Manovra, stop alla tassa italiana da 2 euro sui piccoli pacchi. Ma su Temu e Shein arriva la stretta europea

Addio alla tassa italiana da 2 euro sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra-Ue. La nuova Manovra di bilancio ha infatti previsto la cancellazione del contributo sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro, che avrebbe dovuto entrare in vigore all’inizio del 2026 dopo una serie di rinvii. Al suo posto si applicherà il nuovo quadro normativo europeo in materia doganale.
La novità, tuttavia, non significa un allentamento dei controlli sugli acquisti online. Dal 1° novembre entrano infatti in vigore le nuove commissioni europee per la gestione dei piccoli pacchi acquistati sul web, con particolare attenzione alle spedizioni provenienti dalla Cina e alle grandi piattaforme dell’e-commerce come Shein e Temu.
La tassa italiana sui pacchi non entrerà mai in vigore
A sancire la cancellazione del contributo è l’articolo 30 della nuova Manovra, che elimina il prelievo nazionale sulle spedizioni di valore non superiore a 150 euro. La decisione viene motivata con la necessità di coordinare la normativa italiana con le nuove disposizioni europee.
Introdotta appena un anno fa, la tassa da 2 euro non è mai stata concretamente applicata. Il debutto, inizialmente previsto per l’inizio del 2026, era stato rinviato per ben quattro volte, soprattutto per gli effetti che la misura avrebbe potuto avere sugli acquisti effettuati attraverso i grandi marketplace cinesi.
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Dopo una lunga serie di slittamenti, il contributo nazionale viene dunque definitivamente accantonato, senza essere mai arrivato alla fase operativa.
Quanto perde lo Stato con la cancellazione del contributo
L’eliminazione della tassa italiana si inserisce nel nuovo assetto doganale europeo, che prevede una diversa ripartizione degli oneri legati ai controlli sulle merci. La relazione illustrativa della Manovra richiama proprio il nuovo Codice doganale Ue, destinato a ridefinire anche la gestione dei costi amministrativi delle dogane.
La rinuncia al prelievo comporta una revisione delle entrate previste per le casse pubbliche. Secondo le stime aggiornate contenute nella relazione tecnica, il mancato gettito ammonta a 91,3 milioni di euro all’anno.
Di questi, 61,7 milioni deriverebbero dalle spedizioni che sarebbero state potenzialmente assoggettate al contributo italiano. La parte restante, pari al 7,6% secondo le stime riportate, è riconducibile agli effetti dell’aumento dei prezzi.
La stretta europea su Temu e Shein
Se l’Italia rinuncia alla propria tassa, a livello europeo si procede invece nella direzione opposta. Dal 1° novembre scattano infatti nuove commissioni di gestione da 2 euro sui piccoli pacchi acquistati online, che si aggiungono al dazio forfettario di 3 euro introdotto a luglio per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro.
Una stretta che punta soprattutto a contenere il flusso di merci a basso costo provenienti dai Paesi extra-Ue, con particolare riferimento alla Cina e alle piattaforme di commercio elettronico come Shein e Temu.
L’obiettivo è duplice: da una parte contrastare la crescente circolazione di prodotti a basso prezzo, dall’altra coprire i maggiori costi amministrativi e operativi sostenuti dalle autorità doganali, chiamate a gestire un volume sempre più elevato di spedizioni legate agli acquisti online.
I primi effetti del dazio europeo: pacchi in calo del 60%
I primi dati diffusi dalla Commissione europea sembrano indicare un effetto significativo delle nuove misure. Dopo l’introduzione, a luglio, del dazio forfettario di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro, nei tre mesi successivi è stata registrata una riduzione media superiore al 60% nell’Ue dei pacchi dichiarati nei sistemi doganali.
Un dato che potrebbe rappresentare un primo segnale dell’efficacia della stretta europea, pensata per riequilibrare le condizioni di concorrenza nel commercio online e rendere più sostenibile la gestione delle spedizioni internazionali.
La tassa italiana da 2 euro esce quindi definitivamente di scena, ma il quadro per gli acquisti online dall’estero resta destinato a cambiare: la partita sui piccoli pacchi si sposta da Roma a Bruxelles.
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