Il debito Emergente non teme la Fed

Paul Murray John -

E’ da più di un anno che registriamo importanti afflussi in diversi segmenti del debito emergente. Nonostante, l’intensa ma passeggera, inversione di tendenza osservata in concomitanza dell’elezione di Trump, gli afflussi hanno recuperato velocemente.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Il recente successo dell’Argentina nell’annunciare ed emettere in meno di 24 ore 2,75 miliardi di debito a 100 anni, denominato in dollari, testimonia l’attuale entusiasmo degli investitori per il rischio degli Emergenti e ci ricorda del periodo precedente al famoso “Taper Tantrum” degli Stati Uniti del maggio 2013, quando la Fed ha annunciato per la prima volta che avrebbe cominciato a ridurre il programma di quantitative easing. Ci si chiede dunque se i futuri rialzi dei tassi negli USA avranno un simile impatto anche nell’immediato futuro: noi abbiamo qualche dubbio.

Certamente in questa ripresa economica globale c’è un rischio implicito, ovvero la risposta delle Banche Centrali delle principali economie sviluppate qualora ci fossero segnali di una crescente inflazione. Tuttavia, a oggi l’inflazione sembra contenuta in tutto il mondo, anche negli USA, che si trovano al momento nella fase più matura del ciclo economico. Gli USA sono al momento nel processo di aumento dei tassi di interesse in risposta al basso tasso di occupazione e al desiderio di controllare il rischio di avere un’inflazione al di sopra del target. Detto ciò, politiche monetarie espansive continuano nell’Eurozona e in Giappone e dovrebbero tenere bassi i rendimenti delle obbligazioni dei Paesi sviluppati e sostenere l’incentivo per gli investitori ad investire in obbligazioni Emergenti.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

I fattori strutturali di lungo termine che rendono il debito emergente un investimento interessante possono essere sintetizzati come la commistione di risparmio domestico e politiche economiche responsabili. Questi due trend si sono sviluppati insieme e si rinforzano reciprocamente. Per capire la loro importanza nel supportare il caso d’investimento nel debito emergente, è necessario considerare che, se inizialmente questo mercato era dominato da obbligazioni in valuta forte, oggi i titoli in valuta locale hanno guadagnato pari importanza e adesso, a nostro avviso, sono anche più interessanti.

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Nel complesso, quindi, crediamo che ci siano elementi di supporto di medio periodo, sia esterni sia domestici. E i rischi, che non mancano, sono più che altro specifici di alcuni Paesi Emergenti. Nel lungo periodo, invece, riscontriamo due rischi esogeni meritevoli di considerazione. In primo luogo, la Cina, che ha recentemente visto un downgrade del rating ad A1 da parte di Moody’s per via dell’eccessivo ritmo di creazione di debito e della contestuale diminuzione del potenziale di crescita. Nel lungo periodo, però, la Cina andrà incontro più probabilmente a un lento e continuo declino dell’attività economica che impatterà i mercati finanziari domestici ma che difficilmente porterà a una crisi.

Il secondo rischio è rappresentato, invece, dall’abdicazione degli USA dal loro ruolo di leader globale. Gli USA manterranno ancora a lungo il ruolo di principale potenza mondiale ma, con Trump al potere, è chiaro che il Paese non assumerà un ruolo di guida nello sviluppo globale e nell’apertura del commercio e dei mercati.

Attualmente preferiamo investire nel debito Emergente in valuta locale rispetto a quello in valuta forte in quanto crediamo ci sia un vantaggio a livello di valutazioni. Inoltre, ci aspettiamo che mostrino una relativa sovraperformance in quanto l’intera asset class del debito Emergente sta performando bene, sia per via del beta storicamente elevato sia perché è improbabile che il dollaro si rafforzi ulteriormente con la Fed che incontrerà sempre più ostacoli nel proseguire il piano delineato di rialzo dei tassi a causa della bassa inflazione. In particolare, nei bond in valuta forte vediamo meno valore rispetto agli omologhi in valuta locale, come appare evidente con alcuni Paesi asiatici, perché gli spread sulle obbligazioni in dollari rispetto ai Treasury sono estremamente ristretti anche su base storica.


Paul Murray John – Portfolio Manager del Team Global Fixed Income Macro – Robeco

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