Cina: stabilizzazione dei dati economici, ma non c’è una vera svolta

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Nei dati economici cinesi si intravede almeno una certa stabilizzazione, ma per ora niente di più. La crescita economica dovrebbe scendere ben al di sotto del 6% nel prossimo anno. Non è affatto certo, se quest’anno sarà possibile mantenere il numero 6 prima della virgola.

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Le conseguenze della ridotta crescita del credito e del contenimento del sistema bancario ombra continuano a farsi strada nell’economia. Ora che gli investimenti nelle fabbriche e nelle infrastrutture non aumentano più così rapidamente come negli anni precedenti, anche i tassi di crescita dei redditi della popolazione sono in calo. Entrambi sono conseguenze inevitabili della svolta nella politica economica e di per sé hanno poco a che fare con la guerra commerciale. È, tuttavia, molto utile che la produttività dell’economia cinese continui a crescere in modo abbastanza solido. Insieme agli investimenti finanziati dal credito è l’altra fonte centrale per redditi più elevati.

Dopo che all’inizio di agosto lo yuan ha superato per la prima volta dal 2008 la soglia di sette yuan per dollaro USA, ha gradualmente continuato a svalutarsi, ma non (ancora) in modo drammatico e per ora il tutto sembra ancora abbastanza
controllato.

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Le proteste a Hong Kong continuano, cambiano però carattere e obiettivi

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Intanto, le proteste di massa a Hong Kong continuano anche dopo il ritiro definitivo della controversa legge sull’estradizione. Si stanno trasformando sempre più in un movimento generale contro l’influenza della Cina su Hong Kong. Il fatto che vengano sventolate sempre più bandiere britanniche e americane e che si chieda la “liberazione” e la “democratizzazione” da parte dell’ex potenza coloniale e degli USA non dovrebbe suscitare molta simpatia tra gli abitanti della Cina continentale, anche senza la macchina propagandistica di Pechino. Inoltre, non manca una certa ironia, perché anche sotto il dominio britannico non ci sono mai state autodeterminazione o libere elezioni a Hong Kong.

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Per quanto riguarda l’impatto economico, Pechino dovrebbe vedere la situazione con tranquillità: La quota di Hong Kong sulla produzione economica cinese è di poco più del 3%, rispetto al 33% circa di 20 anni fa.

Le azioni cinesi hanno ceduto ad agosto, i corsi delle azioni H di Hong Kong (- 5,5%) hanno perso più delle azioni A sul continente (-1,6%).

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

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