El Niño si rafforza: quali rischi per Europa e Mediterraneo
El Niño non è un uragano, ma la fase calda dell’ENSO, un’oscillazione naturale che interessa le acque e l’atmosfera del Pacifico tropicale e può modificare la circolazione atmosferica mondiale.
ENSO è l’acronimo di El Niño–Southern Oscillation. Comprende tre fasi:
- El Niño: riscaldamento anomalo del Pacifico equatoriale centrale e orientale;
- La Niña: raffreddamento anomalo delle stesse acque;
- fase neutra: temperature oceaniche e circolazione atmosferica vicine alla media.
Il ciclo si ripete in modo irregolare, generalmente ogni due-sette anni, modificando venti, temperature e distribuzione delle piogge. Gli effetti sono marcati nelle regioni del Pacifico, mentre in Europa e nel Mediterraneo arrivano attraverso “teleconnessioni” atmosferiche più deboli e variabili. Per questo ENSO può spostare le probabilità stagionali, ma non permette da solo di prevedere il tempo in Italia.
Le ultime valutazioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale indicano che l’evento del 2026 è ormai pienamente sviluppato e potrebbe diventare molto intenso entro la fine dell’anno. La probabilità che persista almeno fino a febbraio 2027 è stimata vicino al 100%. A livello globale aumentano quindi i rischi di caldo estremo, siccità, alluvioni, incendi e conseguenze sanitarie, soprattutto nelle regioni direttamente collegate al Pacifico.

In colore arancio, con varie intensità, l’influenza possibile di El Niño
Effetti sull’Europa
Per l’Europa il rapporto causa-effetto è molto più debole. Il segnale originato nel Pacifico deve attraversare una complessa catena di interazioni atmosferiche e può essere modificato dalle temperature dell’Atlantico, dalla corrente a getto, dall’Oscillazione nord-atlantica, dal vortice polare e dalle condizioni dell’Artico.
Secondo il Copernicus Climate Change Service (C3S), nel settembre 2026 nel Pacifico tropicale risultano già consolidate condizioni di El Niño forte. Le prime indicazioni per l’inverno europeo 2026-2027 mostrano elevata incertezza sugli eventi locali, come irruzioni fredde, siccità o piogge eccezionali, ma con temperature probabilmente superiori alla media su gran parte delle regioni europee, compresoil Mediterraneo.
Copernicus conferma che El Niño può influenzare gli inverni europei, ma ricorda che gli esiti cambiano sensibilmente da un episodio all’altro. Le conseguenze tendono a essere più riconoscibili in inverno che in estate e possono differire anche fra l’inizio e la seconda parte della stagione.
Le prime proiezioni stagionali per l’inverno 2026-2027 favoriscono temperature superiori alla media in gran parte dell’Europa e precipitazioni più abbondanti in molte zone centrali, mentre il segnale appare meno netto lungo i margini settentrionale e meridionale del continente. Non si tratta, però, di una previsione meteorologica dettagliata: indica soltanto quale scenario risulta statisticamente più probabile su un’intera stagione.
Il Mediterraneo fra caldo marino e precipitazioni irregolari
Nel Mediterraneo non esiste una regola secondo cui un forte El Niño produca automaticamente siccità, alluvioni o un inverno eccezionalmente mite. L’influenza è indiretta e può essere facilmente superata da altri fattori regionali.
I principali elementi da sorvegliare sono:
- temperature marine elevate, che aumentano il contenuto di calore e umidità disponibile;
- eventuali blocchi anticiclonici persistenti, con periodi miti e asciutti;
- irruzioni di aria fredda sopra un mare caldo, capaci di alimentare precipitazioni intense;
- maggiore irregolarità delle piogge, con lunghe pause asciutte alternate a episodi violenti;
- rischio di ondate di calore e siccità nel 2027, qualora El Niño si combini con condizioni anticicloniche favorevoli.
Un Mediterraneo eccezionalmente caldo può aggravare alcune perturbazioni, ma El Niño da solo non consente di prevedere dove e quando si verificheranno nubifragi o tempeste.
ARPAL Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, ente pubblico tecnico-scientifico della Regione Liguria, svolge monitoraggio ambientale e meteorologico, gestisce osservazioni e previsioni, controlla acque, aria e territorio e supporta il sistema regionale di protezione civile: nel caso di El Niño sottolinea infatti che il collegamento con il clima europeo è debole e che il principale fattore di fondo rimane il riscaldamento globale provocato dalle attività umane.
Nessuna certezza su un inverno rigido
Un El Niño molto forte può favorire, soprattutto nella seconda parte dell’inverno, modifiche al vortice polare e aumentare la probabilità di riscaldamenti stratosferici improvvisi. Questi fenomeni possono aprire la strada a discese fredde verso l’Europa, ma non garantiscono affatto un inverno gelido sull’Italia. Parallelamente, le proiezioni stagionali attuali mantengono una prevalenza di condizioni miti sul continente.
In conclusione, il rischio più credibile non è un unico scenario estremo, ma una maggiore instabilità climatica globale inserita in un pianeta già più caldo. Per Europa e Mediterraneo occorrerà seguire gli aggiornamenti mensili dei modelli: la presenza di El Niño sposta le probabilità, ma non determina da sola il tempo della prossima stagione.
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