Sempre meno FAST e sempre più FURIOUS: la grande follia dell’automobilismo euroautolesionista

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di Lapo Mazza Fontana —

La crisi mortale dell’auto europea tra transizione forzata e obsolescenza digitale è un fenomeno irreversibile?

Il settore automobilistico in Europa viene dato sempre più per semidefunto, ma probabilmente o non è ancora proprio moribondo o in qualche modo tenta di dare le penultime se non ultime convulsioni.
Il vecchio continente stava in effetti già affrontando una fase di profonda turbolenza economica e strategica prima della mossa suicidiaria di mettere i cinesi in condizioni di supremazia industriale. Le dementi politiche industriali comunitarie e le ancor più psicotiche scelte dei principali gruppi manifatturieri del settore hanno poi impresso un’accelerazione drastica verso l’elettrificazione integrale e la digitalizzazione spinta dell’abitacolo.

Questo percorso accelerato, con relativa inflazione dei prezzi a fronte di un europubblico sempre più drasticamente impoverito, invecchiato e soprattutto scazzato, ha talmente compromesso la competitività storica della produzione europea da disegnarne il funerale non più troppo distante. Storicamente celebre per la qualità meccanica, l’affidabilità e la capacità di soddisfare le reali esigenze della mobilità quotidiana di milioni di cittadini, la industria dell’automotive che fu il centro del mondo continua dunque imperterrita nella sua decisione di autoabbattersi, WHATEVER IT TAKES, come disse il perfido Draghi, altro grande mogul dell’eurodisastro.

Il vicolo cieco dell’elettrico obbligato e dei costi fuori controllo

La scommessa esclusiva sulle batterie ha generato listini inaccessibili per la classe media, allontanando ampie fasce di acquirenti dai concessionari, oppure dirottandoli sui concorrenti cinesi; low cost solo sulla carta, visti i prezzi enormi rispetto ai medesimi prezzi retail in Cina per gli stessi modelli, ma comunque competitivi sul mercato conunitario. Poi ovviamente i veicoli a batteria presentano ancora limiti strutturali legati ai costi di produzione, alla disponibilità delle materie prime e a un’infrastruttura di ricarica disomogenea sul territorio.

L’imposizione di un unico paradigma tecnologico ha penalizzato la ricerca su alternative altrettanto valide e immediatamente sostenibili, favorendo al contempo la concorrenza di mercati esteri capaci di produrre veicoli a costi inferiori, ma soprattutto falcidiando intere categorie di acquirenti, letteralmente usciti dal mercato. Come se non bastasse le Generazioni Y e Z hanno non solo subito tali rovesci, ma hanno in gran parte introiettato una disaffezione strutturale per l’oggetto automobilistico, vissuto anche come vecchio, anacronistico, inquinante, comunque troppo spesso ingestibile per costi di accesso e di manutenzione. Un crollo reputazionale drastico rispetto alla precedente Generazione X, ancora legata al mito della bella macchina o comunque della indipendenza legata alla autotrazione.

La deriva digitale e la complessità degli optional superflui

All’interno dell’abitacolo la situazione non è meno critica. La tendenza a sostituire i comandi fisici con schermi touch screen complessi e sistemi di infotainment sovraccarichi di funzioni accessorie ha aumentato i costi di sviluppo e se da un lato ha indubbiamente aumentato gli strumenti per il miglior controllo del veicolo e per la protezione delle persone in caso di incidenti, da altri lati ha persino ridotto la sicurezza attiva. Comandi diventati eccessivamente e inutilmente complicati, rischi di guasti improvvisi anche in marcia ed anche gravi, troppe distrazioni alla guida e costi di manutenzioni legati a centraline delicate e aggiornamenti software continui hanno finito col frustrare gli automobilisti fino alla vera e propria insofferenza, fino al vero e proprio rigetto.

I veri automobilisti ormai preferiscono guidare le auto storiche e stanno talvolta sviluppando un vero e proprio disprezzo per i modelli contemporanei, che pure spesso propongono soluzioni che un tempo sarebbero state vissute come la realizzazione di un sogno. Ma la tecnologia troppo spesso fine a stessa si è trasformata in un fattore di stress e in una fonte di guasti costosi fuori garanzia, allontanando il concetto originario di mezzo di trasporto pratico e durevole. All’inizio ci fu l’entusiasmo per la tecnologia e la legittima soddisfazione di avere macchine migliori e più sicure, ma ben presto si è arrivati al paradosso, sia tecnologico che normativo.

Uno schermo laterale a tablet di una Tesla è un tool decisamente pericoloso per la guida, mentre non solo la follia normativa impone (giustamente anche) multe pesanti per chi guardasse il telefono alla guida mentre consente di fare la stessa cosa sullo schermo appiccicato al cruscotto, ma le derive psichiatriche di Bruxelles puntano a veicoli sempre più informatizzati, che si possano in prospettiva persino bloccare da remoto in caso di presunte infrazioni, preconizzando dittature da Orwell on the road. I cittadini europei saranno pure (e forse per ora) delle rane bollite, ma magari non ancora cotte a puntino e soprattutto con molti meno soldi disponibili da spendere per fare gli schiavi della tecnodittatura, a caro pagamento per giunta.

Il modello perduto e la possibile ricetta per la possibile rinascita industriale

Per invertire la rotta e riconquistare il mercato, l’industria europea (e americana) dovrebbe seriamente ripensare radicalmente la propria filosofia progettuale guardando a standard costruttivi più razionali ed economici. Una vettura europea vincente dovrebbe, rebus sic stantibus, basarsi su pochi pilastri fondamentali:

Pesi contenuti: una scocca leggera per ridurre consumi, usura degli pneumatici e stress meccanico senza ricorrere a pacchi batteria monumentali a cablaggi a metrature da loft suburbano e soprattutto dalla demenza della pia religione del Full Electric, che ormai sappiamo quanto sia ecologica, ovvero molto a parole e quasi zero di fatto. La tecnologia delle EV è una evoluzione magnifica se gestita con spirito laico; laddove sia una idea preconcetta abbiamo facilmente scoperto tutti quanto sia errata.

Motorizzazioni ibride benzina e GPL o Diesel/EV a massima efficienza di consumi, vista la crisi strutturale del gasolio: propulsori termici abbinati a sistemi ibridi semplici, capaci di garantire costi di gestione ridotti, basse emissioni reali e un’autonomia elevata.

Elettronica draconianamente essenziale: comandi fisici intuitivi, strumentazione chiara e riduzione drastica delle centraline superflue per garantire longevità e facilità di riparazione oltre che evitare la obsolescenza digitale e soprattutto la possibilità di derive di obsolescenze e intrusioni digitali programmate truffaldinamente dalle case produttrici o peggio ancora dai governi.

Design classico ed essenziale: linee senza tempo che non subiscono l’obsolescenza estetica programmata delle mode sempre più ignoranti e cacofoniche, privilegiando abitabilità e aerodinamica pulita.

Prezzi accessibili: un ritorno a listini realistici capaci di rimettere in moto il mercato interno e restituire la mobilità privata a tutte le famiglie.

Ripartire dalla concretezza e dalla funzionalità

Ripartire dalla concretezza e dalla funzionalità rappresenta l’unica via d’uscita per evitare il declino definitivo di un patrimonio industriale fondamentale per l’economia europea. Senza contare il problema, per altro disastroso per i centri urbani, della smisurata crescita (al ritmo di centimetri all’anno) delle dimensioni stesse degli autoveicoli, che significa peso sempre maggiore, quindi consumi alle stelle, maggiore pericolosità in caso di incidente, parcheggi sempre più rari in città, prezzi di listino da ricovero alla neuro.

La fine del turbocapitalismo a 4 ruote: la automobile del futuro è una capsula elettronica cinese o una VW Maggiolino low cost e low emission?

Ma veramente abbiamo bisogno di schermi da PC? Ma veramente abbiamo bisogno di frenate automatiche, pure spesso pericolose, di sensori di movimento e di parcheggio, di telecamere, di sistemi estremi di correzione di trazione? Ma veramente abbiamo bisogno anche solo degli alzacristalli elettrici?

Macchissenefrega: molto meglio la vecchia manovella, cruscotti analogici indistruttibili, motori fatti per durare un milione di chilometri ed oltre, con pochi pezzi economici e di produzione di massa, carrozzerie e componenti durevoli e facilmente sostituibili. E siamo stati noi europei ad inventare questo modello di produzione industriale: soprattutto in Italia, in Germania e in Francia.

In primis Fiat, Volkswagen, Renault e Citroën. I cinesi ancora andavano in bici e sui risciò e noi già producevamo le automobili più utili e belle del mondo, pure senza contare i capolavori delle auto sportive e di lusso, dove dominavano anche gli inglesi, gli americani e perfino gli spagnoli con la mitica e ormai tristemente perduta Hispano-Suiza.

Ora la domanda è una sola

Fino a quando dobbiamo sopportare questo declino indotto dal cretinismo (irresponsabile e distruttore di sacrosanti posti di lavoro) di sedicenti classi dirigenti che ci stanno portando al collasso definitivo? La rincorsa allo sviluppo tecnologico è un fattore umano ben comprensibile, ma laddove sia ormai palesemente degenerato in danno materiale erga omnes invece che in progresso, quanto ancora ce lo dobbiamo sorbire?

Il petrolio inquina, le batterie elettriche inquinano persino peggio a causa dei disastri ecologici per la escavazione delle materie prime necessarie e soprattutto per i consumi energetici correlati, ma la locomotiva deve continuare a correre incontro al burrone per andarsi a sfasciare, WHATEVER IT TAKES. Forse sarebbe anche ora di dire basta. Il MEGASUV in salsa cantonese con le TV multiple che calano dalla plafoniera per far divertire nidiate di bimbini (che nessuno per altro fa più, nemmeno in Cina e tra un po’ neanche in Africa) son giocattolini divertentissimi, per carità, ma sinceramente preferiamo praticamente tutti la Panda prima serie a forma di scatoletta: inarrestabile, economica, meno glamour della mitica 500, ma più versatile e spaziosa e possiamo dire? Rispetto alla maggioranza dei bidoni della spazzatura a 4 zampe di nuova immatricolazione odierna, anche esteticamente era un capolavoro di arte moderna.

Non si tratta di pauperismo

Qui non si tratta di pauperismo, di “decrescita felice”, di mero passatismo o di altre romantiche boiate; qui si tratta di prodotti vendibili. Nessuno vorrebbe una condanna di sapore papalino dei modelli sempre più high-tech: qui la questione è di tornare a fare auto popolari e di solida qualità.

Per fare un paragone non poi così improprio, quando la industria orologiera (che è un asset importante ad esempio per due importanti paesi come Svizzera e Giappone, pur tanto diversi tra loro) fu in crisi negli anni Settanta proprio per mano della tecnologia giapponese che aveva abbassato i costi e i prezzi (abbassato, non skyrockettato), gli svizzeri risposero con la produzione dello Swatch: un orologio svizzero relativamente low cost, semplice, affidabile eppure anche modaiolo. Il successo fu enorme. Viceversa la risposta degli europei al sorpasso orientale sulla supremazia stavolta è copiarli e pure facendo finta di no. Evidentemente non può funzionare e non sta funzionando.


La verità è che il paradigma va riportato al suo punto di origine, pena la possibilità sempre più concreta e celere di una autentica estinzione.

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Lapo Mazza Fontana

Guest Contributor LamiaFinanza.it

Con una decennale esperienza nei settori di analisi politica interna ed internazionale, analisi militare e geostrategica, ha diretto testate nel settore Automotive e Arti marziali/Sport da combattimento.
Dopo la pubblicazione di romanzi e saggi storici per le maggiori case editrici italiane e la collaborazione con alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane ed europee, tra cui La Voce di Montanelli, il ViviMilano del Corriere della Sera, l'International Herald Tribune e il The Guardian, oggi la sua carriera è caratterizzata dal focus per l'impatto della tecnologia in generale, della robotica e dell'Intelligenza Artificiale sul settore militare, sui mercati internazionali e sulla società occidentale nel suo complesso.

Areas of Expertise: Internationl, automotive, geopolitics
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