltre favorire lo spostamento di capitali verso gli asset denominati in dollari, penalizzando i listini europei e in particolare i comparti più sensibili al costo del denaro, come tecnologia e banche.

Infine, resta il rischio legato alla domanda americana. Un bilancio federale sempre più gravato dalla spesa per interessi potrebbe, nel medio periodo, limitare la capacità di spesa dell’economia statunitense. Per l’industria europea, e in particolare per i Paesi fortemente orientati all’export, un rallentamento della domanda Usa rappresenterebbe un ulteriore elemento di pressione sui fatturati.

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