Al Lirico di Milano il Grande Gatsby – The Show
di Chiara Pedretti —
Nello storico, aperto nel 1717 come Teatro Regio Ducale, Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano arriva in prima nazionale Il Grande Gatsby – The Show.

Tratto dal romanzo del 1925 di Francis Scott Fitzgerald, ambientato a New York nel 1922, è il più acuto ritratto dell’anima dell’età del jazz, con le sue contraddizioni, il suo vittimismo e la sua tragicità. La storia, che seguendo la tecnica di Henry James viene raccontata da uno dei personaggi, narra la tragedia del mito americano che aveva retto il paese dai tempi dello sbarco a Plymouth Rock e può essere considerata l’autobiografia spirituale di Fitzgerald che, ad un certo punto della sua vita, chiuso con l’alcolismo e con la vita da playboy, voleva capire quali fossero stati gli ostacoli che avevano fatto inabissare la sua esistenza.
L’adolescente James Gatz, figlio di poveri contadini del Nord Dakota, fugge dalla famiglia convinto di poter trasformare sé stesso e costruirsi una nuova identità. Incontra il ricco proprietario di uno panfilo, Mr Dan Cody che, grato perché il giovane lo aveva avvertito della presenza di uno scoglio che avrebbe potuto far affondare la sua imbarcazione, lo assume; James, che adotta lo pseudonimo Jay Gatsby, viene inviato a Louisville per un addestramento militare e lì si innamora di Daisy Fay, un’affascinante ereditiera che lo ricambia; quando Gatsby è in procinto di partire per la Prima Guerra Mondiale, si giurano eterna fedeltà; viene poi a sapere che Daisy ha sposato un famoso giocatore di polo di Chicago, Tom Buchanan, e giura di riconquistarla.
Fatta definitivamente propria l’identità di Jay Gatsby, tornato negli Stati Uniti e diventato ricco grazie al contrabbando e ad altre attività illecite, compra un’enorme villa situata esattamente di fronte alla casa dove Daisy trascorre le estati con il marito Tom. Nick Carraway, che nel romanzo ha funzione di narratore, esprime la visione di un mondo opposto a quello di Gatsby: conformista, moralista e puritano, ha un tranquillo, anche se non molto redditizio, lavoro in borsa, e rappresenta un mondo opposto a quello di Gatsby. Il matrimonio di Daisy e Tom non ha solide basi: Tom ha un’amante. Gatsby racconta a Nick che egli era di famiglia agiata e che i suoi sono ormai tutti morti; che è stato allevato in America e educato a Oxford, che ha viaggiato e che ha partecipato alla guerra diventando maggiore. Egli mostra a Nick la medaglia con cui è stato decorato e una fotografia di Oxford presa al “Trinity Quad”, convincendolo così che quanto sta dicendo sia la verità: in quell’occasione Gatsby gli dice che ha intenzione di chiedergli un grande favore: incontrare Daisy a casa sua. Il caso vuole che l’amante di Tom venga investita dalla macchina di Gatsby guidata da Daisy che non si ferma e prosegue la sua corsa; il marito viene a sapere da Tom che la macchina che l’aveva investita era guidata da Gatsby, si reca lui e lo uccide.
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Un set da locale anni Venti, con l’orchestra dal vivo, diretta da Roberto Tubaro, su un soppalco che domina il palco, che fa la differenza, vede una compagnia di danzatori di ottimo livello diretti e coreografati da Enrique Gasa Valga, che porta in scena una versione scintillante del classico di F. Scott Fitzgerald. Questa produzione ci dà un’esperienza visiva ed emotiva che unisce l’eleganza degli anni Venti al linguaggio innovativo della danza contemporanea. Con un libretto scritto dallo stesso Enrique Gasa Valga con Birgit Edelbauer-Heiss, lo spettacolo trasporta il pubblico nel cuore dei ruggenti anni Venti americani attraverso un linguaggio scenico che fonde danza, teatro e musica. Lontano dall’essere un adattamento letterario tradizionale, lo spettacolo reinventa la storia come una coreografia emotiva su desiderio, ossessione e il vuoto del sogno americano. Jay Gatsby, circondato da ricchezza, mistero e feste spettacolari, viene qui ritratto come una figura tragica, accecata da un’illusione romantica che non è mai esistita davvero. Il suo mondo fatto di eccessi e apparenze crolla al ritmo di swing e jazz, attraverso una narrazione visiva precisa, dinamica e profondamente umana. La struttura segue una drammaturgia chiara e accessibile, dal punto di vista di Nick Carraway, testimone dell’ascesa e caduta di Gatsby fra classici jazz e composizioni originali.
Locke Venturato, direttamente dall’Australia, è un Gatsby versatile, che danza e canta, bravo e nel ruolo, che accompagna una bellissima Camilla Danesi come Daisy, dalle linee pulite e precise. La nostra preferenza va a Matthew Humpreys che impersona Nick, il narratore: bellissimo, pulitissimo, con un movimento puro e preciso, un sorriso contagioso ed una grande tecnica. Tutto il corpo di ballo è all’altezza, le coreografie molto tradizionali ma sempre belle da vedere, soprattutto se interpretate al meglio; è praticamente tutto danzato, un grande lavoro che tiene i danzatori in scena praticamente sempre. Bella la complicità con l’orchestra e la padronanza del palco. Da vedere.
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