Zecchi e Albertini, una discesa in campo dal sapore futurista: «Rivogliamo la nostra Milano» nel 2027

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Al Circolo De Amicis prende forma l’ipotesi di una candidatura civica per il 2027. Il professore guarda alla modernità, l’ex sindaco richiama un’esperienza amministrativa che ha segnato la città. Sullo sfondo, la nostalgia per una Milano che molti vorrebbero ritrovare.

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di Jo D’Ambrosio —

C’è una Milano che corre verso il futuro e un’altra che, ogni tanto, si volta indietro per cercare le proprie radici. È da questo incontro tra memoria e modernità che nasce la proposta politica presentata ieri sera al Circolo De Amicis: una possibile candidatura di Stefano Zecchi a sindaco di Milano, con Gabriele Albertini al suo fianco, nel ruolo di vicesindaco.

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Una discesa in campo dal sapore un po’ futurista, come se l’ambizione fosse quella di rimettere in movimento una città che, secondo i promotori, ha bisogno di ritrovare una direzione. Non una candidatura esclusivamente politica, ma un progetto «ibrido, tra il civico e il politico», come lo ha definito lo stesso Zecchi, sostenuto da realtà territoriali come Milano in Circolo, LaNostraMilano e I Repubblicani.

Il richiamo è a una stagione amministrativa che ha visto Albertini alla guida di Milano dal 1997 al 2006 e Zecchi assessore alla Cultura nella sua seconda giunta. Un’esperienza che i promotori vorrebbero riprendere, non per fermare le lancette dell’orologio, ma per riaprire un confronto sul futuro della città.

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«Milano è la modernità», afferma Zecchi, che invita a non considerare le liste civiche come realtà di secondo piano. «Queste realtà arrivano da anni di lavoro e di conoscenza del territorio: il nostro è quindi un progetto democratico esteso».

Il professore non nasconde le proprie perplessità sul ruolo dei partiti nella scelta del candidato per le elezioni del 2027. «La locomotiva d’Italia dovrebbe esprimere una classe dirigente, pronta per costruire un progetto e invece sembra che non sia così». Da qui l’intenzione di sparigliare le carte, proponendo un percorso che parta dal territorio e provi a superare le logiche delle decisioni calate dall’alto.

La nostalgia per una Milano diversa

Ma al De Amicis non si parla soltanto di politica. C’è anche un sentimento che attraversa il dibattito: la nostalgia per una Milano diversa, quella in cui il lavoro, le relazioni, la voglia di fare e la capacità di immaginare il domani sembravano appartenere a un’unica identità cittadina.

È il sentimento che richiama il titolo del libro di Albertini, Rivogliamo la nostra Milano: parole che evocano il desiderio di recuperare un legame con la città, con il suo carattere e con quella capacità di trasformarsi senza perdere sé stessa.

Perché la nostalgia, quando non diventa rimpianto sterile, può essere anche una domanda rivolta al presente. Che cosa è rimasto di quella Milano? E soprattutto, che cosa vorremmo diventasse?

Zecchi e Albertini ripartono da qui, proponendo una visione che intreccia l’esperienza del passato con la ricerca di una nuova stagione amministrativa. Resta da capire quale spazio troverà questa iniziativa nel panorama del centrodestra e quale confronto saprà aprire con le altre proposte per la città.

Una città non può vivere soltanto di ricordi, ma non dovrebbe nemmeno dimenticare ciò che l’ha resa grande. La sfida è trasformare la nostalgia in idee, l’esperienza in futuro e l’amore per Milano nella capacità concreta di immaginarla ancora protagonista. Perché una città non è soltanto fatta di strade, palazzi e cantieri: è fatta soprattutto dalle persone che la vivono e dal futuro che scelgono di costruire insieme.

Jo D’Ambrosio

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